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Olio extra vergine d'oliva. Foto di Elisabetta Messina, da Sardegna Digital Library

Olive oil production is deeply rooted in Sardinia’s agricultural and culinary culture, a tradition shared with other Mediterranean civilizations alongside viticulture and wheat farming. Olive oil production in Sardinia reflects the complex relationship between humanity and the environment, as well as the knowledge and techniques developed to extract, preserve, and utilize vegetable fats.

Before the olive tree was cultivated as a resource, other plant-based oils were used on the island. The most distinctive was lentisk oil, produced in Sardinia until the 19th century for lighting, medicinal, and culinary purposes—a practice applied to various Mediterranean oil-bearing plants, including myrtle.

Cultivated olive trees became established later but eventually became a defining feature of the island's agricultural landscape. Today, olive groves are found almost everywhere across the region, with certain areas being particularly well-suited to cultivation: Parteolla and Campidano in the south, the Oristano area in the center, the Alghero and Sassari areas in the northwest, and the Nuoro area in the interior. The total area dedicated to olive groves is estimated at over 30,000 hectares, spread across both plains and hills.

After a difficult period in the 1960s and 1970s caused by the threat of the olive fruit fly, Sardinian olive growing has enjoyed decades of quality-focused development, culminating in the granting of the "Sardegna" Protected Designation of Origin (PDO) status for extra virgin olive oil. This productive heritage is complemented by an exceptional historical and natural legacy: monumental wild and cultivated olive trees, traditional oil mills, and a rich array of traditions associated with olive oil.

 

Bibliography

Olio sacro e profano. Tradizioni olearie in Sardegna e Corsica, a cura di M. Atzori e A. Vodret. Sassari, Edes, 1995.
T. Cossu, L’antica cultura dell’olio, in L’olio in Sardegna. Storia, tradizione e innovazione. Nuoro, Ilisso, 2013, pp. 11-34.
Olio extra vergine Sardegna. L’agroalimentare a marchio di qualità. Laore – Agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura, 2014.

Insights

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Villamassargia, Parco Monumento Naturale S’Ortu Mannu

L’area verde di S’Ortu Mannu si caratterizza come un oliveto monumentale storico, con una superficie attuale di circa 12–13 ettari. La sua origine risale al Medioevo, ma con precedenti possibili già in epoca romana o persino punica. Secondo alcuni studi, il sito conserva tracce archeologiche che suggeriscono l’esistenza di una villa romana e di un’attività olearia. Nel corso dei secoli XII–XIII l’olivicoltura fu rilanciata nell’area sotto l’impulso dei monaci benedettini, che impiantarono il primo nucleo dell’oliveto attuale. L’interesse per la coltura dell’olivo continuò poi durante il dominio pisano e, soprattutto, durante quello spagnolo, quando la popolazione fu incentivata ad innestare olivastri; ogni nuovo innesto garantiva la proprietà della pianta all’avente diritto, anche se il terreno era di un altro proprietario. Questo sistema ha creato nel tempo una peculiare situazione giuridica: la separazione tra la proprietà dell’albero e quella del suolo. Il sito è stato riconosciuto come monumento naturale dalla Regione Sardegna. L’area ospita oltre settecento esemplari di Olea europaea L., molti dei quali plurisecolari, innestati tra il XIV e il XVII secolo su olivastri preesistenti. Gli alberi, distanziati l’uno dall’ altro in modo regolare, si presentano con tronchi massicci, contorti e nodosi, che raggiungono talvolta circonferenze superiori ai dieci metri. Tra tutti spicca l’esemplare noto come “Sa Reina”, la “regina” dell’oliveto, il simbolo vivente del sito: ha un tronco di circa 16 metri di circonferenza e un’età stimata intorno ai 900 anni, uno tra gli ulivi più imponenti dell’intero bacino mediterraneo. Il complesso si colloca ai piedi della collina su cui si ergono i ruderi del castello medievale di Gioiosa Guardia (XII-XIII secolo), che domina il paesaggio e contribuisce a rendere il sito di straordinaria suggestione, in cui natura e storia si fondono in un unicum. La disposizione spaziosa degli alberi e l’assenza di sottobosco permettono una percezione nitida e continua delle forme scultoree dei tronchi, esaltando il carattere monumentale del luogo. Oggi l’oliveto conserva non solo un valore ambientale e paesaggistico, ma anche un significato identitario e comunitario, poiché gli ulivi continuano a essere coltivati e accuditi, mantenendo viva una tradizione secolare di produzione olearia e di fruizione collettiva. Aspetti d'interesseS’Ortu Mannu rappresenta un esempio unico di oliveto monumentale mediterraneo, con oltre 700 esemplari plurisecolari. L’insieme si distingue per l’eccezionale valenza scenografica data dalla monumentalità degli ulivi secolari, disposti in uno spazio unitario che conferisce al complesso l’aspetto di un museo a cielo aperto. Le forme contorte dei tronchi, con cavità e aperture naturali, assumono carattere scultoreo e conferiscono all’ambiente una forte componente plastica ed espressiva. La ripetizione regolare degli esemplari genera una sequenza visiva che guida lo sguardo in profondità, creando prospettive ritmate e suggestive. L’ampiezza delle chiome, che si stagliano contro lo sfondo della collina di Gioiosa Guardia, produce un contrasto tra la massa arborea e l’apertura del paesaggio circostante, accentuando il legame tra natura e storia. L’imponente ulivo denominato “Sa Reina” ha un tronco di circa 16 metri di circonferenza, un’età stimata intorno ai 900 anni, e si afferma come uno tra gli ulivi più imponenti dell’intero bacino mediterraneo. BibliografiaN. Dietzel Nelly, S'Ortu mannu e Sa reina. Nuoro, Ilisso, 2024.

