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La cottura

La cottura

La cottura

Nella Sardegna tradizionale il forno aveva caratteristiche differenti a seconda della relativa zona di appartenenza.

Nel Campidano, e in generale nelle aree collinari e di pianura, il forno, a cupola poggiante su un parallelepipedo a base quadrata, era collocato preferibilmente all’esterno della casa, in sa lolla o in sa dom’’e su vorru. Nei paesi della montagna centrale, in cui si confezionava il pane biscottato, il

forno normalmente si apriva sulla cucina, come in Ogliastra, mentre in Barbagia era interamente interno alla casa, senza canna fumaria e basso, sì da adattarsi alla postura de sa coidora seduta per terra.

La fase della cottura, come d’altro canto quella della lievitazione, era ritenuta particolarmente delicata e si temeva che il buon esito delle operazioni potesse essere inficiato da forme di aggressione magica. Si riteneva necessario, pertanto, ricorrere a riti protettivi in grado di stornare ogni forma di negatività.

L’introduzione del pane nel forno era preceduta e seguita da segni di croce (spesso realizzati con la scopa utilizzata per asportare la cenere e/o con la pala impiegata per infornarlo), preghiere, gesti di purificazione, invocazione ai santi. Non di rado, prima dell’infornata del pane, era consuetudine in numerosi centri dell’Isola “battezzare” il forno, lanciandovi dentro una manciata di sale.

Fra i santi maggiormente invocati vi era Santa Rosa «In nòmini de Santa Rosa, /  fundu bellu e faci gratziosa» (‘In nome di Santa Rosa, / fondo bello e faccia graziosa’).

Frequentissime, una volta introdotto il pane, erano le orazioni rivolte a Sant’Antonio abate, altrimenti noto come Sant’Antoni ’e su fogu, affinché intercedesse in modo che il pane non si bruciasse.

Aggiornamento

22/6/2024 - 15:55

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