Le Chiese Campestri della Provincia del Medio Campidano

La cantada campidanese

La poesia cantata d'improvvisazione tipica dell'area meridionale dell'isola si realizza, principalmente, nelle forme metrico-musicali del "muttettu longu" e del "versu". Il "muttettu longu" si esegue con l'accompagnamento di due voci gutturali, che vengono chiamate "basciu" e "contra"; il "versu" si realizza, tipicamente, con l'accompagnamento della chitarra.

Se la forma del "versu", agile e metricamente abbastanza semplice (si tratta di una coppia di distici), è molto comune ed è usualmente praticata anche da appassionati dilettanti in occasioni informali, la forma del "muttettu" è invece estremamente complessa e richiede un livello che solo pochi sono in grado di offrire, e che dunque è praticamente riservata ai poeti "professionisti" - nel senso che ricevono un compenso per le esibizioni su palco - e all'occasione ufficiale della gara poetica che si svolge tradizionalmente in occasione delle feste religiose dedicate ai santi patroni o comunque intestatari di chiese che si trovano all'interno dei paesi o nelle campagne circostanti.

La gara poetica campidanese viene comunemente chiamata "cantada" e i suoi protagonisti sono detti "cantadoris". Il termine mette l'accento sulla natura "sonora" della poesia, e la molteplicità e la ricca elaborazione degli stili di canto che oggi troviamo rende pienamente ragione di questa sottolineatura.

La cantata campidanese può avere diversi tipi di impostazione tematica. Nella forma più peculiare e caratteristica, la cosiddetta "cantada a fini serrau", il discorso poetico si articola su diversi piani, secondo un meccanismo decisamente complesso. Uno dei poeti - in genere quattro - ha il ruolo di "fundadori" (fondatore), cioè ha il compito di impiantare la cantata. Egli stabilisce un argomento che propone attraverso un'immagine allegorica, e dunque in forma criptata, agli altri poeti e al pubblico. I poeti si esibiscono a turno secondo un ordine ciclico, e il loro compito è innanzi tutto quello di cercare di decifrare i messaggi, sempre metaforici, che il fondatore progressivamente elargisce.

I loro commenti o le loro domande, dunque, devono essere pertinenti rispetto al soggetto proposto, ma devono pure essere coerenti con il senso nascosto ("su fini") che progressivamente si intravede con il procedere della cantata. Questo è il binario principale su cui si sviluppa il discorso poetico nel corso della cantata. Accanto a questo piano, però, ve ne sono altri, che si mescolano al primo e che solo una conoscenza del codice, dei meccanismi che disciplinano il far poesia secondo questa tradizione, permette di decifrare e di collocare in un orizzonte di senso complesso e articolato, sì, ma lucidamente coerente.

I poeti, infatti, oltre a inseguire e dibattere il "fine" della cantata, da un lato stabiliscono un intreccio, ovvero una controversia in relazione al tema principale della cantata, dall'altro si pronunciano - in modo assolutamente libero, ma non esente da convenzioni e modelli solidamente affermati - su qualsiasi argomento (dalla storia alla poesia, dalla caccia alla religione, ecc.), irrelato rispetto al tema centrale.

Molto vivo all'interno della tradizione è il ricordo di alcuni grandi poeti del passato quali Pasquale Loddo, Efisio Loni, Francesco Farci, Massimino Moi, Giovanni Broi e Raffaele Urru. Tra i poeti attualmente in attività si possono menzionare Antonio Pani, Emanuele Saba, Eliseo Vargiu e Paolo Zedda.

Si può assistere ad una "cantada campidanesi" durante una festa di piazza dedicata ad un santo patrono: fra queste si possono ricordare quella di Santa Barbara di Sinnai (terza domenica di luglio) e quella di Sant'Elena patrona di Quartu Sant'Elena (14 settembre).


"Cantada campidanese: sterrina di muttettu" (frammento). Esecuzione Francesco Loddo. Registrazione amatoriale realizzata nel 1960 a Monserrato (archivio privato di Paolo Bravi, Cagliari).