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Ciusa, Biasi e Figari

G. Biasi, Faisha (1929 circa)
G. Biasi, Faisha (1929 circa)
Altro momento è quello relativo alla presenza in Sardegna di due pittori spagnoli, Eduardo Chicharro Agüera e Antonio Ortiz Echagüe, rispettivamente nel 1901 e nel 1906-1909, rappresentanti della corrente pittorica del costumbrismo iberico, le cui opere risvegliarono la sensibilità dei pittori sardi verso i valori (non ultimo quello dell'identità) delle proprie tradizioni.

Infine nel 1907 il grande successo ottenuto alla Biennale di Venezia dallo scultore nuorese Francesco Ciusa, che con l'opera "La madre dell'ucciso", il cui significato non fu comunque compreso a fondo, portò l'attenzione dei critici della penisola verso i temi della cultura sarda.

In realtà, ciascuno di questi episodi, pur non rappresentando in sé l'inizio del nuovo corso dell'arte sarda, ha costituito un tassello importante di tale processo.

La mostra sassarese del 1896 ha segnato l'avvenuta presa di coscienza, nel ceto intellettuale, della mancanza di un'arte sarda e della stringente necessità del suo sorgere; il soggiorno degli spagnoli ha assecondato l'evolversi della situazione; l'affermazione di Ciusa rappresenta il primo riconoscimento sul piano nazionale del fermento ormai in atto.

Un deciso momento di svolta rispetto alle esperienze ottocentesche si può quindi individuare tra il 1904 e il 1905, anni in cui si delinea per la prima volta una forte saldatura tra gli artisti e gli intellettuali isolani e si assiste all'emergere di tre personalità determinanti per la formazione del movimento figurativo sardo: Ciusa, appunto, e con lui i pittori Giuseppe Biasi e Filippo Figari.

MONOGRAFIE
G. Altea, Francesco Ciusa. Nuoro, Ilisso, 2004 (I maestri dell'arte sarda; 3);
G. Altea, Giuseppe Biasi. Nuoro, Ilisso, 2004 (I maestri dell'arte sarda; 1);
G. Murtas, Filippo Figari. Nuoro, Ilisso, 2004 (I maestri dell'arte sarda; 2).
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