Pabillonis, Area archeologica Nuraghe Fenu - Di Prc90 and M.P and G. E. - Opera propria, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37928339

Pabillonis, Area archeologica Nuraghe Fenu


Informazioni
Indirizzo: SP 4.3 - 09030 Pabillonis - località Nuraghe Fenu

Il contesto ambientale
Il complesso archeologico denominato “Nuraxi Fenu” è situato in una località omonima a Nord-Est dell’abitato di Pabillonis, adiacente il tracciato della ferrovia che conduce a Golfo Aranci, all’interno di una fertile piana ricca interessata nei secoli da intense attività agricole.

Descrizione
Il complesso archeologico si estende su un’area di circa 1.600 metri quadri: la sua posizione si colloca lungo l’antico asse viario che, dalla laguna di Marceddì, conduceva verso l'interno passando per le terme di Sardara, le Aquae Neapolitanae di Età Romana.
La porzione occidentale dell’area archeologica era stata in parte smantellata intorno al 1870 per la costruzione di un ponte a supporto della ferrovia ma tutta la zona, interessata da plurisecolare e intensa attività agricola, risulta aver subito dei danni.
Il sito è stato oggetto di ripetute campagne di scavo nel periodo 1996-2004 che ne hanno messo in luce le strutture per tutta l’estensione.
La parte centrale del complesso è occupata da un nuraghe di tipo polilobato costruito con blocchi di basalto, del quale sono riconoscibili cinque torri, oltre a quella principale attorno alla quale si sviluppano, compreso un cortile interno.
Sul versante settentrionale l'edificio è protetto da un antemurale turrito, in cui un villaggio di capanne si inserisce tra questo e il bastione centrale, mentre altre capanne si sviluppano nel settore meridionale. Le sezioni di terra che delimitano lo scavo archeologico lasciano intravedere come le strutture continuino oltre l'area scavata e recintata. Il nuraghe, di planimetria complessa, venne edificato nelle sue parti strutturali principali con blocchi di basalto poliedrici di dimensioni ciclopiche. Si compone di una torre centrale poco conservata in altezza affacciata su un cortile semicircolare nel lato a Nord-Est: attorno a questo corpo principale si sviluppano altre tre torri circolari, chiaramente riconoscibili nonostante le evidenti superfetazioni e modifiche effettuate in periodi diversi. A Sud-Est troviamo la torre A, simmetrica alla torre C, con la quale condivide diametro e tessitura muraria simili.
A Nord-Est troviamo la torre B, quella dotata di maggior diametro, costruita con una poderoso paramento murario esterno, occupata però all'interno da una grande quantità di materiale di crollo al cui interno sono stati rinvenuti numerosi reperti: due lucerne a barchetta, frammenti di tegami, ciotoline carenate in terracotta, pestelli, fuseruole. A partire da Nord-Ovest si evidenzia in elevato e in pianta la torre denominata C all’interno della quale, sotto lo strato di bruciato causato da un vasto incendio che interessò in antico l’intera area, sono stati rinvenuti frammenti di contenitori di ceramica di varia foggia e dimensione. Le tre torri sono raccordate tra loro da brevi tratti murari leggermente curvilinei, all'interno dei quali non è possibile evidenziare se esistessero dei corridoi di comunicazione tra i vari ambienti. Il settore occidentale, affacciato alla massicciata ferroviaria della linea Cagliari-Golfo Aranci, è quello che ha subito la maggiore attività di spoglio del materiale da costruzione, ma non abbastanza per precludere il completamento della lettura planimetrica del monumento: nel lato a maestrale è infatti visibile un tratto di muratura tecnicamente ascrivibile alla stessa manodopera che realizzò le altre strutture, per cui è ipotizzabile la presenza di una quarta torre, denominata F e infine, a difesa del versante a libeccio, di una quinta torre, denominata G, la meno visibile. Al bastione polilobato venne aggiunto un ulteriore corpo difensivo esterno, seguendo la tipologia dell'antemurale turrito, del quale nel versante settentrionale sono riconoscibili sicuramente due torri raccordate da un tratto di muratura rettilineo, denominate D ed E, mentre non è chiara la presenza di una terza, sempre in questo settore. La torre denominata D ha restituito fasi del Bronzo Recente (si segnalano sei alari in terracotta di grandi dimensioni, tre ciotole, un tegame).
Alcune strutture del complesso monumentale presentano segni evidenti di modifiche agli edifici originari, sia all'interno del bastione turrito che all'esterno: in particolare, sia nel settore settentrionale, tra l'antemurale e il nuraghe, sia nel settore meridionale che nella torre denominata A si evidenziano le tracce di murature circolari messe in opera con pietre basaltiche di dimensioni medio-piccole non pertinenti a costruzioni difensive, ma più verosimilmente abitative. La presenza di materiale lapideo sul terreno, seppure non in grandi concentrazioni, appare comunque abbastanza diffusa, per cui non è da escludere che il villaggio possa estendersi anche di gran lunga al di là dell'area oggi meglio visibile, quella oggetto di scavo in anni recenti. L’indagine archeologica ha permesso di rilevare le fasi di vita del villaggio: quella più documentabile viene datate al termine del Bronzo Finale (prima del secolo IX a.C.), con frequentazione in Età Punica e fino alla tarda Età Imperiale romana, quando le strutture originarie, pur con rifacimenti, adattamenti ed aggiunte, vengono utilizzate più o meno sporadicamente (nell’area sono state rinvenute anfore commerciali puniche, sigillata A e ceramica comune).
Il sito nel suo complesso ha subito diverse fasi di abbandono e di rioccupazione più o meno parziale. Dall’analisi dei dati di scavo è possibile ipotizzare differenti momenti di vita dell’area che vanno dal Bronzo Medio e Recente (periodo in cui genti locali si stanziarono in quella piana attirati dalla fertilità del suolo e dalla presenza di corsi d’acqua), con uno sviluppo planimetrico massimo nel Bronzo Finale (1150-900 a. C.), una fase di abbandono alla fine dell’Età Nuragica (determinata da un violento incendio), una sporadica rifrequentazione dell’area in Età Punica e poi la rioccupazione stabile in Età Romana.

