Nuoro, Museo Deleddiano, sala della memoria. Foto di ISRE, 2008, da Sardegna Digital Library
Nuoro e Roma: i due luoghi in cui la scrittrice visse stabilmente. Luoghi diversi: che coincidono con momenti differenti della sua vita. Nuoro racconta delle sue origini e della vita familiare in giovane età. Roma racconta della vita scelta in età adulta, della sua famiglia, del marito, dei figli. Nel mezzo altri luoghi, fra cui Galtellì e Cervia. Tutti presenti e ricordati dalla stessa Grazia nella vita quotidiana e nella sua letteratura.
La casa natale di Grazia Deledda si trova nel centro storico di Nuoro, nel quartiere di Santu Predu. Dalla nascita fino al 1900 Grazia abitò qui. Nel 1913 la casa venne venduta, in seguito dichiarata monumento nazionale e nel 1968 acquistata dal Comune di Nuoro, poi nel 1979ceduta all'Istituto Superiore Regionale Etnografico, al prezzo simbolico di mille lire. Oggi ospita il Museo Deleddiano.
Nella casa, com’era nel tempo della giovinezza, ci accompagna la stessa Grazia Deledda con le parole del romanzo Cosima così riepilogate.
Semplice ma comoda: due camere per piano, grandi, un po’ basse, imbiancate con la calce. La stanza a sinistra dell’ingresso adibita a molti usi, a destra la sala da pranzo. La cucina, l’ambiente più abitato, abbastanza grande e illuminata da una finestra che dava sull’orto verde e sul grigio e l’azzurro dei monti. Tutto era grande e solido nelle masserizie della cucina: le padelle di rame, le sedie basse, il camino la tavola. Il cortile triangolare con il grande portone di legno.
Per approfondire il tema della casa di Nuoro:
- segui il percorso di visita del Museo Deleddiano nel sito dell’ISRE.
- guarda il video promozionale realizzato dalla Regione Autonoma della Sardegna in occasione dei 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda 150 anni con Grazia: la casa di Nuoro.
A Galtellì Grazia Deledda soggiornò per alcuni periodi. Canne al vento è interamente ambientato a Galte, toponimo inventato dalla scrittrice, di cui vengono minuziosamente descritti luoghi e abitanti. Oggi il paese la ricorda con numerose attività commemorative e segni tangibili del suo passaggio, specialmente con l’istituzione del Parco letterario a lei dedicato.
Approfondisci il rapporto fra Grazia Deledda e Galtellì attraverso la visione del programma televisivo Pro Sardigna.
Nel 1900 Grazia, novella sposa, si trasferì a Roma con il marito Palmiro Madesani. La casa romana oggi non esiste più. Si trovava in via Porto Maurizio 15 e anche qui Grazia aveva un piccolo giardino che poteva osservare dalla finestra.
La descrive così Grazia, in una lettera del 12 ottobre 1912.
Siamo a Roma, nella nostra casetta in fondo al mondo. Ma è tanto bello, quaggiù: una pace, una serenità, una tristezza solenne di esilio!
E nuovamente ricorda amorevolmente la sua seconda casa, in occasione del ritiro del premio Nobel.
Avevo un irresistibile miraggio del mondo, e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruì una casa mia dove vivo tranquilla col mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani.
Per approfondire il tema della casa di Roma:
- leggi la pagina dedicata all’allestimento “Sotto il cedro del Libano: Grazia Deledda a Roma” curato dalla Biblioteca Nazionale centrale di Roma.
- guarda il video promozionale realizzato dalla Regione autonoma della Sardegna in occasione dei 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda 150 anni con Grazia: Roma e il matrimonio.
Nella nuova casa la sala da pranzo era composta da una credenza, un buffet e il tavolo realizzati da Carlo Spicciani, arricchiti da decorazioni ceramiche della Manifattura Chini di Borgo San Lorenzo. Il legame con la Sardegna compare nei quadri che rappresentano la casa nuorese di famiglia e la sorella Nicolina, nei disegni di Giuseppe Biasi. Ma ancor di più nei mobili di fattura sarda per lo studio, richiesti e definiti con precisi dettagli dalla stessa scrittrice, realizzati da Gavino Clemente, direttore artistico del mobilificio di famiglia la ditta Fratelli Clemente di Sassari, personaggio di primo piano nella cultura sarda tra la fine dell'Ottocento e i primi anni Quaranta del Novecento.