Read everything Read everything L’area verde di S’Ortu Mannu si caratterizza come un oliveto monumentale storico, con una superficie attuale di circa 12–13 ettari. La sua origine risale al Medioevo, ma con precedenti possibili già in epoca romana o persino punica. Secondo alcuni studi, il sito conserva tracce archeologiche che suggeriscono l’esistenza di una villa romana e di un’attività olearia. Nel corso dei secoli XII–XIII l’olivicoltura fu rilanciata nell’area sotto l’impulso dei monaci benedettini, che impiantarono il primo nucleo dell’oliveto attuale. L’interesse per la coltura dell’olivo continuò poi durante il dominio pisano e, soprattutto, durante quello spagnolo, quando la popolazione fu incentivata ad innestare olivastri; ogni nuovo innesto garantiva la proprietà della pianta all’avente diritto, anche se il terreno era di un altro proprietario. Questo sistema ha creato nel tempo una peculiare situazione giuridica: la separazione tra la proprietà dell’albero e quella del suolo. Il sito è stato riconosciuto come monumento naturale dalla Regione Sardegna. L’area ospita oltre settecento esemplari di Olea europaea L., molti dei quali plurisecolari, innestati tra il XIV e il XVII secolo su olivastri preesistenti. Gli alberi, distanziati l’uno dall’ altro in modo regolare, si presentano con tronchi massicci, contorti e nodosi, che raggiungono talvolta circonferenze superiori ai dieci metri. Tra tutti spicca l’esemplare noto come “Sa Reina”, la “regina” dell’oliveto, il simbolo vivente del sito: ha un tronco di circa 16 metri di circonferenza e un’età stimata intorno ai 900 anni, uno tra gli ulivi più imponenti dell’intero bacino mediterraneo. Il complesso si colloca ai piedi della collina su cui si ergono i ruderi del castello medievale di Gioiosa Guardia (XII-XIII secolo), che domina il paesaggio e contribuisce a rendere il sito di straordinaria suggestione, in cui natura e storia si fondono in un unicum. La disposizione spaziosa degli alberi e l’assenza di sottobosco permettono una percezione nitida e continua delle forme scultoree dei tronchi, esaltando il carattere monumentale del luogo. Oggi l’oliveto conserva non solo un valore ambientale e paesaggistico, ma anche un significato identitario e comunitario, poiché gli ulivi continuano a essere coltivati e accuditi, mantenendo viva una tradizione secolare di produzione olearia e di fruizione collettiva. Aspetti d'interesseS’Ortu Mannu rappresenta un esempio unico di oliveto monumentale mediterraneo, con oltre 700 esemplari plurisecolari. L’insieme si distingue per l’eccezionale valenza scenografica data dalla monumentalità degli ulivi secolari, disposti in uno spazio unitario che conferisce al complesso l’aspetto di un museo a cielo aperto. Le forme contorte dei tronchi, con cavità e aperture naturali, assumono carattere scultoreo e conferiscono all’ambiente una forte componente plastica ed espressiva. La ripetizione regolare degli esemplari genera una sequenza visiva che guida lo sguardo in profondità, creando prospettive ritmate e suggestive. L’ampiezza delle chiome, che si stagliano contro lo sfondo della collina di Gioiosa Guardia, produce un contrasto tra la massa arborea e l’apertura del paesaggio circostante, accentuando il legame tra natura e storia. L’imponente ulivo denominato “Sa Reina” ha un tronco di circa 16 metri di circonferenza, un’età stimata intorno ai 900 anni, e si afferma come uno tra gli ulivi più imponenti dell’intero bacino mediterraneo. BibliografiaN. Dietzel Nelly, S'Ortu mannu e Sa reina. Nuoro, Ilisso, 2024.

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