Guspini, area archeologica di Neapolis

Guspini, Città fenicio-punica di Neapolis


Informazioni
Indirizzo: SP 65 - 09036 Guspini

Il contesto ambientale
Il sito è ubicato nella parte sudorientale del Golfo di Oristano e sorge su un complesso di dossi alluvionali in prossimità del sistema lagunare formato dagli stagni di Marceddì, San Giovanni e Santa Maria.

Descrizione
L’area in cui si trovano le vestigia dell’antica città di Neapolis, frequentata fin dal Neolitico, fu abitata in maniera continuativa già dalla ultime fasi dell’Età del Bronzo e fino al pieno VIII secolo, quando venne impiantato l’emporio fenicio. Importante centro lagunare/portuale, vide la frequentazione delle genti orientali già in una fase precoloniale, con una probabile presenza stabile di Filistei attestata dal rinvenimento di un frammento plastico fittile raffigurante verosimilmente un volto di uomo barbuto, realizzato secondo modelli stilistici e formali riconducibili ad area siro-palestinese e risalente al XII-XI secolo a. C.; secondo alcuni studiosi, il reperto sarebbe da attribuirsi alla parte superiore di un sarcofago filisteo recante la rappresentazione di una maschera funeraria, i cui tratti facciali e le mani giunte sottostanti sono schematizzati secondo gli stilemi consueti dell’artigianato filisteo; secondo altra teoria, il frammento sarebbe parte di un vaso di destinazione funeraria, sempre riconducibile a cultura filistea. I recenti studi ne hanno, comunque, confermato la valenza funeraria, fatto che implica la sicura residenza nel centro di Neapolis di genti di provenienza filistea, verosimilmente inserite all’interno della comunità nuragica data l’assenza di strutture insediative riconducibili a culture differenti. Le recenti indagini archeologiche hanno rivelato che le origini della città di Neapolis, attribuita in precedenza a fase cartaginese, vanno collocate invece ad epoca anteriore: è ormai consolidata tra gli studiosi la convinzione che i Fenici, nell’ambito della loro attività di penetrazione nel territorio del golfo di Oristano che li condusse alla fondazione di Othoca e Tharros, si insediarono su un centro già abitato da popolazione indigena dandole la connotazione di emporio commerciale. Allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile individuare le caratteristiche di questo insediamento fenicio, attestato però da rilevanti reperti di cultura materiale: la presenza stabile dei Fenici nel sito è documentata da manufatti d’uso quotidiano destinati alla mensa, alla dispensa e alla preparazione dei cibi, databili tra i secoli VIII-VI a.C., e si inseriscono coerentemente nell’ambito coloniale fenicio poiché evidenziano contatti con Tiro, Cartagine e l’area iberica, oltre ad affinità con i contesti insulari di Tharros, Sulci e Nora), mentre il rinvenimento isolato del bucchero e di anfore etrusche testimonia contatti con l’Etruria meridionale nel periodo tardo Orientalizzante. La fase punica di Neapolis è sicuramente meglio documentata: fondata alla fine del VI sec. a. C. da parte della metropoli africana di Cartagine con la funzione di punto di raccolta e smistamento delle risorse agricole provenienti dal Campidano e dei metalli dell’area di Montevecchio che poi venivano imbarcati per essere commercializzati, la città è testimoniata, oltre che da strutture individuate all’interno del circuito urbano riconducibili al periodo VI-V secc. a. C., anche da numerosi reperti di importazione che confermano la vocazione commerciale del centro abitato, ben inserito nel circuito dei traffici del Mediterraneo Occidentale, anche per le fasi successive (tanto è che i contenitori anforari rinvenuti nell’area abbracciano un arco cronologico che si colloca tra il VII e il II sec. a. C.). Sono proprio i reperti di cultura materiale a circoscrivere la funzione delle varie aree del centro abitato e delle zone immediatamente limitrofe: un tratto di mura databile al IV sec. a.C. costituisce un confine fisico netto nella parte Nord-Ovest; l’alta presenza di anfore di varia provenienza nel settore Nord connota la funzione commerciale di questo comparto, destinato alla sistemazione e immagazzinamento delle merci importate; anche il settore Nord-Est sembrerebbe essere stato destinato alla medesima funzione commerciale; il settore a Sud, distante dalle vie d’acqua, era il luogo deputato allo stoccaggio delle merci da esportare; gli spazi suburbani a Nord-Est ospitavano una necropoli con tombe a fossa databili, sulla base dei materiali, ai secoli V-IV a.C. e, in prossimità, un settore artigianale databile al IV sec. a. C. attestato dalla presenza di scorie e di argilla concotta con tracce di vetrificazione collegabile a un impianto fusorio; sempre a Nord-Est, poco oltre il limite urbano, è stata rinvenuta una favissa contenente (oltre a vari oggetti tra cui pinakes, frutti fittili, etc), numerose di figurine fittili (databili al IV-III sec. a.C.), realizzate sia a mano che a matrice, raffiguranti devoti sofferenti, che con le mani indicano, toccandole sul corpo, le sedi delle malattie per invocarne la guarigione (prevalgono le oculopatie) e, tale scoperta straordinaria, attesterebbe l’esistenza di un luogo di culto dedicato a una divinità salutifera, confermando pratiche religiose diffuse in tutto il mondo punico.

Servizi
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Città romana di Neapolis
Chiesa di Santa Maria di Nabui

Storia degli scavi e degli studi
L’area di Neapolis è nota in letteratura fin da tempi remoti: citata come centro costiero da Tolomeo (III, 3, 2), che include la città tra le poleis del litorale occidentale dell’isola di Sardegna; sarebbe inoltre oramai inequivocabile la sua identificazione con il Neapolitanus portus, noto da portolani e carte nautiche del XIII secolo, come pure la menzione di Domo de Neapolis, riferito a un modesto villaggio rurale citato nei documenti verso la metà del XIII secolo sembrerebbe da riferirsi a questo contesto.
L’importanza del contesto archeologico era ben evidente già nel XIX secolo quando Vittorio Angius ne descriveva l’estensione dell’abitato a valenza prevalentemente commerciale e le caratteristiche delle emergenze monumentali.
Le ricerche archeologiche nell’area furono avviate verso la metà del XIX secolo e riprese nel 1951, ma si attivarono in modo intenso e quasi continuativo dagli Anni Settanta del secolo scorso fino a oggi.

Bibliografia
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Come arrivare
Si percorre la SS 130 fino al bivio per Villasor e si imbocca la SS 196 che conduce a Guspini. Arrivati alla cittadina, si prende la SS 126 fino al km 94, dove si devia a s. per Sant'Antonio di Santadi. Dal bivio, si percorrono circa 15 km e si devia a d. in una strada di penetrazione agraria. Dopo circa 200 m ci si trova nell'area archeologica.

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