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Palatzu de sa Provìntzia de Tàtari: Giuseppe Sciuti, "Allegoria de s'Istòria de Itàlia" (riprodutzione imprentada), de Catàlogu Natzionale BBCC

Partinde dae sa metade de su sèculu XIX tenet cumintzu su lentu protzessu de fràigu de un'arte girada a espressare sas peculiaridades de sa cultura sarda a s'internu de s'Itàlia unida.

Retratu de Umbertu I - Giuseppe Sartorio (1854-1922 ca.). Foto de Giovanni Pintori, de Catàlogu BBCC RAS
Articolo
S'arte sarda in s'Itàlia unida
Partinde dae sa metade de su sèculu XIX tenet cumintzu su lentu protzessu de fràigu de un'arte girada a espressare sas peculiaridades de sa cultura sarda a s'internu de s'Itàlia unida.
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"Fèminas de Sardigna", particulare, pintadu de Antonio Ortiz Echagüe (1883-1942). de Sardigna DL
Articolo
Pintores e iscultores a sa chirca de s'identidade sarda
In su cursu de su Noighentos, una bisione noa de s'ìsula, elaborada dae iscritores e artistas in parallelu a cuddas cronachistiche e figurativas de sos "biagiadores", at a resurtare a sa base de sa tzelebratzione de sos...
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Retratu de fèmina, particulare, pintadu de Filippo Figari (1885-1974). Foto de Pierluigi Dessì, de Catàlogu BBCC RAS
Articolo
Giuseppe Biasi e Filippo Figari
In una Sardigna chi, a s'incras de sa prima cuntierra mundiale, at a bìdere in manera drammàtica riesplodere su problema de s'autonomia regionale in s'àmbitu de sa situatzione de conflittualità non prus de pòpulos ma de...
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La città postunitaria

All'indomani dell'Unità d'Italia la conformazione urbana della Sardegna rivelava la sua struttura estremamente fragile per una serie di aspetti e problematiche. La gran parte della popolazione (80,5%) risiedeva nei piccoli comuni disseminati per tutta l'isola, mentre solo una minima parte (il restante 19,5%) nei centri più consistenti, soltanto i maggiori dei quali, Cagliari e Sassari, superavano i 5000 abitanti.Le mutate esigenze politico-economiche portarono, già dal 1836, a ripensare l'assetto amministrativo del territorio, motivo per cui Nuoro, Tempio Pausania e Ozieri furono insignite dal re Carlo Alberto del titolo di città. Si evidenziava in tal modo lo spostamento di interessi verso l'entroterra sassarese e il ruolo nevralgico a presidio delle Barbagie assegnato a Nuoro.Delle sette città regie di nomina aragonese infatti (Cagliari, Sassari, Alghero, Castelsardo, Bosa, Oristano, Iglesias) soltanto Iglesias, grazie al rinnovato impulso dell'industria estrattiva, da secoli risorsa principale del suo territorio, mostrava di saper rispondere alle esigenze del nuovo corso, mentre Castelsardo, isolata e con un ruolo marginale rispetto al passato, Alghero, meno idonea come porto rispetto a Porto Torres per i traffici con la penisola, Bosa, situata in una posizione disagevole nei confronti di Macomer rispetto alla viabilità della Strada Reale "Carlo Felice" e della linea ferroviaria, mostravano evidenti segni di crisi.Nonostante l'esigua quantità di popolazione nelle città, per un numero totale di residenti nell'intera isola di circa 609.000 unità, si facevano sempre più pressanti nuove necessità.Con la riforma dei Consigli civici (1836), che prevedeva l'istituzione di un Consiglio degli Edili, preposto alla salvaguardia della cura, del decoro e della salubrità dei centri urbani, si determinava un'attenzione fino ad allora sconosciuta ad un nuovo modo di vivere la città stessa, che affondava le sue radici nella "idea della magnificenza civile", veicolata dalla rivoluzione napoleonica, e arrivata nell'isola soltanto in piena Restaurazione.Si profilava pertanto la duplice necessità di dare all'assetto urbano un ordine riguardo al costruito, con il presupposto di un rapporto nuovo tra amministrazione pubblica e privati, e di fornire efficienti e nuovi servizi per la collettività, quali il cimitero, il mercato, l'ospedale, il teatro, il mattatoio, ai quali si sarebbero affiancate nella seconda metà del secolo le scuole e la stazione ferroviaria.

Leggi tutto Leggi tutto All'indomani dell'Unità d'Italia la conformazione urbana della Sardegna rivelava la sua struttura estremamente fragile per una serie di aspetti e problematiche. La gran parte della popolazione (80,5%) risiedeva nei piccoli comuni disseminati per tutta l'isola, mentre solo una minima parte (il restante 19,5%) nei centri più consistenti, soltanto i maggiori dei quali, Cagliari e Sassari, superavano i 5000 abitanti.Le mutate esigenze politico-economiche portarono, già dal 1836, a ripensare l'assetto amministrativo del territorio, motivo per cui Nuoro, Tempio Pausania e Ozieri furono insignite dal re Carlo Alberto del titolo di città. Si evidenziava in tal modo lo spostamento di interessi verso l'entroterra sassarese e il ruolo nevralgico a presidio delle Barbagie assegnato a Nuoro.Delle sette città regie di nomina aragonese infatti (Cagliari, Sassari, Alghero, Castelsardo, Bosa, Oristano, Iglesias) soltanto Iglesias, grazie al rinnovato impulso dell'industria estrattiva, da secoli risorsa principale del suo territorio, mostrava di saper rispondere alle esigenze del nuovo corso, mentre Castelsardo, isolata e con un ruolo marginale rispetto al passato, Alghero, meno idonea come porto rispetto a Porto Torres per i traffici con la penisola, Bosa, situata in una posizione disagevole nei confronti di Macomer rispetto alla viabilità della Strada Reale "Carlo Felice" e della linea ferroviaria, mostravano evidenti segni di crisi.Nonostante l'esigua quantità di popolazione nelle città, per un numero totale di residenti nell'intera isola di circa 609.000 unità, si facevano sempre più pressanti nuove necessità.Con la riforma dei Consigli civici (1836), che prevedeva l'istituzione di un Consiglio degli Edili, preposto alla salvaguardia della cura, del decoro e della salubrità dei centri urbani, si determinava un'attenzione fino ad allora sconosciuta ad un nuovo modo di vivere la città stessa, che affondava le sue radici nella "idea della magnificenza civile", veicolata dalla rivoluzione napoleonica, e arrivata nell'isola soltanto in piena Restaurazione.Si profilava pertanto la duplice necessità di dare all'assetto urbano un ordine riguardo al costruito, con il presupposto di un rapporto nuovo tra amministrazione pubblica e privati, e di fornire efficienti e nuovi servizi per la collettività, quali il cimitero, il mercato, l'ospedale, il teatro, il mattatoio, ai quali si sarebbero affiancate nella seconda metà del secolo le scuole e la stazione ferroviaria.

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