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Monumentos architetònicos

Monumentos architetònicos

Monumentos architetònicos

La Sardegna possiede un ricco e variegato patrimonio monumentale dislocato in contesti urbani e rurali, da scoprire, conoscere, salvaguardare e valorizzare.

La tipologia è diversificata in base al periodo storico e alla natura laica o ecclesiastica del monumento.

Con la cristianizzazione sorsero le prime chiese bizantine a pianta cruciforme cupolata. Nel Medioevo, durante l’età giudicale fiorirono le chiese romaniche, accompagnate e poi sostituite da quelle gotico-italiane, gotico-catalane, manieriste, barocche e tardobarocche, neoclassiche, fino alle architettura del dopoguerra.

In parallelo, nell’ambito dell'architettura civile, vennero costruiti castelli, case e palazzi dimore dell'aristocrazia laica ed ecclesiastica o strutture militari come le torri costiere, innalzate per la difesa dell'isola dalle incursioni barbaresche.

L'età compresa fra l'Unità d'Italia e la ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale è caratterizzata dall'allineamento sempre più marcato dell'architettura isolana alle tendenze internazionali, con risultati che vanno dagli edifici storicisti del primo Novecento a quelli razionalisti del regime fascista, alle realizzazioni di alcuni dei più significativi architetti contemporanei.

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Villanovaforru, Museo Archeologico Genna Maria

È il primo museo civico della Sardegna. Inaugurato nel 1982, ha sede nell’elegante palazzina ottocentesca del Monte di Soccorso, che fu la banca del grano a cui facevano riferimento gli agricoltori locali. Il piano terra ospita reperti dallo scavo del vicino complesso nuragico di Genna Maria, intrapreso a partire dal 1969 e in particolare, è esposto l’intero corredo della casa più grande del villaggio, detta “a corte centrale”, i cui ambienti hanno restituito numerosissimi manufatti di vario genere, che testimoniano le attività quotidiane  dell’insediamento (risalente all’Età del Ferro, X-VIII sec. a.C.), abbandonato a causa di un devastante incendio e mai più ripopolato. Interessanti video tridimensionali, mostrano l’evoluzione del complesso nuragico, mentre una sezione tattile, è d’ausilio alla visita degli ipovedenti. Il piano superiore si compone di varie sale, tra le quali, quella dedicata alla Marmilla, ovvero al territorio in cui è ubicato il paese di Villanovaforru; le sue vetrine espongono reperti dal proto nuraghe sito sulla Giara di Gesturi e corredi funerari da diverse tombe di giganti, tra le quali, Su Quaddu de Nixias, in territorio di Lunamatrona, che è l’unica tomba a stele di tutto il sud della Sardegna e Sa Domu de s’Orcu, sulla Giara di Siddi, la quale essendo tuttora intatta, è tra i più monumentali edifici funerari della civiltà nuragica. Sono inoltre esposti i più antichi reperti rinvenuti in Marmilla, provenienti da una domus de janas di Siddi, risalente al periodo Monte Claro (2500 a. C. circa). Un’altra sala è dedicata al villaggio di Pinn’e Maiolu, situato nell’immediata periferia del paese; l’insediamento, in fase di valorizzazione, è al momento l’unico esempio di gestione idrica del periodo nuragico, ad uso civile, testimoniata da una serie di canalette che attraversano vari ambienti.      Nella sala punico-romana, vi è il ricchissimo corredo votivo rinvenuto all’interno del nuraghe Genna Maria, risalente al periodo in cui il monumento fu riconvertito in luogo di culto, in onore di divinità agrarie; tra gli oggetti, centinaia di monete e lucerne e alcuni piccoli manufatti in oro, argento e bronzo. Una piccola collezione di macine e reperti d’uso domestico e funerario provenienti da varie località, completano l’esposizione, mentre l’ultima saletta è dedicata al periodo medioevale. Perché è importante visitarloLa scelta espositiva dei reperti esalta il rapporto tra gli oggetti d'uso e gli ambienti di rinvenimento, ricostruendo la vita all'interno di un insediamento di tremila anni fa.Tra i reperti fittili più significativi, gli strumenti di dominio del fuoco quali, fornelli portatili, portabraci, alari, coppe di cottura sostitutive del forno. Le brocchette askoidi si confrontano con reperti analoghi rinvenuti nella Toscana marittima, a Creta e (frammentari) in altre località del Mediterraneo (Cartagine) e della Costa Atlantica (Cadice), mentre i vasi piriformi, simili a quelli rinvenuti nel pozzo sacro di Sant’Anastasia a Sardara, introducono nel mondo cultuale. Iconiche le pintadere, stampi in terracotta per la decorazione del pane, rinvenute in quattro esemplari, all’interno del villaggio di Genna Maria. Particolari i grandi ziri, che fungevano da dispense alimentari, restaurati “ab antiquo” con grappe di piombo nelle quali sono rimaste impresse le impronte dei tessuti di lino, che richiamano una delle attività femminile, la tessitura, ricordata dalla riproduzione di un telaio, secondo i modelli adottati nella preistoria.

