Le fortificazioni tardoantiche

Fra la metà del V e la metà del VI secolo Africa e Sardegna sono strettamente e nuovamente coinvolte in una storia comune. Nel V secolo i Vandali, provenienti dalla Spagna, varcano lo stretto di Gibilterra e si spostano lungo le coste dell'Africa mediterranea. Nel 439 Genserico conquista Cartagine. Immediatamente i Vandali "navigare per fluctus bella coeperunt", come riferisce Salviano presbitero di Massilia. Dopo il saccheggio di Lilibeo e di Palermo nel 440 e dopo il sacco di Roma del 455, nel 456 Genserico organizza spedizioni in Corsica; si può pensare che fosse già in atto la conquista della Sardegna, necessaria testa di ponte.

Con alterne vicende, l'occupazione vandalica dell'Africa e della Sardegna dura fino al 533, quando entrambe ridiventano romane con la conquista bizantina. Giustiniano provvede allora al ripristino delle fortificazioni, nell'ambito di un piano di portata imperiale, che prevede il potenziamento dei sistemi difensivi sia lungo il "limes" orientale, sia lungo quello occidentale, dalla Dalmazia alla valle inferiore del Danubio, alla Liguria, alla Spagna e soprattutto nell'Africa settentrionale. Qui si determinano gli investimenti più cospicui, non solo lungo la frontiera interna, per la difesa dalle incursioni berbere, ma anche negli antichi centri costieri, con il ripristino delle mura esistenti e con l'edificazione di fortezze "ex novo".

Nulla osta pertanto all'ipotesi che nel VI secolo, se non proprio sotto Giustiniano, anche in Sardegna si fosse provveduto a realizzare o a riportare in efficienza un duplice sistema difensivo, sia lungo le coste, a difesa dei punti strategici del tracciato viario, sia lungo il "limes" interno, a difesa dei Barbaricini, lungo la barriera naturale del fiume Tirso. Caso per caso occorrerà decidere per opere fortificatorie realizzate "ex novo", eventualmente sotto Giustiniano, e invece sopravvivenza, tutt'al più riadattamento di strutture militari apprestate anteriormente all'epoca vandalica.
Oggi si è propensi a ipotizzare un "vuoto" edilizio nel secolo vandalico, piuttosto che una sistematica opera di smantellamento delle difese costiere da parte dei "barbari"; né sembra che gli stessi centri più esposti alla "vandalica rabies" di Genserico e Trasamondo abbiano risentito del cambio d'amministrazione in maniera specificamente traumatica.

D'altronde gli studi più recenti sulle origini di Santa Igia, nell'altomedioevo capitale del giudicato di Cagliari, sembrano individuare fattori poleogenetici, come l'attrazione urbanistica esercitata da un santuario martiriale o da un culto particolarmente importante, diverse dalla scarna difendibilità delle coste. Tantomeno ne fanno risalire le cause a distruzioni vandaliche per ora largamente ipotetiche, in una città come Cagliari, verosimilmente discontinua e policentrica, caratterizzata dalla compresenza di strutture ad utilizzazione diversificata, come il "castrum" ricordato da Procopio nel passo sulla breve occupazione gotica del 552, lo stesso in cui i Bizantini, nel 530, poterono entrare solo dopo aver mostrato ai difensori la testa di Zazo, il vandalo sconfitto.