Servizi
Non sono presenti servizi.

Storia degli scavi e degli studi
Il sito è stato interessato da diverse campagne di scavo stratigrafico condotte nel periodo 1996-2004 che hanno portato alla luce un nuraghe complesso costituito da un bastione probabilmente pentalobato posto a protezione di un mastio centrale, circondato da un antemurale che racchiudeva le capanne del villaggio, evidenziando diverse fasi di frequentazione dal Bronzo Recente all'Età Storica.
Il complesso archeologico è però ben noto e rinomato per la sua maestosità sin dall'Ottocento: infatti, Vittorio Angius definisce il Nuraghe Fenu “degno di esser considerato e annoverato 'a più grandi che si conoscono”, ma il 18 marzo 1880 il parroco di Pabillonis G. Puxeddu, in una scheda compilata a mano, scrive: “Nuraghe Nuraxi de Fenu. Stato di conservazione in cui trovasi: distrutto” Nel 1918 A. Taramelli conferma e precisa la notizia affermando che “nel tratto del Campidano di Pabillonis [….] si aveva il bel nuraghe Fenu, smantellato per la costruzione di un ponte della strada ferrata” e lo inserisce tra i monumenti preistorici ubicati nel “bacino del Rivus Sacer”, l'attuale Rio Sitzerri, nel territorio compreso tra Neapolis e Sardara, mentre nel 1998 G. Ugas elenca il nuraghe Fenu assieme al nuraghe Santu Sciori come unici nuraghi complessi ancora esistenti nel territorio comunale di Pabilllonis.

Bibliografia
Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari E Oristano, Complesso Nuragico di Nuraxi Fenu. Relazione, per le finalità di cui al Decreto n. 10 del 15 gennaio 2015. Relazione Soprintendenza Beni Archeologici di Cagliari-Oristano; Decreto MIBACT n. 10.2015.
F. Fanari (a cura di), Relazione sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative al patrimonio archeologico del territorio di Pabillonis, Comune di Pabillonis, Assessorato alle risorse archeologiche, Pabillonis 2016. www.comune.pabillonis.su.it/images/BENI_ARCHEOLOGICI/RELAZIONE.pdf.
L. Usai, Nuraghe Fenu. Scoperte recenti, III settimana della Cultura “Italia una cultura da vivere”, mostra fotografica 9-31 Marzo 2001 (Archivio corrente della Soprintendenza per i Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, Faldone 3.1. Pabillonis).
G. Ugas, Centralità e periferia. Modelli d'uso del territorio in età nuragica: il Guspinese, in M. Khanoussi, P. Ruggeri, C. Vismara C., L'Africa romana. Atti del XII convegno di studio. Olbia, 12-15 dicembre 1996, vol. II, pp. 513-548. eprints.uniss.it/6110/1/Khanoussi_M_Africa_romana_2.pdf.
R. Zucca, Neapolis e il suo territorio, Oristano 1987, p. 135.
L. Congiu, Saggio di catalogo archeologico. Foglio 225 iv, NE-SE della Carta d’Italia, Tesi di laurea anno accademico 1946-47, relatore prof. Giovanni Lilliu.
A. Taramelli, Il tempio nuragico di S. Anastasia di Sardara (prov. di Cagliari), parte prima, capitolo 1. Il bacino del river sacer e i suoi monumenti preistorici, in Monumenti Antichi dei Lincei XXV, 1918, 5-25 figg. 1-2, www.bdl.servizirl.it/bdl/bookreader.
G. Puxeddu, Elenco degli edifici monumentali, ruderi e manufatti d'importanza storica ed archeologica esistenti nel territorio del Comune di Pabillonis Provincia di Cagliari, 1880 marzo 18, in Ministero della Pubblica Istruzione, Elenco degli edifizi monumentali in Italia, (Cartella: Elenco Opere di Interesse Monumentale 1880/1884), Roma 1902, p. 491.
V. Angius, sv. Pabillonis, in G. Casalis, Dizionario geografico storico statistico commerciale degli stati di s. M. Il Re di Sardegna, XIV, 1846.

Galleria fotografica


Come arrivare
Il Nuraxi Fenu si trova a circa 3 km dal centro abitato. Si percorre la strada SP4.3 che da Pabillonis porta a Sardara . Una volta superati i cancelli ferroviari svoltare a destra in una stradina parallela ai binari ferroviari.

Vedi su mappa