L'olio d'oliva è una delle produzioni più radicate nella cultura agraria e alimentare della Sardegna, ed è comune a tutte le civiltà mediterranee insieme alla vite e al grano. La produzione olearia in Sardegna restituisce la complessità del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, e dei saperi e delle tecniche con cui ha imparato a estrarre, conservare e impiegare i grassi vegetali.
Prima dello sfruttamento dell’olivo come risorsa, nell’isola si rintracciano altri oli di origine vegetale. Il più caratteristico è l’olio di lentisco, ricavato in Sardegna fino al XIX secolo per l’illuminazione e per usi medicinali e alimentari: testimonianza di una consuetudine applicata a diverse piante oleifere mediterranee, tra cui figura anche il mirto.
L’olivo coltivato si afferma più tardi, ma diventa col tempo uno dei tratti distintivi del paesaggio agrario isolano. Oggi è presente in modo pressoché uniforme nell'intero territorio regionale, con alcune aree particolarmente vocate: il Parteolla e il Campidano nel Sud, l'Oristanese al centro, l'Algherese e il Sassarese al Nord-Ovest, il Nuorese nell'interno. La superficie olivata è stimata in oltre 30.000 ettari, distribuiti tra pianura e collina.
Dopo una fase critica tra anni Sessanta e Settanta del Novecento, dovuta dalla minaccia della mosca olearia, l'olivicoltura sarda vive da decenni una stagione di sviluppo orientata alla qualità, culminata nel riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta (DOP) "Sardegna" per l'olio extravergine. A questo patrimonio produttivo si affianca un eccezionale lascito storico e naturalistico: olivastri e olivi monumentali, frantoi tradizionali, un fitto vocabolario di tradizioni legate all'olio.
Bibliografia
Olio sacro e profano. Tradizioni olearie in Sardegna e Corsica, a cura di M. Atzori e A. Vodret. Sassari, Edes, 1995.
T. Cossu, L’antica cultura dell’olio, in L’olio in Sardegna. Storia, tradizione e innovazione. Nuoro, Ilisso, 2013, pp. 11-34.
Olio extra vergine Sardegna. L’agroalimentare a marchio di qualità. Laore – Agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura, 2014.
L’area verde di S’Ortu Mannu si caratterizza come un oliveto monumentale storico, con una superficie attuale di circa 12–13 ettari. La sua origine risale al Medioevo, ma con precedenti possibili già in epoca romana o persino punica. Secondo alcuni studi, il sito conserva tracce archeologiche che suggeriscono l’esistenza di una villa romana e di un’attività olearia. Nel corso dei secoli XII–XIII l’olivicoltura fu rilanciata nell’area sotto l’impulso dei monaci benedettini, che impiantarono il primo nucleo dell’oliveto attuale. L’interesse per la coltura dell’olivo continuò poi durante il dominio pisano e, soprattutto, durante quello spagnolo, quando la popolazione fu incentivata ad innestare olivastri; ogni nuovo innesto garantiva la proprietà della pianta all’avente diritto, anche se il terreno era di un altro proprietario. Questo sistema ha creato nel tempo una peculiare situazione giuridica: la separazione tra la proprietà dell’albero e quella del suolo. Il sito è stato riconosciuto come monumento naturale dalla Regione Sardegna. L’area ospita oltre settecento esemplari di Olea europaea L., molti dei quali plurisecolari, innestati tra il XIV e il XVII secolo su olivastri preesistenti. Gli alberi, distanziati l’uno dall’ altro in modo regolare, si presentano con tronchi massicci, contorti e nodosi, che raggiungono talvolta circonferenze superiori ai dieci metri. Tra tutti spicca l’esemplare noto come “Sa Reina”, la “regina” dell’oliveto, il simbolo vivente del sito: ha un tronco di circa 16 metri di circonferenza e un’età stimata intorno ai 900 anni, uno tra gli ulivi più imponenti dell’intero bacino mediterraneo. Il complesso si colloca ai piedi della collina su cui si ergono i ruderi del castello medievale di Gioiosa Guardia (XII-XIII secolo), che domina il paesaggio e contribuisce a rendere il sito di straordinaria suggestione, in cui natura e storia si fondono in un unicum. La disposizione spaziosa degli alberi e l’assenza di sottobosco permettono una percezione nitida e continua delle forme scultoree dei tronchi, esaltando il carattere monumentale del luogo. Oggi l’oliveto conserva non solo un valore ambientale e paesaggistico, ma anche un significato identitario e comunitario, poiché gli ulivi continuano a essere coltivati e accuditi, mantenendo viva una tradizione secolare di produzione olearia e di fruizione collettiva. Aspetti d'interesseS’Ortu Mannu rappresenta un esempio unico di oliveto monumentale mediterraneo, con oltre 700 esemplari plurisecolari. L’insieme si distingue per l’eccezionale valenza scenografica data dalla monumentalità degli ulivi secolari, disposti in uno spazio unitario che conferisce al complesso l’aspetto di un museo a cielo aperto. Le forme contorte dei tronchi, con cavità e aperture naturali, assumono carattere scultoreo e conferiscono all’ambiente una forte componente plastica ed espressiva. La ripetizione regolare degli esemplari genera una sequenza visiva che guida lo sguardo in profondità, creando prospettive ritmate e suggestive. L’ampiezza delle chiome, che si stagliano contro lo sfondo della collina di Gioiosa Guardia, produce un contrasto tra la massa arborea e l’apertura del paesaggio circostante, accentuando il legame tra natura e storia. L’imponente ulivo denominato “Sa Reina” ha un tronco di circa 16 metri di circonferenza, un’età stimata intorno ai 900 anni, e si afferma come uno tra gli ulivi più imponenti dell’intero bacino mediterraneo. BibliografiaN. Dietzel Nelly, S'Ortu mannu e Sa reina. Nuoro, Ilisso, 2024.
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