Pittore di spicco, scrittore, fotografo e insegnante, Antonio Ballero (Nuoro, 1864- Sassari,1932) incarna perfettamente lo spirito di quella generazione di intellettuali sardi che, negli anni successivi all'Unità d'Italia, seppe proiettare la cultura dell'isola all'interno dei principali circuiti artistici nazionali. Ciò non solo esponendo regolarmente i suoi dipinti a Milano e in diverse altre città, ma viaggiando di frequente per aggiornarsi e visitare esposizioni, incontrando amici e colleghi con i quali intrattenere poi fitti rapporti epistolari. Esempio illustre è il rapporto con il pittore lombardo Giuseppe Pellizza (Volpedo, 1868-1907), con cui Ballero condivide anche la curiosità per il mezzo fotografico.
Sebbene giunto alla fama come pittore e come tale ancora ricordato, Antonio Ballero si dedica alla fotografia fin dagli anni nuoresi, quando intrattiene un’amicizia affettuosa e un dialogo sempre aperto con Raffele Ciceri, farmacista e fotografo, e Sebastiano Satta, scrittore e fotografo. Tutti amatori, sperimentano con libertà e curiosità il nuovo linguaggio. Ballero rivolge il suo obiettivo fotografico alla vita quotidiana che lo circonda, cercando di cogliere e restituire l’umanità complessa e sfaccettata che incontra, dagli amici che frequenta a coloro che giungono in città occasionalmente, per commercio o altre questioni. Nelle sue fotografie si riconoscono le donne di Oliena, in abito tradizionale, che portano prodotti ai mercati dell’antica via Majore (oggi corso Garibaldi) o nella piazza che oggi si chiama San Giovanni. Si riconoscono alcuni scorci, sebbene la città sia cresciuta e cambiata notevolmente nel secolo trascorso dagli scatti. Il paesaggio naturale del Monte Ortobene è ricorrente; sulla sua cima è stato collocato nel 1901 il grande bronzo del Redentore, che stimola nei nuoresi un nuovo interesse per la passeggiata che porta alla cima del monte. Uno scatto significativo di Ballero, datato 1911, mostra per l’appunto un interessante gruppo riunito per un’escursione: vediamo il pittore spagnolo Benardo De Quiros, lo scultore Francesco Ciusa, Sebastiano Satta con suo figlio Vindice e infine Grazia Deledda con i due figli. In altre immagini il contesto è rurale, scorrono davanti al suo sguardo fotografico animali e bambini, tradizioni e riti della Sardegna barbaricina.
L’Archivio Ballero, un archivio di persona composto da materiali eterogenei custoditi dalla vedova, Ofelia Verzelloni Ballero, è giunto fino ai giorni nostri senza particolari lacune ed è oggi conservato da Ilisso a Nuoro. Documento storico di valore indiscutibile, il corpus fotografico di negativi su vetro costruito da Antonio Ballero mostra lo scorrere della vita quotidiana di Nuoro, Sassari, e i loro dintorni, tra la fine del XIX e i primi due decenni del XX secolo. Ballero fotografava per ricordare, per trattenere volti, immagini e momenti, ma anche per guardare con attenzione, per fermare composizioni di luce e ombre di grande interesse formale.
Bibliografia
Miraglia, Modernità della fotografia, in ITALIE 1880-1910. Arte a prova della modernità. Torino, Allemandi, 2000, pp. 69-75.
Antonio Ballero. Nuoro, Ilisso, 2004.
Antonio Ballero. Lo sguardo fotografico del pittore. Nuoro, Ilisso, 2007.
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