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Santuari Rurali

Santuari Rurali

Santuari Rurali
Busachi, Santuario e Muristenes di Sant'Anna - Foto da PNRR Architettura Rurale

Accanto alla chiesa intesa come singolo monumento, l'architettura religiosa rurale sarda esprime una forma insediativa collettiva unica nel suo genere: i santuari campestri circondati dai novenari e dalle strutture di accoglienza temporanea. 
Il Santuario: espressione di pietà popolare
A differenza delle grandi cattedrali o delle basiliche maggiori (il cui titolo è concesso direttamente dalla Santa Sede), il Santuario nasce perlopiù in modo spontaneo dalla volontà popolare, configurandosi come l'espressione più autentica della pietà delle classi sociali umili. Come sottolineato nelle riflessioni teologiche sulla materia, il santuario unisce la dimensione soprannumentale all'esperienza comunitaria del "popolo di Dio", trovando spesso la propria origine in un evento prodigioso, in un'apparizione, nella custodia di una reliquia o nella memoria di un servo di Dio. 

I novenari e l'architettura delle cumbessias o muristenes
I novenari sono luoghi in cui le popolazioni di diversi paesi si riuniscono per nove giorni prima della festività religiosa, stringendosi attorno al santuario in aperta campagna. Il fulcro architettonico e sociale di questi insediamenti è costituito dalle cumbessias (o muristenes): piccoli locali monoambiente disposti a schiera attorno alla chiesa, destinati a ospitare le famiglie durante il periodo della festa.
Come evidenziato dagli studi di Maria Grazia Mele, la diffusione di questi santuari novenari in Sardegna si contrappone alla scarsa presenza di santuari martiriali o legati a fenomeni epifanici, riflettendo una duplice spinta: da un lato la politica ecclesiastica volta a rivitalizzare le sedi e il controllo del territorio, dall'altro una profonda devozione spontanea. Tra il XVII e il XVIII secolo, in particolare, si assistette a una forte incentivazione nella costruzione dei muristenes anche per ripopolare e presidiare le zone rurali abbandonate.
La gestione di questi alloggi temporanei presentava in passato forme miste: vi erano quelli di proprietà della chiesa (gestiti da un procuratore del parroco) e quelli di proprietà privata. La vita all'interno dei novenari seguiva rigidi codici di convivenza e tradizioni comunitarie.
Esistevano i novenanti interni, che risiedevano stabilmente nei locali per tutti i nove giorni; quelli che partecipavano solo alle funzioni diurne, i cosiddetti coricantes, che prendevano parte esclusivamente alle funzioni notturne (una figura poi estintasi anche a seguito di provvedimenti ecclesiastici). 
Questa straordinaria "festa lunga", studiata da antropologhe come Clara Gallini, rappresentava la sospensione della faticosa vita quotidiana nei campi e il momento culminante per rinsaldare i legami comunitari, ereditando – cristianizzandoli – antichi culti della fecondità e radici insediative di lunghissimo corso. Oggi, i novenari e le chiese campestri continuano a vivere non solo attraverso la devozione dei residenti e dei pellegrini, ma anche come mete privilegiate di un turismo culturale lento e consapevole.

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9/9/2026 - 13:09

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