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L'architettura rurale in Sardegna

L'architettura rurale in Sardegna

Chiesa campestre di San Giacomo-Sant’Antonio di Gallura, da Regione Sardegna-PNRR Architettura Rurale

Dal recupero degli stazzi galluresi al restauro delle chiese campestri: piano PNRR M1C3-Inv.2.2 del Ministero della Cultura da 30 milioni di euro restituisce all’Isola il suo paesaggio identitario.

Di fronte alla velocità della modernizzazione, esiste una Sardegna "silenziosa" che parla attraverso la materia: il granito della Gallura e dei massicci meridionali, lo scisto e il calcare del centro Sardegna, le pietre vulcaniche come il basalto e la trachite che caratterizzano certe aree.
È il patrimonio dell’edilizia rurale, un mosaico di stazzi, medaus, chiese campestri e fabbricati agricoli che per secoli ha scandito il ritmo di una civiltà fondata sul binomio uomo-natura.Oggi questo patrimonio è al centro di una rinascita. Grazie a un importante investimento nell'ambito del PNRR, la Regione Autonoma della Sardegna ha avviato il recupero di 220 progetti, segnando un punto di svolta per la tutela del paesaggio e la riscoperta del "saper fare" tradizionale.
Costruire, in passato, non era un atto arbitrario, ma una forma di dialogo con il territorio. La Sardegna rurale si divideva in due grandi mondi: il villaggio e la campagna con i suoi insediamenti sparsi.A metà del secolo scorso, si contavano circa 120.000 abitazioni concentrate nei centri abitati e solo 2.500 nuclei sparsi. Eppure, quegli stazzi in Gallura, i medaus nel Sulcis e i furriadroxius rappresentavano la ricolonizzazione spontanea di terre abbandonate da secoli.
L'architettura tradizionale era una lezione di sostenibilità ante litteram. L'orientamento degli edifici, l'organizzazione degli spazi (stalle, fienili, depositi) e la scelta dei materiali erano dettati dal clima, dall’idrografia, dalla geologia locale e dalla funzione produttiva.
Con il PNRR Architettura rurale sono stati recuperati oltre 500 beni appartenenti a diverse tipologie che possono essere riassunte in 2 dimensioni principali: quella del sacro e quella legata ai tempi della vita e del lavoro.

Le Chiese Campestri: sentinelle del Sacro e del Tempo
Se nel resto d’Italia sono i castelli a marcare il profilo del paesaggio, in Sardegna è la chiesa campestre a rappresentare il vero fulcro identitario del territorio. Spesso isolate ma connesse da invisibili trame cerimoniali, queste strutture sono le ultime testimoni di villaggi medievali scomparsi nel Trecento a causa di pestilenze e carestie.
Questi edifici non sono solo architetture religiose, ma veri e propri eredi dei santuari nuragici. Attorno alla chiesa si sviluppano spesso le cumbessias (o muristenes): piccoli alloggi destinati ai pellegrini che, durante le novene e le feste, trasformano il santuario in un villaggio temporaneo pulsante di vita. Come osservava l’architetto Vico Mossa, questo è l'unico vero patrimonio monumentale diffuso nell'Isola: un segno tangibile di una spiritualità resistente, custodita in cappelle ed edicole votive che punteggiano l'agro.

Gli Insediamenti Sparsi e l’ecosistema del Lavoro
Dopo lo spopolamento medievale, le campagne sarde non sono rimaste vuote, ma sono state riabitate attraverso una colonizzazione spontanea che ha dato vita a forme insediative uniche.

  • Lo Stazzo Gallurese: documentato già dalla fine del XVII secolo, lo stazzo nasce come cellula abitativa singola per famiglie di pastori-agricoltori, che col tempo si organizzano in cussorge (associazioni di vicinato). In Gallura, il legame con la terra era così forte che, fino agli anni '20, la vita ruotava esclusivamente attorno allo stazzo; fu solo l’intervento di Papa Pio X a dare impulso alla costruzione di cappelle rurali per garantire l'assistenza spirituale a queste comunità isolate fondate sui valori della solidarietà e della fratellanza reciproca.
  • Il Medau e il Furriadroxiu nel Sulcis: qui l'organizzazione sociale si fa più densa. Se il furriadroxiu nasce per la singola famiglia, il medau evolve in un vero ecosistema di spazi e servizi comuni — stalle, depositi e persino piccole scuole rurali attive fino al secondo dopoguerra.
    Oggi il PNRR interviene proprio su questo mosaico: dai pinnettos dei pastori ai grandi portali monumentali dell'Oristanese, fino ai mulini, frantoi e vigneti storici, case coloniche all’interno di proprietà agricole e villaggi minerari. Recuperare questi luoghi, insieme ai chilometri di muretti a secco che li delimitano, significa restituire alla contemporaneità la storia semplice e straordinaria di un'economia rurale che ha saputo modellare il paesaggio con sapienza e misura.

Il Progetto PNRR oltre l'Estetica della Nostalgia
Il piano di intervento del PNRR attuato dalla Regione Autonoma della Sardegna non punta a una semplice operazione di "maquillage" nostalgico. L'obiettivo è triplice:

  1. Risanamento Conservativo: recuperare la funzionalità di edifici agricoli, mulini e frantoi.
  2. Manutenzione del Paesaggio: preservare gli uliveti e i vigneti storici che circondano le architetture.
  3. Accessibilità e Servizi: trasformare ruderi inaccessibili in spazi fruibili per la collettività, creando piccoli centri culturali o turistici.

Tra i beni simbolo coinvolti troviamo la maestosa Basilica di Saccargia, la Casa Asproni nel villaggio minerario omonimo e l'Ecomuseo S’abba frisca. Ogni cantiere è un’occasione per riscoprire tecniche costruttive che possono ispirare la progettualità contemporanea in termini di efficienza termica e armonia estetica.Recuperare un cuile o una casa colonica per cercare di comprendere il calendario degli animali e della gente, ovvero il legame indissolubile tra il ciclo delle stagioni e l'organizzazione dello spazio.
Riconoscere il valore del paesaggio rurale infatti significa garantire che la Sardegna del futuro non sia un luogo standardizzato, ma un territorio che continua a raccontare la sua storia millenaria attraverso il suo paesaggio.
Il PNRR rappresenta un’occasione storica per cucire insieme passato e futuro preservando un modello di vita che mette al centro il rispetto per la terra e la misura dell'uomo. Il portale Sardegna Cultura continuerà a monitorare l'avanzamento dei lavori, raccontando le storie di questi luoghi che, pietra dopo pietra, tornano a parlarci.

Bibliografia:

Manuali del Recupero - scaricabili da Sardinia Digital Library ai link sottostanti

  • Sanna, A., & Cuboni, F. (a cura di). I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna: architettura in pietra delle Barbagie, dell’Ogliastra, del Nuorese e delle Baronie. Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna. Roma: DEI Tipografia del Genio Civile.
  • Sanna, A. (a cura di). I manuali del recupero dei centri storici della Sardegna: Il Sulcis e l’Iglesiente: l’edilizia diffusa e i paesi. Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna. Roma: DEI Tipografia del Genio Civile.