Storia dell'evento

Secondo alcune testimonianze, fino alla fine del Settecento molte maschere barbaricine presentavano ancora caratteristiche tipiche della tradizione pagana.

Alcune, in luogo dei campanacci, avevano legate sulle spalle ossa di animali che producevano un suono cupo quando venivano agitate, altre portavano sul capo la testa di una capra o di un cervo; tutte, in osservanza del culto dionisiaco, attraverso Su Maimone raffiguravano la morte della vegetazione seguita dalla rinascita con la vita che perennemente si rinnova.

Lodè, come altri paesi sardi, era caratterizzato in particolare dalla presenza di Sas Mascaras Bruttas, travestimento di gran parte della popolazione che si ricopriva di stracci e di vecchi abiti.

Durante il processo di evangelizzazione della Sardegna centrale, la Chiesa vietò, pena la scomunica, i travestimenti in forma animalesca collegati a Dioniso Mainoles. Fu così che in alcune località sarde iniziarono a sorgere le cosiddette Mascaras Nettas in contrapposizione alle Mascaras Bruttas.