Dopo la crisi insediativa del XIV secolo, che aveva quasi azzerato i centri abitati, il Sulcis è rimasto per secoli un “vuoto di villaggi”. Come evidenziato dal geografo francese Maurice Le Lannou, la storia insediativa della Sardegna è stata dominata dalla ricerca della sicurezza e dal controllo del territorio:
«La preoccupazione essenziale nella storia della Sardegna, quella che in particolare ha avuto una influenza decisiva sulla struttura dell’habitat rurale è stata, dunque, la preoccupazione della sicurezza. È durante il XV e il XVI secolo che le regioni periferiche della Sardegna conobbero il massimo di desolazione. Anche il Sulcis è deserto: il grosso borgo di Iglesias e i villaggi della parte riparata del Cixerri sono i centri vicini più popolati».
A partire dal Settecento, la ricolonizzazione del Sulcis è ripartita proprio da questi habitat rurali dispersi, spinta dallo sfruttamento degli spazi lasciati liberi nelle regioni periferiche, dalle condizioni di miseria interna e dalla ricerca di un modello economico autonomo fondato sulla cellula familiare anziché sulla comunità tradizionale. La storia di questa dispersione si configura come un riscatto socio-culturale in cui il solo punto di riferimento era il paesaggio circostante.
L'organizzazione dello spazio rurale sulcitano si articola in differenti modelli abitativi legati alla vocazione produttiva e alla crescita progressiva dei nuclei:
Medaus: Piccoli nuclei autosufficienti di 5-6 cellule edilizie a vocazione prevalentemente pastorale e di tipo bifamiliare che, nel tempo, sono cresciuti fino a diventare borghi, ospitando talvolta anche servizi essenziali come le scuole elementari (oggi dismesse a causa dello spopolamento). Il termine deriva dal sardo madàu, collegato all’ovile e al ricovero del bestiame, e spesso prendeva il nome della famiglia fondatrice.
Furriadroxius: Insediamenti monofamiliari stabili a vocazione contadina e agricola, basati su cellule autonome fortemente radicate nella gestione diretta del fondo.
I Boddeus: Nel corso dell'Ottocento, la tendenza delle famiglie residenti nei medaus ad aggregarsi attorno alle antiche chiese rurali ha dato vita progressivamente ai nuclei amministrativi noti all'epoca come boddeus.
Il principio ispiratore del medau risiede nel modello del nucleo autosufficiente, collocato a distanza dagli altri al di fuori di ogni economia di spazio formale. La scelta insediativa non produce mai un habitat compatto, ma prolunga la dispersione in una forma di "sfrangiamento" del centro che si allarga senza mai perdere la propria dimensione reticolare. L’architettura nasce da esigenze minime di sopravvivenza all’interno dei rapporti familiari, rifuggendo le regole rigide delle costruzioni di tipo urbano.
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Autore : Pillai, Carlo
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