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Andreas Fridolin Weis Bentzon

Andreas Fridolin Weis Bentzon

Andreas Fridolin Weis Bentzon
Morra al matrimonio di Peppino Satta. Fotografia di Andreas Fridolin Weis Bentzon, primi del '900, da Sardegna DL

“Non passava certo inosservato quell’uomo di forte corporatura, alto e dai capelli biondi, che si aggirava per le strade di Ottana con un registratore in mano e a tracolla una macchina fotografica biottica, una rolleiflex 6x6, durante la settimana del Carnevale, nel 1958” (Il fotografo e la maschera di legno, 2013). L’uomo “di forte corporatura” è l’etnomusicologo e antropologo danese Andreas Fridolin Weis Bentzon, nato a Copenaghen nel 1936 e ivi spento prematuramente nel 1971. Tra gli anni Cinquanta e Settanta Bentzon trascorse lunghi periodi in Sardegna, soggiorni di ricerca sul campo dedicati inizialmente alle launeddas, poi più in generale rivolti all’osservazione e alla descrizione delle tradizioni, usi e strutture della società dell’entroterra sardo, in particolare del paese di Nule. Dopo studi di lingue, si iscrisse alla facoltà di Antropologia, completando il percorso universitario con un dottorato per poi iniziare a insegnare. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come uno studioso preparato e talentuoso, guidato da intuizioni e istinto, aperto e curioso, spesso molto coinvolto a livello personale, come dimostra il suo attaccamento alla Sardegna e ai suoi abitanti. Fin dai primi viaggi intorno alla metà degli anni Cinquanta, Bentzon mise a fuoco una metodologia che unisce osservazione sul campo, vita in comune con i soggetti dello studio, scrittura e registrazioni visive (attraverso fotografie e filmati) e sonore. D’altronde il rapporto tra gli studi di matrice antropologica e la fotografia si stava consolidando sempre di più per il forte valore documentario e di attestazione di verità e di presenza.

Nel 1962 in Sardegna, l'antropologo danese girà venti rulli di pellicola destinati a rimanere muti fino agli anni Novanta, quando il regista sardo Fiorenzo Serra li montò per comporre il documentario Is Launeddas. La musica dei sardi. Fin di primi viaggi inoltre scattò numerose fotografie e, dal 1965, questo compito venne prevalentemente affidato alla moglie Ruth Zedeler, la quale, pur non essendo una fotografa professionista e tantomeno un’antropologa, contribuì significativamente agli studi del marito realizzando una documentazione visiva di inaspettata raffinatezza e compilando schede dedicate al mondo femminile, per esempio al tema della tessitura, alle tradizioni dei fidanzamenti e dei matrimoni. I materiali frutto dei prolungati soggiorni nulesi tra il 1965 e il 1969 compongono oggi il Fondo Bentzon conservato dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE), ivi pervenuto come donazione da parte dell’Istituto di Etnologia e Antropologia dell’Università di Copenaghen, finalizzata molti anni dopo la morte dello studioso a seguito dell’interessamento e dell’intermediazione della scrittrice nuorese Maria Giacobbe, amica dei Bentzon. Si tratta di diverse migliaia di schede dattiloscritte in lingua inglese organizzate in Argomenti, Fonti e Anagrafiche, prodotte o raccolte dalla coppia e riordinate a Copenaghen dal gruppo di studenti del cosiddetto Nulengruppen, un piccolo gruppo di studenti che collaborò con Bentzon stesso. Il Fondo include manoscritti in sardo su tradizioni e avvenimenti del paese redatti da Michela Coloru, tessitrice e principale collaboratrice della coppia danese, che ospita nella sua casa di Nule. Completano il Fondo eterogeneo alcuni documenti originali inerenti alla vita sociale di Nule, come la contabilità della compagnia barracellare, e un prezioso corpus fotografico che documenta i viaggi della coppia in Italia. Se le scene di vita a Nule sono prevalenti, compaiono però alcuni altri luoghi dell’isola e addirittura località del continente come Venezia o la campagna pugliese della Valle d’Itria (per la maggior parte le fotografie di questi anni vanno attribuite a Ruth Zedeler Bentzon). Gli altri prodotti delle ricerche realizzate in Sardegna tra il 1958 e il 1962, comprendenti testi, fotografie e registrazioni sonore, sono conservati dall’Associazione Iscandula a Cagliari e sono stati parzialmente raccontati e pubblicati nei volumi editi dalla stessa Associazione a partire dai primi anni Duemila. Bentzon realizzò infatti una documentazione che non presenta la scaltrezza e la duttilità del reportage professionale, tuttavia è sostenuta da lucidità intellettuale, da una profonda conoscenza del territorio e dei suoi abitanti e una buona consapevolezza del mezzo fotografico cogliendo con sensibilità culturale e umana i tratti identitari della comunità.

Bibliografia
A. F. W. Bentzon, The Launeddas. A Sardinian Folk Music Instrument. Copenaghen, 1969.
A. Ricci, I suoni e lo sguardo. Etnografia visiva e musica popolare nell'Italia centrale e meridionale. Milano, Franco Angeli, 2007.
Nimbus. La Sardegna nelle fotografie di Andreas Fridolin Weis Bentzon. Cagliari, Iscandula, 2007.
C. Zene, Dialoghi nulesi. Nuoro, ISRE, 2009.
Ottana nelle fotografie e nei documenti raccolti da Andreas Fridolin Weis Bentzon, a cura di M. F. Pili. Cagliari, Iscandula, 2013.
Crais, a cura di D. Oliana. Cagliari, Iscandula, 2023.

 

Aggiornamento

8/9/2026 - 09:18

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