La Sardegna crocevia di popoli e di lingue

Il sardo non è l'unica realtà linguistica nel territorio isolano. Le vicende storiche della Sardegna, da sempre crocevia di traffici, scambi e passaggio di popoli nel Mediterraneo, hanno notevolmente arricchito e complicato il paesaggio linguistico isolano.

In particolare, la città di Alghero conserva all'interno delle sue mura una varietà locale della lingua catalana che fu importata nel medioevo dagli Aragonesi che ripopolarono di catalani il centro del Nord Sardegna, dopo averne evacuato i precedenti abitatori sardi, rei di aver resistito alla conquista. Sul turritano, o sassarese, non abbiamo queste certezze storiche, ma certamente si tratta di una lingua di contatto nata dall’esigenza di una lingua franca per i commerci e la comunicazione fra i vari gruppi linguistici. L'elemento sardo, quello corso, quello aragonese e quello genovese si mescolarono originalmente dando vita all'attuale parlata di Sassari, Porto Torres e Sorso.

In epoca moderna l'isola di San Pietro, nel sud ovest dell'isola, fu ripopolata per volere dei regnanti sabaudi, con una colonia di pescatori liguri di Tabarca, in Tunisia, che aveva problemi di convivenza con le autorità africane. Questa comunità diede vita ai due centri di Carloforte e Calasetta che conservano anche ai giorni nostri l'antica parlata genovese. La medesima valenza attribuita alla lingua sarda è riconosciuta dalla legge regionale 26 al catalano di Alghero, al tabarchino delle isole del Sulcis, al dialetto sassarese e a quello gallurese.