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Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson
Dorgali. Fotografia di Henri Cartier Bresson, 1962

Di origini alto-borghesi, Henri Cartier-Bresson (Chanteloup, 1908 – Montjustin, 2004) si avvicinò giovanissimo all'arte, frequentando l'atelier del pittore Jacques-Emile Blanche entrando in contatto con gli ambienti del surrealismo. Tra il '27 e il '28 fu allievo di André Lhote, pittore e teorico del cubismo. Alla fine degli anni Venti partì per la Costa d'Avorio dove realizzò le prime fotografie. Nel 1931 ebbe modo di apprezzare a Marsiglia alcuni scatti di Martin Munkacsi, dai quali rimarrà talmente impressionato da convincersi a intraprendere l'attività di fotografo. Acquistò la prima Leica – una piccola e discreta fotocamera 35 mm – e partì con alcuni amici per un lungo viaggio in Europa, durante il quale giunse in Italia per la prima volta. Poco dopo si recò negli Stati Uniti dove espose con Walker Evans alla galleria Julian Levy di New York. Nel 1933 si recò in Messico, al seguito di una spedizione di etnografi: espose i suoi lavori al Palacio de Bellas Artes del Messico, insieme a Manuel Alvarez Bravo. Studiò cinema con Paul Strand e divenne aiuto regista di Jean Renoir. Durante la guerra di Spagna girò un documentario sugli ospedali della Spagna Repubblicana e uno per la Croce Rossa. Rientrato in Francia, pubblicò le sue fotografie sulle pagine di Ce soir, giornale filocomunista diretto da Louis Aragon. Nel 1937 sposò la danzatrice giavanese Ratna Mohini. Fu prigioniero dei nazisti dal '40 al '43, dopo alcuni tentativi riuscì ad evadere ed entrare a far parte della Resistenza francese. Rientrato a Parigi, fotografò la liberazione della città. Collaborò poi alla realizzazione di un documentario sul ritorno dei prigionieri di guerra prodotto dall'esercito americano ritraendo gli artisti Matisse, Picasso, Braque, Bonnard, Claudel e Rouault. Tra il '46 e il '47 lavorò negli Stati Uniti e collaborò con la rivista Harper's Bazaar.

Nell'aprile del '47, insieme a Robert Capa, David Seymour (Chim), George Rodger, William e Rita Vandivert, fondò la Magnum Photos, la prima agenzia fotografica al mondo.

Tra il '48 e il '50 visse e lavorò in Estremo Oriente: India, Pakistan, Cina e Indocina. Fotografò Gandhi mezzora prima del suo assassinio, la nascita della Repubblica Popolare Cinese e di quella Indonesiana, reportage che saranno pubblicati da Paris Match. Nel 1952, grazie all'amico editore Tériade, pubblicò il suo primo libro fotografico Images à la sauvette, con copertina di Matisse, contenente un testo dal titolo L'istante decisivo, nel quale espose una delle sue numerose riflessioni teoriche sulla fotografia. Tre anni più tardi, lo stesso editore pubblicherà Les Européens, con copertina di Mirò.

Tra il '51 e il '73, compì numerosi viaggi in Italia. Nell'estate del 1962, la rivista internazionale Vogue gli commissionò un reportage sulla Sardegna, dove trascorse una ventina di giorni. Immortalò la gente in maniera discreta e senza forzature, preferendo alla nascente ed elitaria Costa Smeralda i luoghi della tradizione: Mamoiada, San Leonardo di Siete Fuentes, Orosei, Cala Gonone, Orgosolo, Orani – ospite dell’amico Costantino Nivola –, Desulo, Oliena, Nuoro e Cagliari.

Dopo un breve periodo trascorso in Cina, nel 1963 partì per Cuba, su invito della rivista americana Life. Negli anni seguenti continuò a viaggiare: India, Giappone, Messico, Canada, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, e i suoi lavori vennero pubblicati regolarmente su Life e Paris Match. Nel '66 abbandonò definitivamente la Magnum, che comunque conserverà la proprietà delle sue immagini. Nel '67 si separò dalla prima moglie e qualche tempo dopo sposò Martine Franck, reporter della Magnum, dalla quale avrà una figlia, Mélanie. A partire dagli anni '70 si dedicò al disegno, riservando i suoi scatti quasi esclusivamente a familiari ed amici; la produzione editoriale sulla sua attività s'intensificò e venne allestita una serie di mostre retrospettive che faranno il giro del mondo. Nel 2000, insieme alla figlia e alla moglie, inaugurò la Fondazione Henri Cartier-Bresson.

Bibliografia

I grandi reporter della Magnum in Sardegna. Nuoro, Ilisso, 2017.

Aggiornamento

8/9/2026 - 15:45

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