Storia dell'evento

Il carnevale di Ottana affonda le proprie radici nella cultura contadina, di cui mette in scena i momenti più importanti e che rimane il filo conduttore delle celebrazioni. Queste hanno mantenuto i caratteri originari a causa dell'isolamento in cui il paese è vissuto per lungo tempo.

La rappresentazione della vita contadina si intreccia, secondo gli antropologi, con cerimonie antichissime: si fa particolare riferimento ai riti in onore di Dioniso che ogni anno rinasce a primavera risvegliando la terra e la vegetazione, motivo peraltro comune a tutti i riti a sfondo magico delle antiche civiltà agrarie del Mediterraneo.

Le caratteristiche del carnevale ottanese potrebbero richiamare anche il culto neolitico mediterraneo (e sardo) "del bove", dove il toro era simbolo di forza e vitalità. Anche questo rito avrebbe funzione apotropaica, contro gli spiriti maligni per propiziare la fertilità degli armenti. Se l'uomo però, soggiogando e adorando il toro, tende ad avvicinarsi alla condizione dell'animale, il carnevale, inscenando grottescamente l'avvenuta trasformazione, esorcizza il rischio che questa diventi realtà nel quotidiano per il contadino.