Nuoro, Camera di Commercio, 1935-1938

L'architettura ufficiale

Le vicende del capoluogo barbaricino, che nel 1927 diventò una "Provincia del Littorio", sono esemplificative dell'evoluzione di un piccolo centro in una città bisognosa di edifici pubblici di rappresentanza, ma anche di abitazioni per i nuovi burocrati, che ne rinnovarono completamente il volto ancora paesano.
Allo stesso modo anche Cagliari e Sassari furono inserite nel novero dei moltissimi piani regolatori redatti, ma spesso non realizzati, nell'Italia del Ventennio. Infatti la prima legge urbanistica dello stato italiano fu approvata soltanto nel 1942 in un paese ormai lacerato dalla guerra, ponendo nuovamente in discussione i molti piani già approvati, compresi quelli sardi.

Allo stesso modo il fascismo eredita alcuni dei problemi irrisolti della città "borghese", che vanno dalla contrapposizione crescente fra centro e periferia all'attenzione prevalente per la singola architettura con scarso interesse per il contesto. La risposta del regime è una politica di intervento basata essenzialmente su due punti: concorsi per i piani regolatori, quasi sempre destinati a rimanere senza attuazione e comunque lontani dall'azione demiurgica a loro assegnata; interventi di sventramento e diradamento per il risanamento igienico del centro cittadino. I risultati sono spesso ripetitivi, come si può ricavare dall'esame anche rapido dei piani prodotti in quegli anni, e si basano essenzialmente su una viabilità che taglia quella esistente, sventrando o diradando gli edifici, con una conseguente sovrapposizione del nuovo, senza troppa cura per i nuclei antichi.