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Architettura del dopoguerra

Sassari, grattacieli di Piazza Castello, 1952-1965
Sassari, grattacieli di Piazza Castello, 1952-1965
Fù la città di Sassari ad esordire con il primo "grattacielo", costruito nella piazza Castello ai confini del nucleo antico, con un intervento sconvolgente non molto diverso dall'azione del "piccone risanatore" interrotta per la sopraggiunta guerra. Allo stesso modo, anche le altre città dell'isola, Cagliari, Iglesias, Oristano ecc., furono contagiate da questa nuova tipologia multipiano.

Riguardo agli edifici religiosi, nonostante i provvedimenti contro la guerra aerea, che in qualche modo avrebbero dovuto proteggere gli edifici monumentali, anche a Cagliari le bombe danneggiarono in modo talvolta irreparabile diverse importanti chiese.
Si pose allora il problema del ripristino o della ricostruzione, risolto poi in modo differente in relazione alle varie situazioni, tanto da rispecchiare la prassi generalizzata dell'intervento "caso per caso", che spesso portò a eludere i principi della Carta del Restauro sanciti immediatamente prima del conflitto mondiale, a fronte di eventi imprevisti e inediti quali i danni di guerra. Il Genio Civile, sotto l'egida del Provveditorato alle Opere Pubbliche ebbe un ruolo decisivo: interventi con nuove tecnologie, spostamenti di strutture recuperate dalle macerie in altri monumenti, semplici ripristini di strutture, ma non di decorazioni, restituite soltanto nelle sagome, trasformazioni d'uso sono alcune tra le più frequenti operazioni affrontate. Poche chiese furono ripristinate secondo il criterio "dov'era e com'era" (Sant'Anna, San Giuseppe), una fu ricostruita in forme completamente diverse (il Carmine), altre furono demolite ulteriormente per dissesti statici veri o presunti (Santa Margherita, Santa Lucia, San Giorgio), una fu trasformata in auditorium comunale (Santa Teresa).

Meritano però un'attenzione particolare almeno tre interventi risolti in modo diverso: la chiesa tardogotica di San Domenico, recuperata con un'intelligente proposta tra antico e moderno di Raffaello Fagnoni, la chiesa dei SS. MM. Giorgio e Caterina, ricostruita ex novo in tutt'altra parte della città, in seguito alla prassi di trasferire il titolo di antiche chiese a nuove parrocchie, come avvenne per la terza, Santa Lucia, che da chiesa di confraternita del quartiere della Marina divenne parrocchiale dell'ormai popoloso rione di San Benedetto.
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