Seguici su
Cerca Cerca nel sito

La pittura altomedievale

La pittura altomedievale

La pittura altomedievale
Ipotesi ricostruttiva della Necropoli di Sant'Andrea Priu. Immagine da Risorse digitali Sardegna SVA

Il quadro della pittura in Sardegna dal IV all'XI secolo si presenta povero e non omogeneo, rispetto ad altre aree mediterranee interessate dalla continuità del sostrato locale, dall'irradiazione della cultura artistica romana e costantinopolitana, dall'innesto e dalla rielaborazione di modi formali dei diversi ambiti occidentali e orientali, sia cristiani sia islamici.
Il caso limite è rappresentato dai dipinti su tavola, nessuno dei quali superstite nell'isola. Non vale a dimostrarne l'antica presenza l'indizio, più volte invocato a riguardo, della menzione di una "ycona beatae Virginis" nell'inventario duecentesco degli argenti, libri e arredi sacri delle chiese cagliaritane di Santa Cecilia, San Pietro e Santa Maria di Cluso. Nulla prova infatti che si trattasse di una "icona" di età altomedievale e di provenienza orientale, dato che si può anche supporre una sua produzione fra il XII e i primi decenni del XIII secolo in area toscana o italo-centrale.
Tuttavia l'assenza di notizie non autorizza a negare che anche la Sardegna abbia conosciuto, com'è logico ipotizzare, l'esistenza di pitture su tavola, d'importazione se non di produzione locale. La presenza di un'icona mariana è attestata nella lettera indirizzata nel luglio 599 da papa Gregorio Magno a Gianuario vescovo di Cagliari.
Accolte le proteste della comunità ebraica per l'"imaginem genetricis Dei dominique nostri" collocata la domenica di Pasqua, assieme a una croce e a reliquie del suo battesimo, da tale Pietro - neoconvertito al cristianesimo - nella sinagoga cagliaritana, il pontefice ne ingiunge la rimozione e la restituzione dell'altare al legittimo culto.
Dal punto di vista quantitativo, la documentazione non registra significativi incrementi per quanto riguarda i pavimenti musivi e gli intonaci dipinti. Ne sopravvivono scarsi lacerti o singoli episodi, di forte problematicità e pertanto ancora sostanzialmente inediti o da indagare con specifiche metodologie indirizzate alla loro definizione storica, iconografica e tecnico-formale.
Ciò vale, in particolare, per l'emergenza qualitativa dei dipinti nella "Tomba del capo", domus de janas rifunzionalizzata come luogo di sepoltura e poi come chiesa cristiana, compresa nella necropoli di Sant'Andrea Priu in agro di Bonorva. Al primo quarto del VI secolo potrebbero datarsi quelli più antichi nella camera intermedia; alla seconda metà dell'VIII quelli nella camera più interna.

Aggiornamento

27/5/2026 - 11:58

Commenti

Scrivi un commento

Invia