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Fotografia nell'Ottocento

Fotografia nell'Ottocento

Fotografia nell'Ottocento
Stazione di Arbatax. Foto di Vittorio Besso, 1888, da Sardegna DL

Leggenda vuole che a Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833), uno dei padri putativi della fotografia, venga l’idea per i suoi esperimenti proto-fotografici proprio mentre si trova al largo di Cagliari, durante l’assedio francese della città tra il 1792 e il 1793. È documentato, dalla corrispondenza con il fratello, che egli perfezionò queste idee quando trascorse un lungo periodo nella città sarda tra il 1796 e il 1798. Tornato in Francia, Niépce mette a punto, con la collaborazione di Louis Jacques Mandé Daguerre (1787-1851) il procedimento che porta alla nascita ufficiale della fotografia, che viene presentata nel 1839 al popolo francese. Non si tratta di un’invenzione solitaria, numerosi altri appassionati e studiosi di diverse discipline, dall’ottica alla chimica, si impegnavano, contemporaneamente, e spesso ignari gli uni degli altri, in esperimenti che hanno condotto ad altre scoperte e creazioni, che hanno aggiornato e perfezionato la fotografia di Daguerre e Niépce. La nuova tecnica si diffuse velocemente, dalla Francia arrivò in Italia, prima di tutto a Torino, trovando terreno fertile in tante città. Anche la Sardegna reagì con prontezza, complice forse un legame preferenziale con la cultura sabauda, e la fotografia appassionò gli esponenti dei circoli della nascente borghesia commerciale e delle élite intellettuali, cosicché alla fine del XIX secolo si contavano già una mezza dozzina di studi fotografici professionali, affiancati da numerosi dilettanti e amatori. Nel 1844 il parigino Claudi Porraz aprì a Cagliari uno dei primi studi fotografici, dove eseguiva ritratti fotografici su dagherrotipo. Ma già Padre Stefano Sirigo, professore di fisica presso la Regia Università di Cagliari, diede alle stampe nel 1843 le sue Lezioni di fisica sperimentale, volume in cui dedicava un paragrafo alla fotografia e ai segreti della camera oscura, contribuendo notevolmente alla loro diffusione. Il 12 febbraio 1871, in occasione della Prima Esposizione Agricola Industriale Sarda di Cagliari, Agostino Lay Rodriguez (1829-1903) espose per la prima volta fotografie di costumi tradizionali, in stampe di diverso formato, inaugurando un filone fortunatissimo della produzione fotografica sarda. Lay Rodriguez è uno dei primi e principali promotori della fotografia in Sardegna, proprietario di un fiorente studio a Cagliari, rilevato alla sua morte da Evaristo Mauri, anch’egli già attivo come fotografo. Nel 1972, il capoluogo sardo contava quattro studi fotografici documentati: oltre ad Agostino Lay Rodriguez vi operava dal 1866 il farmacista e chimico Giuseppe Luigi Cocco, collaborando anche con Raffaele Lay Loi, fratellastro di Lay Rodriguez. Erano attivi anche Eugenio Aruj e Raffaele Gamba, seguiti negli anni Ottanta dal livornese Raffaello Canzani e da Alfredo Nissim. In breve tempo la presenza di studi fotografici di diffuse nei principali centri dell'isola. A Nuoro operava il fotografo G. Camedda Nieddu, a Oristano Achille Parnicich, a Sassari oltre allo studio del fotografo francese Jean Mailland, Luigi Kürner e Felice Oderna. Tutti i primi fotografi professionisti lavoravano prevalentemente come ritrattisti, producendo le cosiddette carte de visite: nate per poter sfruttare una lastra emulsionata il più possibile, sono ritratti stampati in formato 5,4x8,9 cm, applicati su cartoncini che spesso presentano sul verso la firma, il timbro o il logo dell’autore. La produzione dell’atlante di costumi tradizionali isolani condotta da Lay Rodriguez, tuttavia, ha delle caratteristiche peculiari, diventando un progetto complessivo a sé stante che include numerosi ritratti singoli, a figura intera, realizzati per essere riprodotti innumerevoli volte, magari colorati, e venduti come souvenir. Lo stesso autore si dedicò anche alla documentazione fotografica delle miniere dell’Iglesiente, gettando le basi per una consapevolezza più profonda delle capacità e potenzialità del mezzo fotografico, duttile linguaggio capace di raccontare qualsiasi storia o contesto fin dalle origini della sua storia.

Bibliografia
O. Maccioni, Cagliari fra cronaca e immagini. La fotografia in Sardegna dal 1839 al 1943. Cagliari, Edizioni 3T, 1982.
La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno, 1854-1939, a cura di M. Miraglia. Nuoro, Ilisso, 2008.
La fotografia. Le origini 1839-1890, a cura di W. Guadagnini. Milano, Skira, 2010.
G. D’Autilia, Storia della fotografia in Italia dal 1839 ad oggi. Torino, Einaudi, 2012.
G. Aromando, La scienza visionaria. Joseph-Nicéphore Niépce tra utopia e sperimentazione, in “Medea”, vol. IV, n. 1 (2018).
G. Aromando, Per una storia dell’identità visuale in Sardegna: l’immaginario fotografico tra il 1860 e il 1911. Tesi di Dottorato in Storia, Beni Culturali e Studi internazionali, Università degli studi di Cagliari, a.a. 2018-2019.

Aggiornamento

4/9/2026 - 08:40

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