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La rivolta di Ampsicora

Il passaggio della Sardegna sotto la dominazione romana fu una conseguenza, anche se indiretta, della sconfitta subita da Cartagine nella prima guerra punica. Parliamo di "conseguenza indiretta" nel senso che il trattato di pace stipulato nel 241 a.C. tra Roma e Cartagine non prevedeva per quest'ultima la perdita di controllo sulla Sardegna. Tale perdita scaturì dalla decisione di Roma di aderire alla richiesta di aiuto dei mercenari di Cartagine di stanza in Sardegna, ribellatisi a causa dell'impossibilità per Cartagine di far fronte alle loro richieste di pagamento.

La repentinità del passaggio della Sardegna dalla sfera di controllo punica a quella romana è certamente una delle possibili concause che determinarono la difficoltà incontrata da Roma nel tentativo di giungere alla "pacificazione" dell'isola. Nel momento in cui ebbe luogo tale passaggio, i Sardi mostravano infatti connotati culturali profondamente segnati dal plurisecolare rapporto con il mondo culturale fenicio-punico, connotati che, per certi versi, nemmeno i successivi secoli di dominazione romana riuscirono a cancellare del tutto dal "genoma" culturale sardo.

Tutto ciò aiuta ad inquadrare nella giusta luce la cosiddetta "rivolta di Ampsicora", che ebbe luogo in Sardegna nel 215 a.C., durante la seconda guerra punica (219 a.C.-202 a.C.). Nel corso di tale conflitto Roma attraversò una delle crisi militari, politiche ed economiche più profonde della sua storia, a causa delle ripetute sconfitte subite per opera di Annibale, l'abile condottiero cartaginese che ebbe la felice intuizione di spostare lo scontro militare direttamente in Italia. Le notizie relative a tale evento ci sono state tramandate dallo storico di età augustea Tito Livio e dal poeta di età flavia Silio Italico.

Per far fronte alle ingenti spese che il protrarsi del conflitto comportava, Roma dovette adottare misure assai drastiche. Tra queste va certamente annoverato il notevole incremento delle imposizioni fiscali alle province e quindi anche alla Sardegna. Ciò determinò una situazione di forte malcontento tra i Sardi, soprattutto tra i latifondisti sardo-punici che vedevano seriamente danneggiati i propri interessi economici.

Uno di questi era appunto Ampsicora, originario di Cornus, che si pose a capo della rivolta scoppiata per porre fine alle "vessazioni" di Roma. I rivoltosi si schierarono apertamente con Cartagine, che rispose alla richiesta di aiuto inviando in Sardegna Asdrubale, detto il Calvo, uno dei suoi uomini più capaci. Sul versante romano, il comando fu invece affidato a Tito Manlio Torquato.

L'esito della rivolta si decise nel corso di due battaglie campali. Nella prima, svoltasi probabilmente nel Campidano di San Vero Milis, Josto, figlio e luogotenente di Ampsicora, affrontò Tito Manlio Torquato al posto del padre, recatosi in Barbagia per cercare di coinvolgere nel conflitto i Sardi dell'interno, subendo una pesante sconfitta. Lo scontro decisivo, il cui esito fu anche questa volta favorevole ai Romani, ebbe luogo però non lontano da Carales, in una località ubicata probabilmente tra Sestu e Decimo. Nella battaglia sembra siano morti circa dodicimila uomini del fronte sardo-punico, tra cui lo stesso Josto, mentre Ampsicora avrebbe deciso di darsi la morte al termine della battaglia.
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