Giuseppe Biasi, Grande festa campestre, 1910-1911

Una nuova immagine della Sardegna

È negli anni a cavallo tra '800 e '900 che si fa strada nel ceto intellettuale l'idea del valore dell'arte come strumento per la formazione dell'identità. In sintonia con il movimento culturale teso al riscatto della Sardegna, che ha tra i suoi protagonisti Deledda, S. Satta e Ruju, emerge un movimento artistico che punta a costruire una nuova immagine dell'isola.
È negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento che si fa strada nel ceto intellettuale isolano l'idea del valore dell'arte come strumento per la formazione dell'identità del popolo sardo.

In sintonia con il movimento culturale teso al riscatto della Sardegna, che ha tra i suoi protagonisti la scrittrice Grazia Deledda e i poeti Sebastiano Satta e Salvator Ruju, emerge un movimento artistico che punta a costruire una nuova immagine dell'isola, lontana dagli stereotipi che su questa venivano proiettati nell'Italia fin-de-siècle.

Nelle opere di artisti come lo scultore Francesco Ciusa e i pittori Giuseppe Biasi e Filippo Figari, la Sardegna non appare come una terra desolata, afflitta dalle piaghe croniche della malaria e della fame e abitata da una popolazione atavicamente predisposta al crimine (la "razza delinquente" descritta dagli antropologi del tempo) ma come un'isola esotica, seducente e fiabesca, su cui aleggia il fascino del primitivo.

Anche in Sardegna, quindi, si respira il clima primitivista proprio di tanta parte della cultura europea del momento; solo che qui a catalizzare la fantasia dei pittori non sono i paradisi tropicali ritratti da Gauguin, le maschere africane collezionate dai fauves e dai cubisti, o le icone bizantine amate da Klimt, ma contadine in costume popolare e ruvidi e barbuti pastori sardi.

L'assunzione della tradizione popolare a fondamento di un'arte permeata di sentimenti "nazionali" (la Sardegna era all'epoca vista come una nazione e non come una regione dalla maggior parte dei suoi abitanti) è comune nello stesso periodo ad altri paesi europei dall'identità fragile o minacciata: dall'Irlanda ai paesi nordici, dalla Serbia all'Ungheria. Così, paradossalmente, il richiamo alle radici locali è al tempo stesso elemento di partecipazione a un contesto culturale internazionale.

La nuova immagine della Sardegna si affaccia innanzi tutto nell'illustrazione: è sulle pagine delle riviste illustrate o nell'ambito del manifesto pubblicitario che fanno il loro esordio i maggiori artisti sardi del primo Novecento.
Provenienti dalle fila della borghesia intellettuale, molti di loro sono autodidatti in campo artistico, anche se alcuni (come Figari) si preoccuperanno in seguito di acquisire una formazione specifica.

Il fatto di non aver frequentato scuole d'arte (che in Sardegna non esistevano) li porta a ignorare gli stili accademici prevalenti nell'arte italiana del momento, e a guardare invece al linguaggi asciutti e stilizzati del Liberty e della Secessione viennese, che trovavano proprio nella grafica applicata il principale canale di diffusione.