Antonio Ballero, Il rientro dalla festa (primo ventennio XX sec.)

San Francesco di Lula

Il 4 ottobre ed il 1 maggio si svolge a Lula, nel santuario dedicato a San Francesco, una delle sagre campestri più caratteristiche della Sardegna. La festa, descritta da Grazia Deledda nel romanzo Elias Portolu, non ha subito modifiche nel corso degli anni ed ancora oggi frequentata da centinaia di pellegrini.
Il 4 ottobre ed il 1 maggio si svolge a Lula, nel santuario dedicato a San Francesco, una delle sagre campestri più caratteristiche dell'intera Sardegna. Lula dista circa 33 km da Nuoro ed ospita nel suo territorio la chiesa, sita a 2 km dal paese. Il santuario campestre si trova a 466 metri s.l.m., sul costone collinare dominato dal Monte Albo.

La chiesa si presenta, nelle forme attuali, come il risultato delle ristrutturazioni e degli ampliamenti effettuati nel 1795 sulle strutture originarie risalenti, forse, al XVI secolo. All'interno è custodita una statua lignea di San Francesco, di scuola napoletana del '600, mentre le "cumbessìas", cioè i piccoli edifici costruiti per ospitare i novenanti e i pellegrini, sono in buona parte moderne.

Secondo la leggenda l'edificio religioso sarebbe stato costruito da un bandito in segno di ringraziamento al Santo, che aveva invocato affinché lo aiutasse a dimostrare la sua estraneità ai delitti di cui era accusato. Vera o no la leggenda, i priori, cioè gli organizzatori della festa, vengono scelti ogni anno fra i presunti discendenti del bandito. La festa, mirabilmente descritta da Grazia Deledda nel romanzo Elias Portolu, non ha subito modifiche nel corso degli anni ed ancora oggi centinaia di pellegrini percorrono a piedi il tragitto fra il santuario ed i rispettivi paesi d'origine.

Il 4 ottobre il primo pellegrinaggio parte, nel cuore della notte, dalla chiesa della Solitudine di Nuoro per arrivare al Santuario campestre il mattino successivo.

Il 1 maggio si svolge, invece, il secondo pellegrinaggio ed ha inizio la novena che si concluderà il 10 maggio. La festa è caratterizzata da usanze del tutto particolari. Ai fedeli presenti durante la novena, vengono offerti "su filindeu" (minestra cotta nel brodo di pecora e condita con formaggio) e "su zurrette" (sanguinaccio). Si svolgono, inoltre, vari riti quali "sa bertula" (cioè "la bisaccia", si tratta di un voto in cui si offre uno scambio con il Santo, in una tasca della bisaccia si pone il bambino malato, nell’altra si mettono le offerte, raccolte di casa in casa con la questua) e "sa pesada" (cioè "la pesata", pesando il bambino malato lo si riscatta offrendo al Santo un egual peso di carne d’agnello o di vitello). A conclusione della festa il simulacro di San Francesco viene portato in processione verso Nuoro, accompagnato da fedeli a piedi e a cavallo. A "S'arbore", nelle campagne di Marreri, avviene l'incontro con i pellegrini provenienti da Nuoro e qui viene organizzato un banchetto detto appunto "s'arbore" (l'albero), grande pranzo all’aperto in campagna, al quale viene fatta partecipare, simbolicamente, anche una piccola statua del Santo. La sera avviene il passaggio di consegne fra i “priori” (cioè gli organizzatori della festa) ed un corteo a cavallo arriva sino a Nuoro, percorrendo i vicoli della città vecchia, gira per tre volte intorno alla chiesa del Rosario e accompagna il nuovo priore alla sua abitazione. Egli custodirà lo stendardo fino al maggio successivo.