Leggi tutto Leggi tutto È il primo museo civico della Sardegna. Inaugurato nel 1982, ha sede nell’elegante palazzina ottocentesca del Monte di Soccorso, che fu la banca del grano a cui facevano riferimento gli agricoltori locali. Il piano terra ospita reperti dallo scavo del vicino complesso nuragico di Genna Maria, intrapreso a partire dal 1969 e in particolare, è esposto l’intero corredo della casa più grande del villaggio, detta “a corte centrale”, i cui ambienti hanno restituito numerosissimi manufatti di vario genere, che testimoniano le attività quotidiane  dell’insediamento (risalente all’Età del Ferro, X-VIII sec. a.C.), abbandonato a causa di un devastante incendio e mai più ripopolato. Interessanti video tridimensionali, mostrano l’evoluzione del complesso nuragico, mentre una sezione tattile, è d’ausilio alla visita degli ipovedenti. Il piano superiore si compone di varie sale, tra le quali, quella dedicata alla Marmilla, ovvero al territorio in cui è ubicato il paese di Villanovaforru; le sue vetrine espongono reperti dal proto nuraghe sito sulla Giara di Gesturi e corredi funerari da diverse tombe di giganti, tra le quali, Su Quaddu de Nixias, in territorio di Lunamatrona, che è l’unica tomba a stele di tutto il sud della Sardegna e Sa Domu de s’Orcu, sulla Giara di Siddi, la quale essendo tuttora intatta, è tra i più monumentali edifici funerari della civiltà nuragica. Sono inoltre esposti i più antichi reperti rinvenuti in Marmilla, provenienti da una domus de janas di Siddi, risalente al periodo Monte Claro (2500 a. C. circa). Un’altra sala è dedicata al villaggio di Pinn’e Maiolu, situato nell’immediata periferia del paese; l’insediamento, in fase di valorizzazione, è al momento l’unico esempio di gestione idrica del periodo nuragico, ad uso civile, testimoniata da una serie di canalette che attraversano vari ambienti.      Nella sala punico-romana, vi è il ricchissimo corredo votivo rinvenuto all’interno del nuraghe Genna Maria, risalente al periodo in cui il monumento fu riconvertito in luogo di culto, in onore di divinità agrarie; tra gli oggetti, centinaia di monete e lucerne e alcuni piccoli manufatti in oro, argento e bronzo. Una piccola collezione di macine e reperti d’uso domestico e funerario provenienti da varie località, completano l’esposizione, mentre l’ultima saletta è dedicata al periodo medioevale. Perché è importante visitarloLa scelta espositiva dei reperti esalta il rapporto tra gli oggetti d'uso e gli ambienti di rinvenimento, ricostruendo la vita all'interno di un insediamento di tremila anni fa.Tra i reperti fittili più significativi, gli strumenti di dominio del fuoco quali, fornelli portatili, portabraci, alari, coppe di cottura sostitutive del forno. Le brocchette askoidi si confrontano con reperti analoghi rinvenuti nella Toscana marittima, a Creta e (frammentari) in altre località del Mediterraneo (Cartagine) e della Costa Atlantica (Cadice), mentre i vasi piriformi, simili a quelli rinvenuti nel pozzo sacro di Sant’Anastasia a Sardara, introducono nel mondo cultuale. Iconiche le pintadere, stampi in terracotta per la decorazione del pane, rinvenute in quattro esemplari, all’interno del villaggio di Genna Maria. Particolari i grandi ziri, che fungevano da dispense alimentari, restaurati “ab antiquo” con grappe di piombo nelle quali sono rimaste impresse le impronte dei tessuti di lino, che richiamano una delle attività femminile, la tessitura, ricordata dalla riproduzione di un telaio, secondo i modelli adottati nella preistoria.

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