La rivoluzione di Giomaria Angioy. Foiso Fois, 1957-58. Foto di Giovanni Pintori, da Catalogo BBCC
Sa Die de sa Sardigna, la giornata del popolo sardo, è stata istituita ufficialmente dal Consiglio regionale della Sardegna con la Legge Regionale 14 settembre 1993, n. 44 . La ricorrenza viene celebrata ogni anno, da 33 anni, con eventi, evocazioni, rappresentazioni e manifestazioni in tutto il territorio regionale. SardegnaCultura lo ricorda attraverso una storia dedicata ai suoi lettori.
Avvertenze per il lettore
Gli spunti narrativi sono tratti dal volume di Luciano Carta La Sardegna nel Settecento. Cagliari, UNICApress, 2023. Consultabile nel catalogo UNICApress. Si ringrazia l’autore per la sua capacità evocativa rigorosamente aderente all’analisi delle fonti storiche. Per la ricostruzione dei fatti storici e le relative citazioni delle fonti documentarie sono stati utilizzati i 4 volumi L'attività degli stamenti nella sarda rivoluzione, a cura di Luciano Carta. Cagliari, Consiglio regionale della Sardegna, 2000 (collana Acta Curiarum Regni Sardiniae). Consultabili nel sito del Consiglio regionale della Sardegna.
La memoria
La festa ricorda la sommossa del 28 aprile 1794, scatenata in seguito al rifiuto di soddisfare le richieste del Regno di Sardegna che causò la fuga da Cagliari del viceré Vincenzo Balbiano e dei funzionari della corte sabauda.
Antefatto
Sul finire del dicembre del 1792 e l’inizio del 1793 una flotta francese intraprese diversi tentativi di impadronirsi dell'isola, principalmente lungo due direttrici: una nelle acque del golfo di Cagliari l'altra nelle vicinanze dell'arcipelago di La Maddalena. Il popolo sardo oppose resistenza su più fronti riuscendo ad ottenere il fallimento della spedizione navale. L’aver contribuito a sventare il piano francese unitamente al sentimento di rivalsa nei confronti della Corona sabauda per la difesa del Regno, provocò nell’opinione pubblica isolana la nascita di un sentimento crescente di unità e amor di patria. Il sovrano Vittorio Amedeo III di Savoia si mostrò bendisposto a ricompensare la popolazione sarda per la resistenza contro il tentativo di invasione. Fu il Parlamento sardo, riunito in seduta comune composta dai tre Stamenti militare, reale ed ecclesiastico, a farsi carico di elaborare le richieste di riforma politica e amministrativa da presentare al re per l’approvazione.
Diario degli avvenimenti storici
29 aprile 1793, Cagliari - Giorno di inizio delle sedute plenarie degli Stamenti militare e reale. Il viceré Vincenzo Balbiano consegnò allo Stamento militare un regio biglietto contenente diverse elargizioni e privilegi a favore dei sardi quale segno di riconoscenza per la difesa vittoriosa dell’isola.
30 aprile 1793, Cagliari chiesa del Santo Monte – Lo Stamento reale decise di inviare una ambasceria agli Stamenti ecclesiastico e reale per comunicare la decisione dello Stamento militare di proporre al sovrano la convocazione del Parlamento generale.
[n.d.r.] Inizia così il dibattito politico delle tre assemblee parlamentari per l’elaborazione delle richieste da sottoporre al sovrano: le famose e meglio conosciute Cinque domande.
13 maggio 1793, Cagliari chiesa del Santo Monte – Lo Stamento militare incaricò don Girolamo Pitzolo e don Domenico Simon di inviare agli altri due Stamenti il testo delle Cinque domande.
18 maggio 1793 Cagliari chiesa del Santo Monte – Il cavalier Pitzolo si congedò dall’assemblea per partire verso Sassari e Porto Torres, da cui si sarebbe imbarcato per raggiungere Torino. “Lo Stamento gli augurò un felicissimo passaggio a Sassari, e poi fino a Torino, ed un buon esito della commissione affidatagli com’era a sperarsi da’ suoi lumi, dal suo zelo e dalla sua saviezza e integrità.” [n.d.r. dal verbale degli atti parlamentari].
29 giugno 1793 - Girolamo Pitzolo, ambasciatore dello Stamento militare, e Antonio Sircana, rappresentante dello Stamento reale per il Capo di sopra, si imbarcarono a Porto Torres per giungere a Torino i primi giorni del mese di luglio 1793. Vennero raggiunti poi il 4 settembre dagli altri ambasciatori: Michele Aymerich vescovo di Ales e il canonico Pietro Maria Sisternes per lo Stamento ecclesiastico, l’avvocato Giuseppe Ramasso per lo Stamento reale e il vicecensore generale Domenico Simon per lo Stamento militare.
4 settembre 1793 - La delegazione stamentaria giunse a Torino. Lo stesso giorno però il re firmò un regio biglietto contenente l’ordine di sospensione delle sedute parlamentari sarde. Il biglietto non venne consegnato ai rappresentati giunti dalla Sardegna ma recapitato a Cagliari dove giunse a ottobre per essere letto nella seduta dello stamento militare il 23 dello stesso mese. Fu il marchese di Laconi, prima voce dello Stamento militare, a leggere il regio biglietto all’assemblea riunita nella chiesa del Santo monte di Pietà. Con questo regio biglietto il sovrano dichiarava chiuse le sessioni dello Stamento in quanto “sarebbero stati esauriti gli oggetti che ne motivavano la convocazione”. Riuniti a Torino, all’oscuro del contenuto del suddetto regio biglietto, i sei rappresentanti degli Stamenti si impegnarono nella stesura del documento di presentazione delle cinque domande. Il documento, definito “Ragionamento giustificativo” venne presentato al re il 21 dicembre 1793. I verbali degli atti parlamentari presentano così il documento: “Ragionamento giustificativo delle cinque domande del regno di Sardegna dalle quali unicamente dipende il necessario risorgimento dello Stato coll’estirpazione degli abusi”. [n.d.r. Si legga il testo integrale del Ragionamento in Acta Curiarum Regni Sardiniae, vol. XXIV.II, p. 1182]. Il Ragionamento contiene una disanima delle cinque domande che qui riproponiamo.
