Le maschere tradizionali

La maschera principale del carnevale di Sarule è "sa Maschera a Gattu".
Citata anche dalla scrittrice Grazia Deledda nel romanzo "Elias Portolu", la maschera porta "duos oddes", le due gonne del costume tradizionale indossate al rovescio per nascondere i ricami e garantire l'anonimato, una copertina bianca sulla testa come simbolo della nascita, un velo nero davanti al viso come emblema della morte, e una fascia rossa intorno al capo per simboleggiare il matrimonio.
Talvolta porta una sola gonna (sempre al rovescio) allacciata al collo e indossata sopra "sos pantalones a s'isporta" con "sos cambales" e "sos cosinzos".
Il fantoccio destinato a morire alla fine del carnevale è detto "su Maimone" ed è simbolo di buon auspicio: infatti anticamente il fantoccio veniva esposto nei campi per augurare una buona annata ai contadini e ai pastori.
"Su Maimone" indossa "su gappottinu, sos pantalones a s'isporta", "sos cosinzos" e "sos cambales". Il viso è coperto da una maschera molto particolare realizzata con "pane de morisca", cioè la foglia dei fichi d'India essiccata.
Anticamente un fantoccio con le stesse sembianze veniva trainato da un carro a buoi per le vie del paese accompagnato da una filastrocca.