Le origini del cristianesimo

La Sardegna, al centro delle più importanti rotte commerciali mediterranee, costituiva in età romana il terreno ideale per una tempestiva e precoce diffusione del cristianesimo. Inoltre nell'isola, a partire dalla piena età imperiale, erano presenti numerose comunità ebraiche (Carales, Sulci, Tharros, Turris Libisonis, Forum Traiani).
La Sardegna, al centro delle più importanti rotte commerciali mediterranee, costituiva in età romana il terreno ideale per una tempestiva e precoce diffusione del cristianesimo. Inoltre nell'isola, a partire dalla piena età imperiale, erano presenti numerose comunità ebraiche (Carales, Sulci, Tharros, Turris Libisonis, Forum Traiani), fatto rilevante, poiché al mondo ebraico, a detta degli storici, si sarebbero rivolti di preferenza i primi evangelizzatori cristiani nella loro opera di proselitismo.

La presenza di cristiani nell'isola è attestata a partire dall'ultimo decennio del II secolo: la testimonianza è riportata in un'opera, i "Philosophumena", attribuita fino ad alcuni decenni fa al presbitero romano Ippolito ed oggi ascritta ad un ecclesiastico romano non ben identificato. La fonte ricorda che Callisto, futuro papa, venne condannato alle miniere nell'isola per aver dilapidato una forte somma di denaro. Il testo inoltre fa riferimento ad una lettera con cui, verso il 190, l'imperatore Commodo ordinava che riacquistassero la libertà tutti i cristiani deportati in Sardegna e condannati a scontarvi la pena "ad metalla" a causa della loro fede. La missiva imperiale non menzionava tra le persone liberate Callisto, condannato non per motivi religiosi ma per delitti comuni. Il "Catalogo Liberiano" riferisce che nel 235 il papa Ponziano venne relegato nella "malsana" Sardegna insieme al presbitero Ippolito, durante la persecuzione di Massimino il Trace.

Il "Liber Pontificalis" aggiunge qualche particolare relativo alla morte di Ponziano. La Sardegna costituisce dunque principalmente nella storia del cristianesimo un luogo di deportazione e di condanna nelle miniere.
Le prime notizie storiche che attestano un'organizzazione ecclesiale consolidata risalgono al IV secolo. Nel 314 Quintasio, vescovo di Carales, partecipò al concilio di Arles. Nel 343 si riunì a Serdica un altro concilio cui parteciparono un centinaio di vescovi occidentali e una settantina di orientali. Tra le province che inviarono propri rappresentanti viene menzionata anche la Sardegna, ma non sappiamo quale vescovo fosse presente, né si può escludere che ce ne fosse più d'uno. Si può anche ipotizzare che in Sardegna, oltre Carales, esistessero altre sedi vescovili, poiché i presuli occidentali chiesero a papa Giulio di informare i vescovi di Sicilia, Sardegna e Italia su quanto era avvenuto a Serdica; da ciò si evince che nell'isola qualche altro vescovo andava messo al corrente dell'esito del concilio.

Nel febbraio del 484 il re vandalo Unnerico convocò a Cartagine tutti i vescovi cattolici del regno con l'obiettivo di convertirli all'arianesimo: fra essi comparivano i sardi Lucifero di Carales, Martiniano di Forum Traiani, Bonifacio di Senafer, Vitale di Sulci e Felice di Turris. In questa occasione venivano indicate anche le sedi vescovili vacanti; poiché la Sardegna non è menzionata, si può ritenere che al tempo l'isola avesse soltanto le cinque sedi vescovili ricordate.