Dal 1839 la fotografia ha assunto in breve tempo un ruolo di comunicazione e la funzione di documentazione di luoghi, storie ed eventi tanto privati quanto pubblici. L’importanza di conservare gli archivi fotografici che raccontano la storia del nostro territorio è incalcolabile: è tutela dell’identità, dei valori e della cultura collettivi. Al contempo, le fotografie a cui si affida un compito così importante sono oggetti fragili, in particolare quando antichi e dunque analogici. Soggette al degrado chimico dei supporti e delle emulsioni, le fotografie, sia positive che negative, hanno necessità di essere conservate in condizioni di temperatura e umidità regolate e controllate. Al pari degli altri beni culturali, per essere leggibili e fruibili devono essere studiate e catalogate. Numerosi sono gli istituti, diffusi in tutto il territorio regionale e nazionale, che si fanno carico delle complesse operazioni di conservazione, riordino, catalogazione, eventuale digitalizzazione e messa in chiaro online di archivi fotografici.
Particolare rilievo assume l’attività della fototeca dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE), il cui nucleo originario proviene dall'Assessorato Regionale al Turismo: si tratta dei fondi dei fotografi Pieri Pirari e Claudio Costa, uniti a diapositive a colori e stampe fotografiche in b/n, di autori e autrici non identificati che riproducono alcuni oggetti conservati nelle sale del Museo del Costume. Da allora le raccolte di materiale fotografico e iconografico sono state frequentemente incrementate tanto attraverso acquisizioni (donazioni e acquisti) quanto con la regolare produzione di materiali audiovisivi inediti condotta dell’Istituto stesso. Oggi i materiali fotografici acquisiti vanno a comporre una sezione storica dell’archivio, che comprende oltre 30 mila fototipi, tra negativi e positivi differenziabili per supporti e formati, dalle pellicole moderne a lastre di vetro della fine del XIX secolo, passando per diapositive e stampe su carte e cartoncini. Sono suddivisi in fondi di acquisizione, normalmente denominati con il nome e cognome del produttore principale come Giulio Pili, Andreas Fridolin W. Bentzon, Wolfgang Sutchistky e Jean Dieuzaide, solo per fare qualche esempio. I fondi vengono studiati internamente e attraverso borse di ricerca, valorizzati da pubblicazioni, mostre e altri progetti di comunicazione volti al racconto del patrimonio dell’Istituto.
Sempre con sede a Nuoro, l’Archivio di Ilisso rappresenta il cuore del progetto culturale della casa editrice Ilisso Edizioni, nata nel 1985. L’Archivio include una notevole collezione di fotografie che racconta la Sardegna e il suo patrimonio umano, artistico e paesaggistico attraverso migliaia di immagini suddivise in diversi fondi, alcuni acquisiti e altri frutto di commissioni nate in seno a progetti editoriali. Comprende fondi di autori italiani e stranieri, tra cui, per fare qualche esempio, Max Leopold Wagner, Sebastiano Satta, Antonio Ballero, Raffaele Ciceri, Marianne Sin-Pfältzer, Mario De Biasi, Carlo Bavagnoli e altri protagonisti della scena artistica e culturale del Novecento.
Si sono consolidati negli anni anche alcuni archivi legati alle attività dei comuni e delle soprintendenze, tra cui l’Archivio fotografico storico della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e sud Sardegna. Con sede a Villa Binaghi a Cagliari è composto da 7000 negativi su lastre di vetro che documentano tutto il territorio sardo, ordinate in serie dedicate all’archeologia, all’architettura, all’arte, al paesaggio e infine alle persone, sono state valorizzate dal progetto Fragili immagini.
Sempre a Cagliari si trova l’Archivio Fotografico della Società Umanitaria, nato con l’obiettivo di arricchire la memoria storica già custodita dalla Cineteca attraverso la digitalizzazione e la conservazione di materiali fotografici. Il patrimonio fotografico della Società Umanitaria comprende fototipi con supporti e formati differenti, una documentazione visiva che copre quasi due secoli di storia della Sardegna, raccogliendo sia fotografie istituzionali e professionali sia scatti amatoriali come fotografie di famiglia: tra i fondi più significativi vi sono alcune collezioni private risalenti alla metà del XIX secolo, immagini che documentano Cagliari nei primi anni del Novecento e poi relativi ai periodi bellici.
Il fondo Regione Autonoma della Sardegna, invece, conserva materiali istituzionali che coprono un arco temporale che va dagli anni Trenta fino ai primi anni Duemila e include album di famiglia, cartoline, fotografie stereoscopiche, vetrini per lanterne magiche e una vasta collezione di macchine fotografiche d’epoca.
Hanno sede a Sassari invece i due archivi dell’ex Soprintendenza per i Beni Archeologici, per le province di Sassari e Nuoro e l’ex SBEAP – Soprintendenza belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro. Il primo ha sede in Piazza S. Agostino e raccoglie fotografie prodotte tra il 1954 e il 2018, oltre 120 mila fototipi di differenti formati e supporti, tra cui positivi e negativi, b/n e colore. Il secondo ha sede in via Monte Grappa e conserva le fotografie realizzate nell’ambito dei lavori della soprintendenza tra il 1937 e il 2016, suddivise in due macro-serie: la prima include gli originali negativi, la seconda è composta dalle stampe corrispondenti ai negativi, applicate a supporti secondati in cartoncino con intestazioni riportanti il numero del registro, ed è ordinata topograficamente. La consistenza totale è di 1136 negativi in lastre in vetro, 120 mila tra negativi e diapositive su pellicola, di vari formati e sia b/n sia a colori, e, infine, circa 50.000 file digitali.
Infine, è promotrice di una “Fototeca di Sardegna” anche la Biblioteca di Sardegna di Cargeghe, un’istituzione privata aderente al Sistema Bibliotecario Regionale. Fondata nel 2005, dal 2008 ha avviato il progetto di costituzione di un archivio fotografico, che oggi si configura come una raccolta di oltre 200 mila immagini che coprono l’arco cronologico tra la seconda metà del XIX secolo e gli anni Settanta del successivo, documentando luoghi, eventi e persone diffuse in 263 comuni dell’isola. Le immagini sono state donate da oltre 15 mila famiglie sarde per la costituzione del fondo dall’importante valore etnografico.
Bibliografia
Fototeche e archivi fotografici. Prospettive di sviluppo e indagine delle raccolte, a cura di S. Lusini. Prato, 1992.
Archivi dell’Immagine, a cura di E. Minervini. Lissone, Arti Grafiche Merone, 2009.
Atlante degli archivi fotografici e audiovisivi italiani digitalizzati, a cura di G. Sergio. Venezia, Marsilio, 2015.
Cagliari Fragili Immagini. Roma, Gangemi, 2018.
A. Curti, Il futuro degli archivi fotografici e la memoria digitale. Siena, Seipersei, 2021.
Fototeche e archivi fotografici nelle università italiane. Udine, Forum, 2022.
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