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Francesco Aventi

Francesco Aventi

Francesco Aventi è uno studioso di problemi dell'agricoltura che, dopo aver visitato l'isola nella primavera del 1869, scrive un saggio sotto forma di lettere, quattordici in tutto, indirizzate al professor Francesco Luigi Botter direttore del "Giornale di Agricoltura del Regno d'Italia" - quindicinale specialistico della materia - che poi le raccoglierà tutte insieme con una piccola prefazione nel dodicesimo volume, uscito in quello stesso anno.
La sua è un'inchiesta agraria, nata inizialmente come studio del progetto di colonizzazione della valle del Coghinas, promosso in quegli anni, e poi estesasi alle altre parti del territorio, considerato dal punto di vista dell'agronomo come vergine, incontaminato, dove cioè il margine di progresso della tecnica è vastissimo, dove "tutto è da fare, tutto da innovare, per metterla parallela alle cognizioni e al progresso agrario di parecchie Provincie del Continente".
Scritta in forma di diario, la narrazione ha inizio il 25 aprile con l'approdo a Caprera, di fronte alle cui bellezze l'Aventi si sente stretto nei panni dell'osservatore agrario, e vorrebbe raccontare "minuto per minuto" la sua esperienza, non soffermandosi solo sugli aspetti statistici. A Caprera viene accolto dall'esule Garibaldi, col quale pranza e visita i fruttiferi dintorni della casa, prima di vedere e descrivere dettagliatamente i meccanismi di un funzionale mulino a vento.
L'opera è incentrata sulla descrizione delle colture e sull'indicazione dei maggiori problemi che ne limitano lo sviluppo, sulla composizione dei terreni, sul carattere dei fiumi e lo stato delle acque, ma in calce trovano spazio osservazioni sulla vita e sulle usanze delle persone incontrate nei vari paesi, che rendono l'opera più scorrevole. Gli anni sono quelli della Commissione di Inchiesta a cui l'Aventi affida le speranze della rinascita, in primo luogo col debellare la malaria, sulla quale torna spesso, evidenziando il danno - sociale ed economico - dovuto alla "sarda intemperie". "La Sardegna sente il bisogno imperioso di popolazione. La Sardegna dovrebbe essere colonizzata ma una colonia utile non l'avrà mai se non si parte dalla base, cioè quella di migliorar l'aria con tutti i mezzi in nostro potere". A questo argomento si riferisce pure nella conclusione, nei toni di un accorato appello: "fate pure un cammino di rose per chi vuol viaggiare nella vostra isola, ma non troverete chi la voglia percorrere o tanto meno soffermarsi, se ad ogni tratto la malaria lo disgusta, lo ammorba, lo uccide".

Aggiornamento

25/6/2026 - 13:34

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