Festa in una chiesa campestre, presso Cagliari. Litografia a colori 1839-1840. Da Sardegna DL
Noemi rivedeva la chiesetta grigia e rotonda simile a un gran nido capovolto in mezzo all’erba del vasto cortile, la cinta di capanne in muratura entro cui si pigiava tutto un popolo variopinto e pittoresco ...
La festa durava nove giorni di cui gli ultimi tre diventavano un ballo tondo continuo accompagnato da suoni e canti.
Così Grazia Deledda, nelle pagine del più noto fra i suoi romanzi, Canne al vento (1913), descrive con grande potere di suggestione la festa di Nostra Signora del Rimedio. Quest’ultima rientra nella categoria dei novenari: istituzioni festive tipiche della cultura tradizionale sarda che prevedono, specie in primavera e in estate, nove giorni di celebrazioni (novena) prima della festa del santo titolare della chiesa campestre presso la quale vengono officiate tali forme di ritualità religiosa. Attorno al santuario, o nelle sue vicinanze, si raccoglie un agglomerato di piccoli edifici monovani o bivani, detti cumbessias o muristenes, che durante la novena si animano, costituendo l’alloggio, anche notturno, per i novenanti.
Anche le tre dame Pintor, tra le figure principali del romanzo, possedevano nel villaggio della novena due fra sas muristenes più antiche, dette de sas damas, poiché divenute quasi di loro proprietà in seguito a donazioni elargite alla chiesa dalle loro nobili ave.
Le novene, altrimenti dette nella letteratura antropologica di riferimento feste lunghe, costituiscono realtà culturali complesse, in quanto il momento religioso si somma a quello festivo, con l’organizzazione di lauti banchetti, più canti e balli aventi luogo nello spiazzo antistante il santuario.
Poche pennellate bastano all’arte della scrittrice Premio Nobel per suggerire al lettore il vortice del ballo tondo "nella penombra perlacea della luce lunare": le sagome dei danzatori riflesse sui muri della chiesa, lo scintillio dei bottoni d’oro, i galloni argentei dei costumi, i tasti della fisarmonica.
E i piedi si sollevavano sempre più svelti, battendo gli uni sugli altri, percotendo la terra come per svegliarla dalla sua immobilità.
E ancora, la pagina letteraria riesce a restituire il paesaggio sonoro del novenario: oltre al suono della fisarmonica, le grida dei venditori ambulanti, le urla dei giocatori di morra, il canto in ottava rima dei poeti estemporanei.
Con altrettanta maestria sono descritti i momenti di religiosità, come il canto dei gosos, le laudi sacre, dentro la chiesa:
Era come il mormorio lontano del mare, il muoversi della foresta al vespero: era tutto un popolo antico che andava, andava […] ebbro di dolore e di speranza […]. Efix con la testa fra le mani cantava e piangeva. Grixenda guardava avanti a sé con gli occhi umidi che riflettevano la fiammella dei ceri e cantava e piangeva anche lei […]
Come si evince specie dall’ultimo passo citato, la descrizione della festa campestre si presta alla rappresentazione corale e identitaria del popolo sardo.
Non stupisce, pertanto, che presso il Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde - Museo del Costume di Nuoro l’installazione della sala contenente i manichini che indossano i più importanti abiti tradizionali festivi dell’isola riproduca una grande processione religiosa, idealmente indirizzata verso la cappella di un santuario campestre. L’ambiente sacro è allestito in uno spazio-vetrina, dove sono esposti oltre 450 gioielli e amuleti a contorno di immagini sacre, arredi e oggetti liturgici. Precedono la cappella, sancta sanctorum del Museo, la ricostruzione di una cumbessia o muristene, la vetrina dedicata a La grande festa campestre (1910-1911) del pittore sassarese Giuseppe Biasi, evocante gli spazi e gli ambienti circostanti i santuari campestri, con installazioni a tema (fra cui i venditori ambulanti, che trovano riscontro, oltre che nell’opera pittorica, nel citato romanzo deleddiano). Tale richiamo all’opera artistica insito nell’installazione costituisce una forma di artification del patrimonio folklorico esposto che agevola l’immersione emozionale del visitatore nel contesto museale.
Date → 10 April 2026