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Architettura bizantina

Sant'Antioco, Basilica di Sant'Antioco
Sant'Antioco, Basilica di Sant'Antioco
Nell'ambito dell'architettura religiosa della Sardegna bizantina si distinguono tre principali gruppi di edifici.
Il primo comprende tre grandi chiese con pianta cruciforme cupolata, costruite fra il VI e il VII secolo: San Saturnino di Cagliari, Sant'Antioco nel centro omonimo e San Giovanni di Sinis (Cabras). Tutt'e tre le chiese vennero edificate in area funeraria e in settori periferici delle relative città romane di Carales, Sulci e Tharros.
San Saturnino di Cagliari fu progettata con pianta a croce libera. La chiesa fu ristrutturata in età giudicale, per cui oggi è difficile ricostruire l'aspetto che aveva in età bizantina. Il nucleo generatore è il cubo centrale ottenuto mediante quattro robuste arcate, sulle quali poggia la cupola. Probabilmente dal cubo centrale cupolato dovevano partire quattro bracci voltati a botte e divisi in tre navate, secondo il modello della chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli, ricostruita sotto l'imperatore Giustiniano attorno alla metà del VI secolo.
Anche la basilica di Sant'Antioco si conformava allo stesso modello. Come nel San Saturnino di Cagliari, il raccordo fra il cubo centrale e la cupola era ottenuto per mezzo di trombe. Nella chiesa di San Giovanni di Sinis, anch'essa derivata dallo stesso modello, il raccordo è ottenuto invece per mezzo di pennacchi, soluzione senz'altro più consona all'architettura costantinopolitana.
Il secondo gruppo comprende chiese costruite anch'esse nei primi secoli della presenza bizantina nell'isola, ma riutilizzando in parte le strutture di impianti termali di età romana, preesistenti nel sito. È il caso del santuario della Madonna di Bonacattu a Bonarcado, della chiesa di Santa Maria di Mesumundu (Siligo), della chiesa di Santa Filitica (Sorso).
Il terzo gruppo comprende una serie di edifici di piccole dimensioni, la maggior parte dei quali ha pianta cruciforme. La croce generalmente era libera, come nel caso di Santa Maria Iscalas (Cossoine), San Salvatore di Iglesias, Santa Croce di Ittireddu, Sant'Elia di Tattinnu (Nuxis), San Teodoro di Congius (Simaxis). Si discostano da questo modello l'oratorio delle Anime a Massama e dello Spirito Santo a Oristano.
Un caso a sé è rappresentato dalla chiesa cupolata di San Giovanni battista di Assemini, l'unica con pianta a croce greca inscritta in un quadrato. Il problema consiste nell'appurare se realmente gli archi che consentono il passaggio dai bracci della croce alle camere laterali siano tecnicamente e formalmente coerenti con le volte a botte degli stessi e con il dado centrale cupolato, oppure se siano stati aperti in un secondo momento. Esistono buoni argomenti per sostenere sia l'una sia l'altra ipotesi, ma la proposta dell'impianto a croce inscritta fin dall'origine sembra più convincente. Anche in tal caso, però, la cronologia del monumento oscilla fra il VI-VII secolo e il IX-X secolo, dato che l'impianto a croce inscritta cupolata è attestato fin dal V secolo ma conosce un momento di significativa ripresa in chiese dell'età degli imperatori macedoni.
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