Suivez-nous sur
Recherche Rechercher sur le site

Histoires

Grazia Deledda: il Nobel

Grazia Deledda: il Nobel

Il 10 dicembre 1927 a Stoccolma, Grazia Deledda ritirò il premio Nobel 1926 per la letteratura assegnatole “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.

Grazia Deledda accoglie il Nobel con un discorso intenso e commovente.
"Sono nata in Sardegna, la mia famiglia è composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi. Aveva autorità e aveva anche biblioteca, ma quando cominciai a scrivere a 13 anni, fui contrariata dai miei.
Il filosofo ammonisce.
Se tuo figlio scrive versi correggilo e mandalo per la strada dei monti.
Se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora.
Se fa per la terza volta lascialo in pace perché è un poeta.
Senza vanità anche a me è capitato così. Avevo un irresistibile miraggio del mondo, e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruì una casa mia dove vivo tranquilla col mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani. Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino, ma grande sopra ogni fortuna la fede nella vita e in Dio. Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne.
Ho guardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo. Ho mille e mille volte poggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie, ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l’acqua corrente. Ho visto l’alba e il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne, ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo. E così si è formata la mia arte, come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo."

Ascolta l’audio originale di un frammento del discorso nel sito Teche RAI

È stata la prima e unica donna italiana a vincere il premio Nobel per la letteratura.
Osteggiata dalla famiglia di origine e da alcuni intellettuali dell’epoca, che usarono appellativi come la scrittrice con la quarta elementare o la massaia della letteratura, ma supportata con costanza dal marito, riuscì a inserirsi a pieno titolo nel panorama letterario internazionale, fino a ottenere il premio all’età di 55 anni, dopo diverse candidature.

Il discorso pronunciato con un tono di voce basso e delicato è un breve capolavoro di scrittura in cui sono condensati i temi ricorrenti nella sua poetica, le sue origini, la sua isola, la sua educazione e il suo amore istintivo e profondo per la scrittura. È potente ed emotivamente coinvolgente il richiamo all’ammonizione del filosofo che richiama simbolicamente un precetto educativo, il tentativo di correzione su una predisposizione naturale alla scrittura che emerge nonostante la correzione e che deve essere rispettata quale identità profonda e necessaria del poeta.

La medaglia e la pergamena del Premio Nobel ono conservate e visibili nel Museo Deleddiano-Casa natale di Grazia Deledda, allestito a Nuoro nella casa in cui Grazia Deledda visse fino al 1900 prima delle nozze e del trasferimento a Roma. Nel Museo la sala V è dedicata al Premio Nobel: ospita la medaglia, il diploma originale, pannelli con immagini della premiazione e brani tratti dal discorso ufficiale pronunciato durante la cerimonia, immagini del banchetto serale, un monitor in cui scorrono fotografie e filmati che rievocano la visita della scrittrice a Stoccolma.

Per approfondire guarda il video promozionale realizzato dalla Regione autonoma della Sardegna in occasione dei 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda: 150 anni con Grazia: il conferimento del premio Nobel nel 1927.