Gioielleria

I gioielli costituiscono parte essenziale del vestiario popolare; la loro presenza connota l'abbigliamento festivo e cerimoniale e la loro assenza quello giornaliero. Come per il vestiario anche per l'oreficeria ci si trova di fronte ad una grande varietà di manufatti, ad un maggiore o minor numero e ricchezza degli stessi in un medesimo centro a seconda delle diverse classi sociali e ad una presenza di manufatti di fabbricazione non sarda rispetto a quelli di produzione artigianale locale in relazione alla maggiore o minore esposizione delle diverse regioni dell'isola.

Il metallo d'uso più frequente è l'argento, abbondantemente presente nell'isola a differenza dell'oro che, pur presente, lo era in quantità inferiore. Infatti in Sardegna l'oro veniva estratto, fino all'inizio del Novecento, presso Lula, da una piccola miniera in seguito abbandonata quando l'estrazione divenne antieconomica, e intorno a Montevecchio, presso Guspini. L'esistenza di oro nella miniera di Montevecchio ha portato a pensare che molti dei manufatti di oreficeria delle necropoli di Nora e Tharros fossero stati prodotti col metallo di Montevecchio.
Molto più abbondante nell'isola è invece l'argento, presente sotto forma di galena, con giacimenti localizzati lungo la fascia nord-occidentale dell'isola e nell'Iglesiente. È probabilmente da ricercare nell'abbondanza di questo minerale il motivo della prevalenza in Sardegna dei manufatti d'argento rispetto a quelli d'oro, unitamente al fatto che le potenti corporazioni dei fabbri nelle quali confluivano gli "argenters" (i primi Statuti documentati risalgono al XVII secolo) richiedevano per la propria attività la maggior parte dell'argento estratto nell'isola e avevano costituito centri di produzione artigianale importanti a Cagliari, lglesias, Oristano, Bosa, Alghero e Sassari.

Largamente usato nella gioielleria popolare è inoltre il corallo rosso. Abbondante lungo le coste dell'isola con banchi particolarmente ricchi lungo le coste occidentali e settentrionali, nel passato, veniva "pescato" col sistema tradizionale dell'ingegno, soprattutto da imbarcazioni provenienti dalla penisola. Il corallo sardo, molto pregiato, è di colore rosso cupo e viene utilizzato ancora oggi per realizzare pendenti di orecchini, collane e cammei: fino a non molto tempo fa gran parte del corallo pescato nei mari sardi veniva lavorata fuori dell'isola e rientrava in Sardegna come prodotto semilavorato o finito.
Presente in modo massiccio è la filigrana sia d'oro sia d'argento, che, unitamente alla tecnica della granulazione, costituisce uno degli aspetti più importanti della gioielleria della Sardegna con una vastissima gamma di tecniche e di applicazioni.
Accanto ai materiali pregiati propri dell'oreficeria in generale, è presente nella produzione tradizionale della Sardegna una vastissima gamma di altri materiali non nobili, sia locali sia di importazione, quali la madreperla, varie pietre, raramente preziose, più spesso semipreziose, l'ossidiana, la selce, il marmo, il legno, la pasta di vetro e infine conchiglie e opercoli di gasteropodi marini (occhio di Santa Lucia).
I principali gioielli di corredo dell'abbigliamento popolare sono rappresentati dai bottoni d'oro o d'argento in lamina o filigrana, dagli orecchini di tipologia assai varia, da collane in oro e corallo con o senza pendenti, da catene, cinture o sottogola d'argento, da rosari, da spille, fermagli e pendenti e infine da amuleti.
La più ampia raccolta di gioielli della Sardegna è conservata nel Museo della vita e delle Tradizioni popolari di Nuoro. Altre importanti raccolte sono nel Museo nazionale "G. A. Sanna" di Sassari, nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, nella Collezione "Luigi Cocco" della Regione Autonoma della Sardegna, Cagliari.

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Bibliografia
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Il Museo Etnografico di Nuoro, a cura di P. Piquereddu, Sassari-Milano, Banco di Sardegna, 1987; P. Corrias Dessì, "I gioielli", in Pinacoteca Nazionale di Cagliari – Catalogo, II, Cagliari, 1990, pp. 219-226;
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