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Legislazione sulle altre minoranze linguistiche

Il Vecchio Continente non è solo un mosaico di lingue, ma anche un puzzle di situazioni molto diverse tra loro in materia di tutela delle minoranze. Nonostante l'Europa abbia approvato la sua Carta delle Lingue che impone misure di salvaguardia agli Stati Membri, le situazioni di tutela effettiva sono molto diverse tra loro. Uno degli stati meno favorevoli alle misure di tutela è certamente la Francia, nella quale nacque in epoca rivoluzionaria e napoleonica l'assioma giacobino di una sola lingua per tutti i cittadini di una nazione. Pertanto in territorio francese il bretone, il basco e il corso non hanno mai avuto vita troppo facile. In Inghilterra sono ormai scomparsi il Cornish (lingua della Cornovaglia) e lo Scozzese gaelico, resiste il Gallese. Problemi ha avuto e ha anche il gaelico di Irlanda, nonostante la classe dirigente irlandese lo promuova in ogni sede compresa quella europea. Fiammingo e Francese convivono in Belgio, Svedese e finlandese in Finlandia, mentre lingue come il Sami e il Rom stentano a trovare protezione efficace. In Italia la 482 ha innovato tantissimo un quadro che rischiava di diventare mortifero. La legge ha consolidato, insieme ad altre lingue, anche il catalano di Alghero, il francoprovenzale di Piemonte e Valle d'Aosta e il germanico dei Cimbri e dei Mochemi in Trentino-Alto Adige. Restano aperte molte questioni sul versante della definizione "lingua-dialetto". Ci sono state e ci sono rivendicazioni del piemontese e del veneto. In Sardegna il gallurese, il turritano e il ligure di Carloforte-Calasetta non sono stati riconosciuti "lingue" dalla legge nazionale.

Italia

La Repubblica tutela con la legge n. 482 del 1999 la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo. Tale strumento normativo, a cinquanta anni dall'approvazione della Costituzione Repubblicana, ha certamente dato un'opportunità in più a queste lingue che rischiavano seriamente di scomparire. Secondo i dati diffusi nel 2005 dal Ministero dell'Interno in merito alla popolazione racchiusa entro i confini della delimitazione territoriale prevista dall'articolo 3 della 482, la minoranza più numerosa è quella sarda. Il dato riferito dal Ministero è di circa 1.200.000 residenti nel territorio che si autodefinisce "di lingua di minoranza". La Ricerca Sociolinguistica della Regione Sardegna del 2006 chiarirà questo dato che comunque è importante dal punto di vista politico. Una minoranza molto attiva è quella friulana che può contare su diverse centinaia di migliaia di parlanti nella provincia di Udine e in altre province. Particolare il caso degli occitani delle valli in provincia di Cuneo che fino agli anni Settanta non avevano neppure la coscienza di parlare varietà dell'antica lingua d'oc. Soprattutto nel Sud sono diffusi gli enclave di parlanti albanese e croato, frutto di antiche migrazioni dai Balcani. Il ladino è parlato in Alto Adige e Veneto con una sostanziale unità di base che convive con le varietà locali (un po' sul modello del sardo).

1948 - Statuto della Regione Valle d'Aosta - Capitolo IV Lingua e Ordinamento Scolastico
1976 - Provincia di Bolzano su tedesco e italiano nel pubblico impiego
1988 - Valle d'Aosta su norme per l'indennità di bilinguismo
1988 - Trentino Alto Adige Lingua tedesca e ladina
1990, 1997 - Regione Piemonte su occitano, francoprovenzale e walser
1991 - Regione Friuli Venezia Giulia sulla lingua slovena
1996 - Regione Friuli su lingua friulana
1997 - Regione Molise su minoranze croate e albanesi
1998 - Regione Basilicata su comunità albanese
1998 - Regione Sicilia su albanese e altre minoranze
2003 - Regione Calabria su albanese, grecanico e occitanico
2004 - Regione Campania su comune Albanofo di Greci (Avellino)


Europa

Lo Stato all'avanguardia in Europa in questo momento sul versante della protezione delle lingue non statali è certamente la Spagna che tutela egregiamente lingue regionali come il catalano, il basco e il galiziano. L'Italia, stato di ispirazione istituzionale francese unitarista, è in mezzo al guado con grossi passi avanti fatti nell'ultimo decennio. I paesi dell'est europeo più prossimi all'Occidente hanno anche essi molte questioni aperte. La diversa politica degli stati fa si che una stessa lingua abbia una tutela diversa a seconda dei confini politici territoriali. Basti pensare al caso del catalano che, particolarmente promosso entro i confini spagnoli (con differenze tra Principato, Valencia e isole Baleari), è debolmente sostenuto in Italia e ostacolato nella Francia del Sud (o Catalogna Settentrionale). La Svizzera, modello di plurilinguismo europeista, tutela anche nel Cantone dei Grigioni il Romancio, che è lingua ufficiale insieme al tedesco. Gli esperti di pianificazione linguistica ritengono necessaria la standardizzazione di forme di lingua "modello" o "bandiera" per la protezione degli idiomi e il loro utilizzo a scuola, nei mass media e nella pubblica amministrazione. Spesso queste operazioni provocano resistenza nei parlanti, negli operatori e nelle autorità locali. I piani di diffusione, promozione e recupero della lingua nel territorio si chiamano invece "normalizzazione", ovvero rendere "normale" in ogni contesto l'uso della lingua minoritaria.

Catalogna - Alcune disposizioni statutarie sulla lingua
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