Meana Sardo, su ballu sardu

Musica per ballare

Il ballo tradizionale ("su ballu sardu"), ancora oggi largamente praticato a tutti i livelli sociali, rappresenta per molti paesi dell'isola uno dei momenti aggregativi e comunitari più importanti.
Sino alla prima metà del Novecento, la buona riuscita di una festa dipendeva quasi esclusivamente da come si svolgevano le danze e particolare attenzione si prestava all'aspetto sonoro e coreutico. Il ballo, inoltre, rappresentava anche una delle più importanti occasioni di socializzazione offerte alla comunità, e, in particolare, era il momento in cui le persone di sesso opposto potevano stare a stretto contatto e comunicare le proprie simpatie amorose.

Ancora oggi sono numerose le occasioni, formali e talvolta informali, che danno luogo allo svolgimento di balli: Carnevale, feste patronali, feste campestri, matrimoni, "spuntini", eccetera. Il patrimonio etnocoreutico della Sardegna è estremamente ricco, tanto che più che parlare di "ballo sardo", sarebbe più corretto parlare di "balli sardi". Ogni paese possiede le sue musiche da ballo, per lo meno due o tre tipologie differenti. Su queste musiche, molto spesso, si ha una serie di forme coreutiche che possono variare in base al luogo in cui si svolgono le danze (all'aperto o al chiuso) e all'occasione (Carnevale, festa patronale, ecc.). Ciascuna comunità locale possiede dunque i propri balli, nettamente distinti rispetto a quelli dei paesi vicini o almeno considerati tali. Le differenze in alcuni casi sono macroscopiche, in altri possono sembrare minime, ma per le singole comunità hanno grande importanza perché sottolineano l'identità de "sa bidda" e marcano la diversità con le altre comunità.

Ogni ballo ha il suo nome che spesso mette in risalto una caratteristica di quella danza: l'aspetto morfologico ("ballu tundu, cointrotza, ballu brincu, ballu mannu, passu puntau, ballu 'e sa cruxi, passu e tres", ecc.), toponimico ("logudoresa, ballu 'e 'Usache, campidanesu, ballu 'e su marghine, mamoiadina", ecc.), asemantico ("su dillu, su dennaru, su durdurinu", ecc.), situazionale ("ballu 'e su cumbidu, ballu froniu, sa ciappita", ecc.), anatomico ("ballu 'e ischina, s'anchetta, sciampitta", ecc.), cronologico ("ballu antigu, arciu antihu", ecc.), strumentale ("ballu 'e su saccu, ballu 'e s'isprigu, ballu 'e sa scova", ecc.).
All'interno di questo ricco patrimonio una varietà di fonti sonore scandisce i ritmi del ballo: il canto monodico della voce maschile o della voce femminile, la polifonia vocale ("tenore, cuntzertu, cuntrattu"), la voce con accompagnamento strumentale (chitarra, organetto, "pipiolu", ecc.). Tra gli strumenti musicali nel cui repertorio vi sono molte musiche da ballo si possono menzionare "is launeddas, sas benas, su pipiolu, sa trunfa, s'affuente, su tumbarinu, su triangulu, sa chitarra" (la chitarra), "su sonette a bucca" (l'armonica a bocca), "su sonette" (l'organetto diatonico), "su sonu" (la fisarmonica). Questi strumenti accompagnano il ballo da soli ma spesso danno vita a piccoli complessi musicali: è il caso di quello formato da triangolo, "tumbarinu" e fisarmonica semidiatonica che scandisce "sa cointrotza", il ballo caratteristico del Carnevale di Aidomaggiore.
La forma coreutica più frequente nei balli della Sardegna è la disposizione in cerchio dei ballerini, con andamento circolare sempre verso sinistra. Il cerchio può essere chiuso dalla catena dei ballerini, aperto, frammentato per gruppi o coppie. Serietà, ordine, rispetto, regole sono i termini che ricorrono più spesso quando si parla di ballo con ballerini e suonatori.

Nella tradizione chi produce la musica da ballo (suonatore/i o cantori) sta al centro dello spazio adibito alla danza e nel ballo. Il rapporto tra "chi fa la musica" (suonatori o cantori) e "chi usufruisce della musica" (ballerini e pubblico) è più evidente che nelle altre forme di musica di tradizione orale. Tra suonatore e ballerini si hanno continui messaggi, in una costante interazione tra esecuzione musicale ed esecuzione coreutica. Il suonatore invita i ballerini ad un maggiore impegno con delle "picchiadas" (frasi musicali) più ritmate; gli stessi ballerini, con movimenti più veloci dei piedi, richiedono al suonatore ulteriori virtuosismi musicali.
Assai numerose sono le occasioni per assistere all'esecuzione di balli tradizionali all'interno di feste e delle sagre con raduni di gruppi folk. Un particolare rilievo ha il periodo carnevalesco soprattutto in certi paesi dell'area centrale.

Bibiografia:
G. Carta Mantiglia-A.M. Tavera, Il ballo nella società tradizionale sarda. Notizie storiche e antropologiche, Ittiri, Associazione culturale e folkloristica Ittiri Cannedu-Amministrazione Comunale di Ittiri, 1994;
B. Bandinu-A. Depilano-V. Montis, Ballos, Cagliari, Frorias, 2000;
Il ballo sardo: storia, identità e tradizione, I-II, Firenze, Taranta, 2000;
M. Marras, Un paese in ballo. Danza e società nel Carnevale seneghese, Cagliari, Condaghes, 2003 (con CD-extra);
G.M. Gala, A passu. Appunti di antropologia del ballo sardo, Firenze, Taranta, 2004.