Possiamo oggi consultare una parte del carteggio intercorso fra Grazia Deledda e Gavino Clemente relativo alla commissione dei mobili per lo studio. Emerge una donna pratica e semplice che cura personalmente ogni minimo dettaglio. I disegni preparatori forniti dall’artigiano, su cui interviene lei stessa modificandoli. La scelta dei pezzi d’arredo, della tipologia, del colore e delle decorazioni del legno. La scelta meticolosa della stoffa, che doveva essere di una tonalità ben precisa in ricordo della sua Sardegna e specialmente di Nuoro. La descrizione minuta degli aspetti pratici e domestici sull’utilizzo dei mobili e la gestione della casa: “Il mio salotto sardo starà sempre aperto, ci abiterò tutto il giorno, sarà molto usato e quindi mi occorre un tipo solido e semplice di facile pulitura … Pochi decori che attirano la polvere … le persone di servizio non la levano mai … mettono fra i patti di non lustrare i mobili” e ancora “La tavola centrale sia tale da potervisi sedere attorno a leggere senza impedimento alle ginocchia”. Anche un curioso dibattito sul costo finale, presumibilmente in aumento rispetto al preventivo iniziale: “Le mando dunque come d’intesa le mille cinquecento lire per i mobili dello studio e trecento cinquanta per il resto e non si lamenti, perché anche le carte lei mi aveva promesso di farmele avere a prezzo di fabbrica, mentre me le segna più care di quanto costano qui e inoltre ho dovuto pagare di più”. Un costante sollecito all’esecuzione dei lavori e all’invio, fin troppo ritardato, dei prodotti finiti da collocare nella nuova casa. Ma anche l’apprezzamento per la qualità e la bellezza del lavoro e l’impegno di pubblicizzare a Roma, presso amici e conoscenti anche altolocati, la pregevole produzione di Clemente.
Consulta le digitalizzazioni della Collezione “Museo Deleddiano - Donazione Porcu Clemente” nel sito SardegnaCultura. La Collezione contiene il carteggio intercorso tra Grazia Deledda e Gavino Clemente donato nel 1973 al Comune di Nuoro dalla figlia Delia Clemente. Si tratta di 13 lettere e 4 cartoline, datate fra il 1910 e il 1913, relative alla realizzazione dell'arredo dello studio romano della scrittrice.
“S’ella vorrà mandarmi il disegno dei mobili lo vedrò con piacere e sarei felice se potranno combinare. Come le dissi voglio mobili semplici, di legno solido, scuro, senza decorazioni né sculture. La stoffa la vorrei verdastra piuttosto che rossastra come ella mi proponeva. Anche nei costumi sardi ci sono dei bei verdi smorti, e appunto nei corsetti (palas) delle donne nuoresi il verde smorto è una tinta preferita … ; … come le dissi il mio salotto sardo starà sempre aperto, ci abiterò tutto il giorno, sarà molto usato e quindi mi occorre un tipo solido e semplice di facile pulitura”. [Grazia Deledda, Roma 21 gennaio 1912]
Nel periodo romano Grazia Deledda amava trascorrere lunghi periodi a Cervia. La scrittrice scelse la cittadina romagnola per trascorrere le sue vacanze estive a partire dal 1920 per poi acquistare una villetta nel 1928, dove creò un salotto letterario estivo accogliendo i suoi numerosi ospiti. Anche Cervia, da luogo di residenza, divenne ambientazione privilegiata di alcune sue opere, così come la sua gente. Proprio con questa motivazione il Comune ha nominato Grazia Deledda cittadina onoraria, dedicandole una tappa del percorso dedicato alle donne allestito nel centro storico. Approfondisci il rapporto fra Grazia Deledda e Cervia nel sito dedicato.
Vedi tutta la collezione di Storie su Grazia Deledda "A chent'annos dae su Nobel"