Storia dell'evento

Riguardo all'origine della maschera molte teorie riportano ai riti dionisiaci, con la rappresentazione della passione e la morte del dio, e più in generale ai riti agrari arcaici di fecondazione della terra con il sangue.

La maschera del Battileddu, abbandonata nella prima metà del Novecento, forse a causa della miseria e dei lutti provocati alla guerra, cadde nell'oblio. È stata riproposta nel 2001, in un clima teso alla valorizzazione delle antiche maschere sarde e di spiccato interesse scientifico e antropologico verso la maschera di Lula.

Il nome della maschera, Battileddu, probabilmente trae origine da "battile" che in sardo vuol dire inutile, straccio, buono a nulla; ma "bathileios" in greco significa ricco di messi, ed è uno dei tanti nomi attribuiti a Dioniso. La maschera rappresentava infatti colui che avrebbe reso fertili i campi; doveva essere una persona folle, per questo considerata vicina a Dio, e doveva essere offerta in sacrificio.

Secondo altre ipotesi il carnevale di Lula rappresenterebbe la lotta tra il bene e il male, impersonati secondo la leggenda da Voe Tomasu e Trullio. Solo quando Voe Tomasu, il bene, si fa rivestire le corna riesce a sconfiggere Trullio, il male, e come trofeo colloca lo stomaco di Trullio attorno alle proprie corna.