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Fenìtziu-pùnica

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Stele fenìtziu-pùnica, museu F. Barreca, Santu Antiogu. Foto de Luigi Pietro Olivari, de Catàlogu BBCC RAS

Sas rafiguratziones propostas dae sas stele pùnicas sunt semper afferenti a sa dimensione religiosa. Tzipos e betili sunt interpretabili comente a rapresentatziones simbòlicas de sa divinidade, gasi comente divinidade deviant èssere fortzis fintzas unas cantas sas figuras umanas, mentras pro sas chi abarrant si devet pessare a rafiguratziones de figuras satzerdotales, comente a testimòniant sos ogetos propostos in assòtziu iconogràficu: tamburelli, copas pro libagione, su sìmbulu de sa dea Tanit.

Stele fenìtziu-pùnica, museu F. Barreca, Santu Antiogu. Foto de Luigi Pietro Olivari, de Catàlogu BBCC RAS
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Sas stele de Santu Antiogu
Sas stele pùnicas sunt repertos pertinentes a cuddos ispetzìficos ispàtzios sacros rispondenti a su nùmene de "tofet", sos logos in cales pro tempus meda s'est retentu si volgessero sacrifìtzios sambenosos de pipios, men...
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Le stele di Sant'Antioco

Le stele puniche sono reperti pertinenti a quegli specifici spazi sacri rispondenti al nome di "tofet", i luoghi in cui a lungo si è ritenuto si volgessero sacrifici cruenti di bambini, mentre oggi si va sempre più consolidando la convinzione che si trattasse di luoghi destinati alla sepoltura dei bambini nati morti o morti nei primissimi anni di vita.Tra le stele restituite dai centri punici della Sardegna, di particolare interesse sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo è il gruppo di quelle provenienti dalla città di Sulci, l'odierna Sant'Antioco. Gli archeologi Sabatino Moscati e Piero Bartoloni, tra i maggiori studiosi di questa tipologia di reperti, hanno organizzato il corpus sulcitano di stele in quattro grandi raggruppamenti cronologici:1) 550-450 a.C. Questo gruppo comprende le stele non figurate, come i cippi e i betili, e quelle con figure maschili raffigurate in maniera assai semplice, solitamente di profilo a braccia alzate; le donne sono invece raffigurate frontalmente, solitamente nude (con le mani al seno, gesto simbolicamente legato alla fecondità), più di rado vestite. In queste stele compaiono i primi inquadramenti egittizzanti.2) 450-350 a.C. A questo secondo gruppo appartengono stele in cui l'inquadramento egittizzante è assai più frequente ed elaborato nei dettagli. Sulle colonne compaiono i capitelli protoeolici; l'architrave appare spesso decorato con simboli astrali, come il disco solare o la falce di luna, sormontato frequentemente da un fregio di serpenti urei. Le raffigurazioni umane propongono immagini femminili ammantate, raffigurate in posizione frontale e in vari atteggiamenti: con un braccio piegato al petto e l'altro disteso su un fianco; oppure mentre reggono un fiore di loto e un disco, interpretato come immagine di tamburello presumibilmente impiegato durante le cerimonie rituali.3) 350-250 a.C. Il gruppo comprende un numero cospicuo di stele a forte connotazione grecizzante, determinata in particolar modo dall'inquadramento architettonico, che assume la conformazione di un vero e proprio tempietto greco con colonne laterali, architrave e frontone. Sul frontone viene di frequente collocato il disco solare e la falce di luna. All'interno del tempietto viene collocata la figura umana: immagini femminili ammantate, come nel gruppo precedente, o immagini non connotate sessualmente ammantate e reggenti il simbolo di Tanit (un triangolo sormontato da un cerchio).4) 250-I sec. a.C. A questo periodo, l'ultimo per quanto concerne la vita del tofet, appartengono stele più ridotte dimensionalmente, scolpite prevalentemente nel tufo verdastro o nel marmo e successivamente inserite in un grande blocco di arenaria al fine di conferire monumentalità all'insieme. I tipi grecizzanti sono ancora presenti, caratterizzati da una maggiore articolazione dei particolari: vediamo colonne con scanalature o pilastri ornati da una ricca decorazione di rosette a rilievo. Le figure umane sono ancora caratterizzate da manto e stola, reggono il "segno di Tanit" e, in taluni casi, tengono coppe per le libagioni.A questi raggruppamenti maggiori va infine associato un ultimo gruppo di piccole stele ad inquadramento curvilineo al cui interno troviamo raffigurati sempre degli animali: pecore, arieti e, solo in due casi, buoi o tori, visti di profilo.Le raffigurazioni proposte dalle stele sono sempre afferenti alla dimensione religiosa. Cippi e betili sono interpretabili come rappresentazioni simboliche della divinità, così come divinità dovevano essere presumibilmente anche alcune delle le figure umane, mentre per le restanti si deve pensare a raffigurazioni di figure sacerdotali, come testimoniano gli oggetti proposti in associazione iconografica: tamburelli, coppe per libagione, il simbolo della dea Tanit. Le raffigurazioni di animali, con ogni probabilità dovevano fare riferimento alle vittime sacrificali offerte alla divinità in occasione delle deposizione delle urne contenenti le ceneri dei bambini defunti.

