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Cuentos

La raccolta fondi per la statua del Redentore

La raccolta fondi per la statua del Redentore

Nuoro, ai piedi della statua del Redentore. Foto di Antonio Ballero. Da Sardegna DL

Le origini della festa del Redentore a Nuoro sono da ricercarsi nelle iniziative predisposte in concomitanza con l’anno giubilare 1900, allorché papa Leone XIII espresse la volontà che venissero collocate su 19 vette d’Italia altrettanti simulacri di Gesù Redentore. Il Monte Ortobene di Nuoro fu tra le zone prescelte. La diocesi della città barbaricina si occupò di definire le caratteristiche dell’opera e di reperire i fondi necessari.

Alla campagna di raccolta dei fondi partecipò anche Grazia Deledda, che non mancava di spirito d’iniziativa e piglio risoluto, scrivendo una “lettera-appello” sul quotidiano L’Unione Sarda pubblicata il 18 luglio 1901, per raccogliere le ultime centinaia di lire destinate a coprire totalmente il costo della poderosa statua e della sua installazione. La scrittrice nuorese, che ormai da un anno viveva a Roma, rilanciò sul quotidiano sardo l’idea proposta da un Comitato di signore nuoresi, che avrebbe raccolto oggetti al fine allestire una lotteria sull’Ortobene, in modo tale da poter completare, con i guadagni, l’importo ancora mancante per la realizzazione e il posizionamento della colossale statua del Cristo. 

Così la futura Premio Nobel si rivolgeva alle sue conterranee dalle colonne de L’Unione Sarda:
«Io sono qui a Nuoro per qualche giorno e non faccio parte del Comitato: tuttavia, per mezzo di questo cortese giornale, mi rivolgo alle gentili signore e signorine di Cagliari e di tutta la Sardegna perché vogliano anch’esse prendere parte alla generosa opera delle signore nuoresi. Inviare ciascuna un oggettino dimenticato in un angolo della loro casa, un libro, un pezzo di stoffa, un lavoretto, un ventaglio di carta, ecco ciò che io domando alle mie gentili conterranee. Gli oggetti possono essere inviati per mezzo di un pacco postale, o meglio come campioni senza valore (se non oltrepassano i 400 grammi)».
La generosità delle benefattrici sarebbe stata premiata con la pubblicazione dei loro nomi sul giornale.

Da L’Unione Sarda del 26 luglio 1901 la stessa Deledda forniva le istruzioni alle signore e signorine cagliaritane che avessero voluto partecipare alla meritoria raccolta di oggetti da destinare alla lotteria. I doni sarebbero dovuti confluire presso il negozio storico di Cagliari Guglielmo Cau e fratelli fondato nel 1878, nato come laboratorio di cornici, che divenne una rinomata fabbrica di mobili d’arte e arredamento di pregio.
«Le signore e signorine di Cagliari che volendo offrire gentilmente oggetti per la lotteria potranno consegnarli nel negozio Cao e fratelli (via Manno 1). I signori Cau s’offrono cortesemente d’imballare e spedire tutti gli oggetti che verranno consegnati assieme a vari graziosi doni da loro generosamente offerti».

La statua bronzea, alta 7 metri e del peso di 18 quintali venne fusa a Napoli, dove risiedeva l’autore, Vincenzo Jerace. Una volta pervenuto a Nuoro, l’imponente simulacro fu trasportato da carri a buoi messi a disposizione dai contadini nuoresi. L’opera venne inaugurata il 29 agosto del 1901, con rievocazione annuale e annesso rito religioso. 
Il colossale monumento poté essere realizzato grazie allo slancio dei sardi che raccolsero 14.000 lire per la fusione della statua. Il resto delle spese, 1800 lire, fu raggranellato dalle donne sarde tramite la lotteria incoraggiata di Grazia Deledda Madesani. 

Fin dall’inizio, la festa del Redentore fu animata dalla devozione dei fedeli, perciò può essere senz’altro definita ab origine come festività religiosa. A poco più di dieci anni di distanza dall’inaugurazione del sacro simulacro, così si legge nel romanzo deleddiano Canne al vento (1913) a proposito del fermento messo in moto dalla festa: 

«Dapprima salirono sul monte Orthobene, per la festa del Redentore. Era d’agosto, la luna grande rossa sorgeva dal mare e illuminava i boschi. Di lassù, sì, Efix vedeva il suo Monte lontano, e passò la notte a pregare, sotto la croce nera che pareva unisse il cielo azzurro alla terra grigia. All’alba s’udì un salmodiare lontano; una processione salì dalla valle e in un attimo le rocce si coprirono di bianco e di rosso, i cespugli fiorirono di volti di fanciulli ridenti, e sotto gli elci i vecchi pastori s’inginocchiarono come Druidi convertiti. 
Il sentimento religioso è ben rappresentato nel medesimo romanzo dall’atto di inginocchiarsi a testa china di Efis, alla vista, pur da lontano, del Redentore: «da un punto aperto della valle vide il Redentore sopra la roccia con la grande croce che pareva unisse il cielo azzurro alla terra grigia, […]».

La festa religiosa, tutt’oggi, si svolge il 29 agosto, anniversario dell’inaugurazione della statua del Redentore. Muovendo dalla Cattedrale di Nuoro, Santa Maria della Neve, i fedeli di primo mattino si recano in pellegrinaggio sull’Ortobene, ove è sita la colossale effige del Redentore. Il momento di maggior suggestione è la celebrazione della Messa solenne. Con l’andar del tempo al carattere prettamente religioso della festa si accostò quello folkloristico. Oggidì i due aspetti convivono, pur essendo ripartiti in momenti differenziati. L’ultima domenica di agosto si svolge uno dei più importanti eventi folkloristici dell’Isola. Sfilano circa tremila figuranti in abiti tradizionali, duecento amazzoni e cavalieri anch’essi abbigliati secondo tradizione. Quest’anno l’evento avrà luogo domenica 23 agosto. deleddiana.

La Galleria di immagini che segue rappresenta una selezione di fotografie scattate da Antonio Ballero sul Monte Ortobene nei pressi della statua del Redentore.