La funzione documentaria della fotografia, basata sulla sua aderenza alla realtà che raffigura, è, fin dalle sue origini nella Parigi del 1839, uno dei caratteri più affascinanti e al contempo utili.
In Sardegna come altrove i primi generi fotografici a consolidarsi, mutuati dalla pratica artistica, sono il ritratto e la produzione di vedute, monumenti e opere d’arte: pura bellezza che nulla indaga della complessità storica e del tessuto sociale in cui si inseriscono i soggetti raffigurati. Sebbene fin da subito, dunque, venga utilizzata per documentare eventi della vita oppure luoghi esotici e architetture storiche, matura piuttosto lentamente l’esigenza di una fotografia che rispecchi le sfumature sociali, economiche e culturali di un paese e della sua popolazione. Il genere del reportage sociale si affaccia alla storia nell’ultima fase del XIX secolo, in risposta alle problematiche sociali e politiche legate alla Rivoluzione industriale e al fenomeno migratorio, che investono la Sardegna con molto ritardo la prima e con drammatica intensità il secondo. Ancora con illusioni di oggettività, ma a quel tempo unita ad una nuova consapevolezza autoriale, la fotografia documentaria è protagonista della stagione del Dopoguerra italiano, linguaggio fondamentale che risponde anche alla sempre crescente richiesta di immagini dal mondo editoriale, giornalistico e della comunicazione. Le nuove parole chiave sono registrare, raccontare, informare: documentare, in senso primariamente funzionale ma con una nuova idea di interpretazione della realtà basata sull’umanità del fotografo o della fotografa, sui suoi valori e ideologie.
Protagonista di assoluto rilievo in questo ambito è il fotografo sardo Franco Pinna (1925 –1978). Dopo la militanza nella Resistenza romana e una breve esperienza come operatore di documentari, si dedica completamente alla fotografia, diventando uno dei più importanti autori della seconda metà del Novecento italiano, nome di spicco della corrente neorealista. Fotoreporter, nel 1952 è impegnato, insieme a Plinio De Martiis, Caio Mario Garrubba, Nicola Sansone e Pablo Volta, nella costituzione della Cooperativa Fotografi Associati, ispirata al modello internazionale dell’agenzia Magnum (nata nel 1947 a Parigi per volontà dei fotografi Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert). Pinna pubblica il volume Sardegna. Una civiltà di pietra (Roma, Lea, 1961) e pochi anni dopo, accanto ai suoi impegni come fotogiornalista, inizia una lunga collaborazione con Federico Fellini, che segue un primo rapporto professionale di lunga durata al seguito dell’antropologo Ernesto De Martino.
Tra i fondatori della Magnum, il fotografo francese Henri Cartier-Bresson (1908-2004), pioniere del fotogiornalismo moderno, si reca in Sardegna nell’estate del 1962 su commissione di Vogue. La sua amicizia con lo scultore Costantino Nivola, oranese ma trapiantato a New York, lo orienta verso i piccoli paesi ricchi di tradizioni, sia nell’interno come Mamoiada, San Leonardo di Siete Fuentes, Orgosolo, Orani, Desulo e Oliena, sia sulla costa orientale come Orosei e Cala Gonone, fino alle città di Nuoro e Cagliari. Rimangono nell’immaginario le sue fotografie dei sardi che compiono le “sabbiature” sulle spiagge: tecnica che tiene lontani reumatismi e artrosi, prevedere di farsi semplicemente ricoprire di sabbia calda. Nello stesso anno si apre il lungo rapporto della fotografa genovese Lisetta Carmi con la Sardegna, che prosegue per un quindicennio, fino al 1976. In particolare, all’inizio dei suoi regolari viaggi sull’isola, la fotografa osserva con attenzione, partecipa con entusiasmo e documenta accuratamente le esperienze delle persone e delle comunità che incontra. Dal suo lavoro emerge soprattutto la vita quotidiana nei paesi e dentro le case, con affondi sul mondo del lavoro sardo.
Bibliografia
F. Pinna, Sardegna. Una civiltà di pietra. Roma, Lea, 1961.
La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno, 1854-1939, a cura di M. Miraglia. Nuoro, Ilisso, 2008.
La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno. Gli anni del Dopoguerra, a cura di M. Miraglia. Nuoro, Ilisso, 2009.
La fotografia in Sardegna. Lo sguardo esterno. 1960-1980, a cura di M. Miraglia. Nuoro, Ilisso, 2010.
G. D’Autilia, Storia della fotografia in Italia dal 1839 ad oggi. Torino, Einaudi, 2012.
U. Lucas - T. Agliani, La realtà e lo sguardo. Storia del fotogiornalismo in Italia. Torino, Einaudi, 2015.
L. Carmi, Voci allegre nel buio. Fotografie in Sardegna 1962-1976. Venezia, Marsilio Arte, 2020.
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