I Mulini idraulici rappresentarono per secoli il sistema fondamentale per la macinazione dei cereali in Sardegna. Sorgevano lungo corsi d'acqua sfruttando canali artificiali (gore) e sbarramenti trasversali (nasse o forti) per deviare e rallentare i flussi. In Sardegna si diffusero in particolare i mulini a ruota orizzontale, meglio adattabili al terreno e con minori esigenze di portata d'acqua rispetto a quelli vitruviani a ruota verticale.
Introdotti intorno ai secoli XI e XII dai monaci (originari proprietari insieme alle signorie laiche), passarono in gestione ai privati dal XIX secolo in poi. Un esempio significativo è a Samugheo, lungo il Rio Accoro, dove furono utilizzati fino al 1980 circa.
Vittorio Angius, collaboratore dell'abate Casalis, percorse la Sardegna tra il 1832 e il 1848 documentando usi, feste, storia e attività produttive, con frequenti citazioni su mulini idraulici, gualchiere e attività di macinazione (tra cui la menzione del Riu de sos molinos a Paulilatino).
L'Archivio di Stato di Cagliari conserva i registri relativi alle concessioni per la fabbricazione di mulini idraulici durante i periodi tardo-spagnolo e sabaudo (come la concessione a Francesco Antonio Serra a Samugheo del 29 aprile 1756).
Settore Oleario: La produzione di olio in Sardegna ha radici storiche profonde, caratterizzata storicamente da forti limiti ma anche da grandi interventi di innovazione agraria nell'Ottocento, legati all'opera di ecclesiastici (come monsignor Navoni e Giovanni Bua) e di imprenditori come l'ingegnere Léon Goüin.
Esempi Significativi di Interventi sul Territorio (Progetti di Recupero PNRR)
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