Una rilevante componente antropologica

La passione per la poesia ha in Sardegna una diffusione e un peso antropologico paragonabile a pochi altri ambiti dell'attività umana nell'isola.
Il coinvolgimento affettivo e il rilievo sociale connessi all'esercizio della poesia, vuoi per l'impatto culturale dei messaggi che veicola, vuoi per la profondità del legame che l'uso della lingua esercita, ne individuano una collocazione su un piano di assoluta priorità nella cultura isolana.
Per un verso parlare di poesia per musica in Sardegna significa, in senso lato, parlare di tutte le forme di canto tradizionale. I testi verbali che vengono intonati nell'ambito di generi come il canto a chitarra logudorese e gallurese o nel canto a tenore, ad esempio, appartengono nella maggioranza dei casi al patrimonio di poesia, concepita originariamente nell'ambito della scrittura, dal Settecento in poi. Ma parlare di poesia cantata in senso stretto significa parlare da un lato delle tradizioni di poesia d'improvvisazione, dall'altro delle forme poetiche che seppure in origine scritte, vengono concepite essenzialmente ai fini di un'esecuzione orale e cantata, e dunque, al di là del supporto cartaceo, hanno una forma di esistenza primaria come poesie memorizzate. Fanno parte di questa seconda categoria, ad esempio, i diversi tipi di "canzonis" diffusi nell'area meridionale dell'isola, i cui testi ricordano e commentano episodi clamorosi, o hanno scopi satirici o diffamatori (spesso le canzoni venivano utilizzate per infangare o denigrare determinati soggetti), o anche intenti morali; i "goccius" (o "gozos"), cantati in occasione di solennità sacre e a tema religioso, ma anche usati, come le canzoni, per scopi profani e in particolare in chiave satirica; le "modas", componimenti anch'essi in massima parte memorizzati e per lo più a tema sacro.
La poesia per musica per eccellenza in Sardegna, nel senso della forma che coinvolge il maggior numero di persone, che riveste, nell'immaginario collettivo e nella memoria culturale, il peso maggiore, e che determina i riflessi più significativi sul piano sociale, è tuttavia la poesia estemporanea. La poesia estemporanea cantata si esprime da un lato in forme collegate a occasioni più o meno private. Si tratta di canti per addormentare i bambini ("anninnias"), di canti di lamentazione funebre ("attittidos"), di canti di lavoro ("cantus a s'opu, lairellellara"), di canti tipici dell'atmosfera della convivialità festosa ("trallallera"), ecc. Dall'altro lato, la poesia improvvisata e cantata vive nella dimensione pubblica della gara poetica, in genere in coincidenza con le feste religiose celebrate, e nell'opera di poeti professionisti o semiprofessionisti. Questo secondo tipo di poesia, seppure oggi in parte in decadenza, è la punta di diamante della poesia sarda, la forma più apprezzata e incisiva, quella che dà luogo ai processi culturali e sociali di maggior rilievo.
Oggi vi sono nell'isola quattro tradizioni di poesia improvvisata cantata. Si distinguono per il tipo di forme metriche e musicali adottate, ma anche in relazione alla lingua adottata, all'area di diffusione e al tipo di impostazione tematica che governa la gara poetica stessa, ecc. Elencate in relazione al parametro geografico, secondo l'asse Nord-Sud, le tradizioni sono quella dell'area centro-settentrionale, principalmente in ottave in lingua logudorese; quella dell'area centrale, a "muttos"; quella del medio e alto Campidano, della "repentina"; quella campidanese e sulcitana, a "muttettus" e a "versus".

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Si veda anche il sito: Musas e Terras