Leggi tutto Leggi tutto Le stele puniche sono reperti pertinenti a quegli specifici spazi sacri rispondenti al nome di "tofet", i luoghi in cui a lungo si è ritenuto si volgessero sacrifici cruenti di bambini, mentre oggi si va sempre più consolidando la convinzione che si trattasse di luoghi destinati alla sepoltura dei bambini nati morti o morti nei primissimi anni di vita.Tra le stele restituite dai centri punici della Sardegna, di particolare interesse sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo è il gruppo di quelle provenienti dalla città di Sulci, l'odierna Sant'Antioco. Gli archeologi Sabatino Moscati e Piero Bartoloni, tra i maggiori studiosi di questa tipologia di reperti, hanno organizzato il corpus sulcitano di stele in quattro grandi raggruppamenti cronologici:1) 550-450 a.C. Questo gruppo comprende le stele non figurate, come i cippi e i betili, e quelle con figure maschili raffigurate in maniera assai semplice, solitamente di profilo a braccia alzate; le donne sono invece raffigurate frontalmente, solitamente nude (con le mani al seno, gesto simbolicamente legato alla fecondità), più di rado vestite. In queste stele compaiono i primi inquadramenti egittizzanti.2) 450-350 a.C. A questo secondo gruppo appartengono stele in cui l'inquadramento egittizzante è assai più frequente ed elaborato nei dettagli. Sulle colonne compaiono i capitelli protoeolici; l'architrave appare spesso decorato con simboli astrali, come il disco solare o la falce di luna, sormontato frequentemente da un fregio di serpenti urei. Le raffigurazioni umane propongono immagini femminili ammantate, raffigurate in posizione frontale e in vari atteggiamenti: con un braccio piegato al petto e l'altro disteso su un fianco; oppure mentre reggono un fiore di loto e un disco, interpretato come immagine di tamburello presumibilmente impiegato durante le cerimonie rituali.3) 350-250 a.C. Il gruppo comprende un numero cospicuo di stele a forte connotazione grecizzante, determinata in particolar modo dall'inquadramento architettonico, che assume la conformazione di un vero e proprio tempietto greco con colonne laterali, architrave e frontone. Sul frontone viene di frequente collocato il disco solare e la falce di luna. All'interno del tempietto viene collocata la figura umana: immagini femminili ammantate, come nel gruppo precedente, o immagini non connotate sessualmente ammantate e reggenti il simbolo di Tanit (un triangolo sormontato da un cerchio).4) 250-I sec. a.C. A questo periodo, l'ultimo per quanto concerne la vita del tofet, appartengono stele più ridotte dimensionalmente, scolpite prevalentemente nel tufo verdastro o nel marmo e successivamente inserite in un grande blocco di arenaria al fine di conferire monumentalità all'insieme. I tipi grecizzanti sono ancora presenti, caratterizzati da una maggiore articolazione dei particolari: vediamo colonne con scanalature o pilastri ornati da una ricca decorazione di rosette a rilievo. Le figure umane sono ancora caratterizzate da manto e stola, reggono il "segno di Tanit" e, in taluni casi, tengono coppe per le libagioni.A questi raggruppamenti maggiori va infine associato un ultimo gruppo di piccole stele ad inquadramento curvilineo al cui interno troviamo raffigurati sempre degli animali: pecore, arieti e, solo in due casi, buoi o tori, visti di profilo.Le raffigurazioni proposte dalle stele sono sempre afferenti alla dimensione religiosa. Cippi e betili sono interpretabili come rappresentazioni simboliche della divinità, così come divinità dovevano essere presumibilmente anche alcune delle le figure umane, mentre per le restanti si deve pensare a raffigurazioni di figure sacerdotali, come testimoniano gli oggetti proposti in associazione iconografica: tamburelli, coppe per libagione, il simbolo della dea Tanit. Le raffigurazioni di animali, con ogni probabilità dovevano fare riferimento alle vittime sacrificali offerte alla divinità in occasione delle deposizione delle urne contenenti le ceneri dei bambini defunti.

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