Porto Torres, iscrizione bizantina

Gli apporti linguistici successivi alla latinizzazione

Attorno al 460 d.C. la Sardegna, ormai completamente latinizzata, fu occupata dai Vandali. È la prima di una serie di presenze straniere, che tuttavia non avranno per conseguenza l'imposizione duratura delle rispettive lingue o di almeno una di esse, come era accaduto in precedenza coi Romani.

Più semplicemente provocheranno l'accoglimento da parte dell'idioma locale di una serie cospicua di elementi esterni, destinati in ogni caso a non alterarne in profondità l'originaria anima latina più antica. Si ricostruisce qui di seguito l'elenco delle lingue di superstrato secondo lo schema proposto nella "Storia della lingua sarda" di Giovanni Lupinu.

In generale, per indicare uno strato linguistico che in seguito a eventi storici diversi si sovrappone a un idioma già in uso in una determinata area, provocando in esso una serie di mutamenti di ordine fonetico, talvolta morfosintattico ma soprattutto lessicale, si impiega in linguistica storica il termine "superstrato": una causa invocata dagli studiosi per spiegare il diverso sviluppo assunto dalle lingue romanze nelle varie località - che si aggiunge a quella costituita dalle differenti condizioni di sostrato incontrate dal latino, come abbiamo già accennato - è data appunto dai differenti superstrati che su di esse si posarono, interagendo nel corso del tempo.

Per il sardo possiamo annotare che le lingue di sostrato sono quelle giunte con i dominatori: il vandalico, il greco dei bizantini, il pisano medievale, il catalano, il casigliano e l'italiano. Ognuna di queste lingue ha lasciato in eredità qualcosa al sardo, mentre l'italiano rischia oggi di soppiantarlo quale lingua principale dei sardi.