Le attività decorative che interessano il pane si esprimono nella Lingua sarda con il verbo pintare o frorire, invalsi anche per indicare qualsiasi attività esornativa praticata anche in altri ambiti artigianali: p. es. linna pintada (legno intagliato), ferru fròriu (ferro battuto).
La pintadura o froridura veniva realizzata attraverso la foggia impressa plasticamente tramite la semplice azione manuale, o mediante sforbiciature, punzonature, rifiniture ottenute con pinzette. In alcuni casi le donne più esperte erano in grado di creare sagome di carta da sovrapporre alla pasta, per confezionare forme complesse.
Altri motivi decorativi potevano essere ottenuti per impressione, tramite monete, bottoni in filigrana, marche da pane intagliate nel legno (pintapane o pintaderas). Queste ultime oltre ad assolvere un compito decorativo, rispondevano a un’esigenza di ordine pratico, allorché imprimevano sulla superficie le iniziali della padrona di casa, in modo che nel caso di cottura in un forno pubblico fosse agevole distinguere i pani della medesima proprietaria.
Una decorazione di tipo cromatico poteva essere ottenuta stemperando una quantità di polvere di zafferano nell’acqua, sì da ottenere un colorante naturale che, a seconda del grado di diluizione, poteva andare dal rosso, all’arancio, sino al giallo più o meno intenso. La soluzione veniva applicata grazie a un bastoncino, o ancor meglio mediante un sottile filo di paglia. Pani sottoposti a un tale genere di decorazione sono, ad esempio, Su pane ’e Santu Tilippu di Cauglieri; i coccoeddus de su crispesu di Orroli; sa lòriga con puntinature di zafferano, in s’ arrèula di Ussassai. Invece compaiono omogeneamente gialli i cocones chin mele di Mamoiada, il cui colore giallo non è dovuto tanto al miele, contrariamente a quanto sembrerebbe di poter arguire dal nome, bensì dallo zafferano sciolto e commisto all’impasto. Infine, a Bortigali i pani votivi dedicati a San Marco vengono sottoposti a un bagno in acqua e zafferano, procedimento che conferisce all’alimento rituale un colore giallo intenso.
Un processo particolare di lucidatura, detto iscadhare / ischedhare serviva a rendere ancor più esteticamente pregevoli i pani impastati con le migliori farine: a metà cottura venivano estratti dal forno, esposti al vapore acqueo e nuovamente infornati. Tale procedimento serviva a rendere lucida la superficie.
Ulteriore modalità decorativa, consta nell’apposizione di mandorle intere, come, per esempio, nel pane ’e sapa di Atzara. In su pani ’e saba di Quartu Sant’Elena la funzione decorativa è espletata dall’applicazione di s’indoru (foglia d’oro per uso alimentare) e di sa tragera (diavolini colorati)
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