La mutazione

Proseguono gli appuntamenti del progetto "La mutazione: miracolo e tradimento nel dopoguerra italiano", ideato da Mario Faticoni, con la programmazione cinematografica curata, al teatro Sant'Eulalia, dal critico Gianni Olla. Lunedì 4 febbraio, alle ore 21:00, verrà proiettato con ingresso libero il film "Una vita difficile", regia di Dino Risi. La visione sarà preceduta da una conversazione con Gianni Olla sui temi del film. L'iniziativa è organizzata da Il crogiuolo in collaborazione con il circolo del cinema Charlie Chaplin.

Una vita difficile
Regia: Dino Risi – soggetto e sceneggiatura: Rodolfo Sonego – fotografia: Leonida Barboni – montaggio: Tatiana Casini – scenografia: Mario Chiari – musica: Carlo Savina.
Interpreti: Alberto Sordi (Silvio Magnozzi), Lea Massari (Elena), Claudio Gora (commendator Bracci), Lina Volonghi (madre di Elena), Franco Fabrizi (Simonini).
Produzione: Dino Laurentis
B/N – Italia – 1961
Durata: 118 minuti

Silvio Magnozzi, partigiano rifugiatosi in una cascina, viene salvato da una donna, Elena, che uccide il soldato tedesco che gli da la caccia. Nell'immediato dopoguerra, i due sono a Roma, in procinto di sposarsi. Silvio, che ha creduto nei cambiamenti radicali promessi dalla Resistenza, partecipa alle grandi manifestazioni politiche. Ma si ritrova, la sera del referendum che sancirà la nascita della Repubblica, proprio in una casa di monarchici. Successivamente, finisce in carcere per aver partecipato ai moti che seguirono all'attentato a Togliatti. Aspirante giornalista, sempre sull'orlo della disoccupazione proprio a causa dei suoi servizi che denunciano le malefatte dei nuovi padroni d'Italia, non riesce a mantenere neanche la compagna che, avuto un figlio da lui, torna dalla madre a Viareggio. Stanco però di quella vita in bilico tra entusiasmi e miserie, accetta la proposta di un industriale, suo nemico, e accetta l'incarico di addetto stampa. Ad una festa, ai bordi di una piscina, accanto alla moglie, tornata a Roma e finalmente soddisfatta del crescente benessere e persino della vita mondana, Silvio viene sbeffeggiato pubblicamente dal suo principale, che lo tratta come un servo. Questa volta reagisce e spinge il suo capo nella piscina. Quindi se ne va assieme alla moglie.

Controstoria del dopoguerra: dalle speranze del 1945 al trionfo dei nuovi padroni. Silvio Magnozzi, alias Alberto Sordi, che collaborò con l'amico Sonego, da sempre suo sceneggiatore "impegnato", è un pò l'emblema di un'italianità dignitosa e orgogliosa, in qualche modo lontana dal ritratto stereotipato che si è imposto all'opinione pubblica a partire da altre interpretazioni dell'attore. Nella scelta di Sordi e Risi pesò il precedente di Tutti a casa, girato l'anno prima da Comencini, dove l'attore costruiva il suo "eroe per caso" nella temperie della guerra e della dissoluzione dell'Italia fascista e monarchica. Il terzo tempo di una possibile trilogia, cioè Il sorpasso, girato l'anno successivo dallo stesso Risi, non fu però accettato da Sordi che rifiutò il ruolo (poi offerto a Gassman) proprio perché ritenuto eccessivamente cinico e negativo. La chiave del film è ovviamente la commedia: o meglio l'essenza della commedia italiana, macchiettistica per certi versi, caricaturale in altri, ma dominata da un'amarezza di fondo e da una precisa radiografia del mutamento italiano. Insomma, al di là della finzione, si staglia il documento storico.

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