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Iglesias, chiesa di San Salvatore

Iglesias, chiesa di San Salvatore Iglesias, chiesa di San Salvatore
Come arrivare
Iglesias è facilmente raggiungibile dalla SS 130. All'ingresso della cittadina (62 km da Cagliari), la chiesa è visibile sulla s. al di là della strada ferrata.

Il contesto ambientale
Il territorio di Iglesias ha restituito tracce di continuità abitativa fin dall'età preistorica. Ad attestare l'origine dell'abitato fin dall'età bizantina è la chiesa cruciforme di San Salvatore. L'edificio restò a lungo in stato di abbandono e fu infine utilizzato come cantina domestica. Solo in tempi recenti è entrato a far parte del patrimonio del Comune di Iglesias che sta ora procedendo al suo recupero e valorizzazione.

Descrizione
Pur ridotta a un rudere, la chiesa di San Salvatore trae la sua importanza dal fatto d'esser compresa nel ristretto gruppo di chiese cruciformi sarde inquadrabili nell'età bizantina. Per via della prossimità di forme con la chiesa di Santa Croce a Ittireddu, può collocarsi nel IX-XI secolo.
La pianta cruciforme si sviluppa per una lunghezza di 25 m. La navata principale interseca il transetto con un angolo solo apparentemente retto; in realtà, i corpi di fabbrica si incrociano con un angolo di cento gradi.
Nella facciata si apre un portale del tipo architravato semplice con architrave gravante sulla murature perimetrali. Il secondo accesso all'edificio è tramite un portale del tipo centinato a tutto sesto, nella testata del braccio destro del transetto. Un terzo accesso alla chiesa è stato di recente identificato lungo il lato sinistro del transetto.
Dalla parte opposta alla facciata la navata principale si chiude con un muro che mostra evidenti segni di ammorsatura di un'abside. La presenza dell'abside ha trovato definitiva conferma durante gli ultimi lavori di restauro quando è emerso il perimetro di fondazione, in perfetta corrispondenza con i conci di ammorsatura. Nella stessa occasione sono state riportate alla luce anche le fondazioni di altre due absidi, orientate come la principale ma posizionate ai lati del transetto. I bracci sono voltati a botte, mentre nel punto di incrocio si innalza un tiburio coperto da tetto a spioventi, ma originariamente concluso anch'esso con una volta a botte.
La tecnica edilizia è piuttosto curata, con uso di grandi blocchi ben squadrati negli angoli esterni dei bracci e di pietre di dimensioni inferiori nella tessitura dei paramenti murari. Dall'analisi della muratura, classificabile come"opus incertum", emerge anche il largo uso di mattoni in cotto di almeno due tipi: il più antico rispetta l'unità di misura bizantina, il cosidetto piede bizantino, l'altra risulta di origine e realizzazione autoctona. L'intero edificio versa in pessime condizioni e privo di puntelli crollerebbe. I lavori procedono su due fronti: consolidando la struttura e documentando il restauro. Molto è irrimediabilmente perduto, purtroppo anche le pitture murali che ornavano l'interno della chiesa.

Vedi la pianta e le sezioni del monumento

Storia degli studi
La chiesa è stata studiata alla metà del XX secolo da Raffaello Delogu. Successivi approfondimenti si devono a Giorgio Cavallo (1976), in relazione allo sviluppo della architettura cruciforme in area mediterranea, e ad Alfredo Ingegno, che riferisce sulle precarie condizioni statiche del monumento. Si segnala infine la scheda di Margherita Coppola nel catalogo di una mostra fotografica sulle chiese bizantine della Sardegna.

Bibliografia
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 34-35;
G. Cavallo,"Un edificio altomedievale ad Iglesias", in Aspetti delle scienze, della cultura e delle arti, Iglesias, n. 1, 1976, pp. 3-7;
A. Ingegno, Iglesias un secolo di tutela del patrimonio architettonico, Oristano, 1987, pp. 143-144;
R. Coroneo-M. Coppola, Chiese cruciformi bizantine della Sardegna, Cagliari, 1999, pp. 31-33.
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