L'Ottocento

Il secolo si apre con il soggiorno a Cagliari della corte reale di Torino, esiliata in Sardegna dall'avanzare di Napoleone verso l'Italia. Dopo la fiammata rivoluzionaria di qualche anno prima, la situazione si era normalizzata in seguito a una feroce repressione.
La monarchia si allea con la nobiltà sarda e crea un blocco sociale che porterà senza grandi scosse alla cosiddetta "perfetta fusione" del 1848, ovvero alla rinuncia di ogni salvaguardia autonomistica. Le riforme sabaude acuiscono le differenze sociali senza migliorare l'economia. Nella seconda metà del secolo, la Sardegna è in una situazione economica e sociale di gravissima difficoltà. Sono in molti a rendersene conto, compresi i viaggiatori europei che giungono nell'isola e la esplorano riportandone l'impressione di un mondo esotico, lontanissimo e sconosciuto. Alcuni intellettuali di buon livello coltivano l'interesse per la storiografia nel tentativo di nobilitare la Sardegna e il suo passato, anzitutto agli occhi degli stessi Sardi. Si continua a scrivere in sardo e in italiano, mentre lo spagnolo scompare completamente. Compaiono l'indagine linguistica, la pubblicistica, una letteratura popolare, opere di pensiero filosofico e politico. La poesia e la narrativa presentano filoni interessanti. L'arte sarda si propone al confronto con il mondo, ma esiste ancora un mondo chiuso e refrattario alle aperture. Il secolo si chiude con alcuni protagonisti della poesia "in limba", primo fra tutti Peppino Mereu.