Le Cinque Domande
1. Prima domanda: “Si desidera il reale dispaccio per la celebrazione delle Corti portate dalle leggi fondamentali del Regno, ed ordine di loro periodica tenuta” - Si chiedeva il ripristino della convocazione decennale del Parlamento per rivendicare l’autonomia della Sardegna nella gestione pubblica.
2. Seconda domanda: “Osservanza delle leggi e privilegi” - Si chiedeva il rispetto delle concessioni elargite dai precedenti sovrani, privilegi spesso dimenticati dal governo sabaudo.
3. Terza domanda: “Impieghi” - Si chiedeva che i ruoli parlamentari venissero attribuiti principalmente a cittadini “nazionali”, contro l'usanza di assegnazione ai piemontesi.
4. Quarta domanda: “Consiglio di Stato” - Si chiedeva l’istituzione di un nuovo ministero, Consiglio di Stato o Terza Sala della Reale Udienza, per le questioni non giudiziarie, trattate fino a quel momento in maniera esclusiva dal viceré e dal suo segretario particolare.
5. Quinta domanda: “Un ministro particolare” - Si chiedeva l’istituzione a Torino di un organo di governo dedicato alla Sardegna, per favorire una gestione unitaria fino ad allora controllata da due differenti ministeri.
I rappresentanti degli Stamenti sardi però vennero ricevuti dal re solo tre mesi dopo il loro arrivo. Vittorio Amedeo III non diede risposte precise alle Cinque domande ma delegò a una specifica commissione l’analisi del contenuto delle richieste.
La commissione non ritenne utile svolgere un’audizione alla presenza della delegazione sarda!
Contemporaneamente, dalla metà del 1793, il viceré Balbiano mise in atto una politica contrapposta all’attività del Parlamento sardo: diplomaticamente emanò una serie di dispacci per porre in cattiva luce l’attività della delegazione, a suo dire potenzialmente minacciosa per l’ordinamento statale; nel concreto attuò una vera e propria politica di repressione fra il 1793 e il 1794.
28 aprile 1794
L’azione repressiva del governatore locale raggiunse il suo apice lunedì 28. Gli avvocati Vincenzo Cabras e Bernardo Pintor, rappresentanti in vista della borghesia cagliaritana e fortemente influenti verso il Parlamento, vennero illegittimamente arrestati nel tentativo di mettere a tacere le aspettative cittadine. Fu così che riemerse prepotente il sentimento di rivalsa, aggravato dall’emissione di un regio biglietto, datato 1° aprile, con cui il sovrano respingeva apertamente le richieste delle Cinque domande. Si sollevò una insurrezione popolare armata che in brevissimo tempo (le cronache parlano di poche ore) permise agli insorti di impossessarsi della città. Nell’arco di una settimana gli stessi riuscirono ad allontanare dall’isola il viceré e oltre 500 piemontesi. Lo stesso giorno, in serata, si insediò la Reale Udienza composta dai soli rappresentanti sardi. Iniziò così il governo autonomo.
Epilogo
Di lì a poco anche il governo centrale si mostrò favorevole alle richieste regionali: il viceré Filippo Vivalda fu più accondiscendente e moderato del suo predecessore. La percezione positiva però durò poco: nell’arco di un anno, nel marzo 1795, il nuovo ministro del viceré riprese con forza la politica repressiva. Il punto di rottura fu la nomina di tre nuovi giudici della Reale Udienza priva della legittima preliminare consultazione del Parlamento, contemporaneamente alla ripresa di azioni intimidatorie e oppressive. La risposta parlamentare non si fece attendere: gli Stamenti non ratificarono le nomine imposte chiedendo la rimozione degli ufficiali. La folla si radunò in massa in piazza Palazzo per dirigersi verso la casa di Girolamo Pitzolo, generale delle armi, dove venne accolta da una sparatoria e dalla presenza minacciosa di due cannoni. Lo stesso Pitzolo si trovò in balia del popolo e venne trucidato nella strada che dal Palazzo viceregio conduce alla torre di San Pancrazio. Il 6 luglio anche Gavino Paliaccio, intendente generale, venne imprigionato dagli insorti, rinchiuso nella torre dell’elefante e ucciso alla fine dello stesso mese.
Dopo questi tragici eventi lo scontro tra le due fazioni continuò estendendosi in tutto il territorio regionale e a Sassari dove successivi e intricati avvenimenti politici favorirono la nascita di un grave stato di agitazione presso gli alti ceti civili ed ecclesiastici cittadini e parallelamente nelle campagne prospettando così una generale insurrezione del Capo di sopra. Per guidare la reazione alla sollevazione nelle campagne logudoresi venne nominato Alternos del Capo settentrionale Giovanni Maria Angioy che, dopo un viaggio trionfale attraverso i paesi in lotta, entrò a Sassari il 28 febbraio 1796.
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