Tenores di Bitti

Musica vocale

Decisamente molteplici e diversificate sono le forme della musica vocale - con o senza accompagnamento strumentale - riscontrabili in tutta la Sardegna.
Semplificando notevolmente si va da espressioni riservate, caratterizzate dal ricorso ad una ricercata tecnica nell'uso della voce e da uno spiccato virtuosismo, prerogativa di esecutori altamente specializzati (professionisti o semiprofessionisti, o comunque uomini e donne che hanno seguito specifici iter di apprendistato), ad espressioni largamente inclusive, costruite su pochi suoni (talvolta solo due-tre suoni), che non richiedono alcuna particolare competenza, permettendo la più ampia partecipazione collettiva (benché siano sempre previsti meccanismi di inclusione ed esclusione su base extra-musicale, quali l'appartenenza ad un gruppo, ad una comunità locale).
Tra questi due estremi v'è un continuum ricco (e talvolta sorprendente) di situazioni intermedie, nelle quali si manifestano diverse combinazioni esecutive: canti monodici femminili o maschili; polivocalità e polifonie vocali (a cappella)maschili o femminili (solo in qualche caso miste); canti maschili e/o femminili con accompagnamento strumentale.
La pratica del canto monodico è oggi generalmente desueta - almeno nelle situazioni di interazione collettiva e negli spazi pubblici - e non specialistica. Alcune tipologie sono comunque assai note e largamente documentate: è il caso soprattutto delle "anninnie", "duru duru" e canti del repertorio per l'infanzia, propriamente femminili, di cui parrebbero esistere notevoli varianti a seconda delle diverse aree geoculturali (ma mancano specifici studi) ed esecuzioni di grande raffinatezza e complessità vocale. La quasi totalità della documentazione disponibile è frutto di registrazioni non contestuali (e del resto, appartenendo alla sfera intima e domestica del mondo femminile tali canti sono difficilmente rilevabili in funzione) e non è chiara la consistenza della loro effettiva diffusione (anche se c'è da credere che l'uso di cantare "anninnie" ai propri piccoli sia ancora ricorrente anche tra le giovani mamme).
Secondo Pietro Sassu nella semplicità strutturale di queste espressioni monodiche femminili si può riscontrare l'essenza ultima del sistema musicale sardo, costruito su un tritono (tre toni interi). Un'altra pratica monodica femminile rinomata è il canto funebre ("s'attittos") di cui si hanno numerose attestazioni sonore (non contestuali quasi sempre)che appartiene a scenari performativi del passato (e su cui, forse, si è "romanzato" un po' troppo). Numerose raccolte testimoniano anche esecuzioni di canti monodici maschili, ed in particolare di "muttos" e canzoni a ballo. Ancora vivo nella memoria degli anziani è altresì il ricordo di monodie legate alle attività manuali del passato del mondo agricolo. In certi casi, ancora oggi il canto monodico accompagna lo svolgimento della danza e viene dunque praticato negli spazi pubblici della festa, per esempio il celebre "durdulinu" di Oliena.
Per quanto riguarda il cantare a più voci, si hanno innanzi tutto diverse espressioni - non specialistiche - nelle quali si registra semplicemente il raddoppio all'unisono di una linea melodica (con la presenza tutt'al più di passaggi in eterofonia, cioè con intervalli armonici non voluti): è il caso di tanti canti devozionali, legati a particolari culti o atti rituali, eseguiti da gruppi più o meno vasti di uomini o donne. Molto frequenti sono esecuzioni di "gòsos" e rosari di questo tipo.
Nel caso di espressioni propriamente polifoniche, in cui sono percepibili almeno due parti musicali distinte fra di loro, si trovano da un lato procedimenti non specialistici di tipo lineare-orizzontale (cioè una melodia viene arricchita attraverso l'aggiunta di una, due o più parti per moto parallelo all'acuto e/o al grave, detto altrimenti si canta la stessa melodia ma su una linea diversa), nel caso ad esempio di esecuzioni di canti devozionali ("gòsos" e rosari) a voci miste (uomini e donne "naturalmente" cantano a parti parallele) o da uomini o donne che si muovono su diversi registri vocali (come avviene ad esempio nei repertorio confraternali della Settimana Santa di Cagliari). Dall'altro lato vi sono procedimenti altamente specialistici costituiti dalle polifonie di tipo accordale-verticale come il canto a tenore e a cuncordu. Un caso particolare è costituito dalla polifonia specialistica a due parti vocali maschili ("sa contra") che accompagna la cantada campidanese e il canto a muttettu, caratterizzata da alternanza fra movimenti obliqui e paralleli delle parti.
Il vasto insieme delle espressioni di canto con accompagnamento strumentale varia da quelle dove gli strumenti offrono un supporto ritmico (è il caso dei canti monodici femminili "al setaccio" o con altri attrezzi di lavoro documentati nel passato o delle esecuzioni a ballo in cui il canto solista viene sostenuto da "sa trunfa" o da altri idiofoni), a quelle dove gli strumenti sostengono armonicamente e/o con passaggi in contrappunto il canto (come il canto a chitarra, o con l'accompagnamento di organetto o fisarmonica), alle complesse polifonie di tipo contrappuntistico che si formano fra il canto e l'accompagnamento di alcuni particolari aerofoni, primo fra tutti le launeddas. Un caso particolare è rappresentato dalle espressioni a più voci di ambito religioso (liturgico e non) che, eseguite dentro le chiese, vengono accompagnate all'organo (o armonium), come il ben noto repertorio accordale di Aggius e documentato in alcuni paesi dell'Oristanese quali Villa Sant'Antonio. Ugualmente vanno notate le sovrapposizioni fra le voci che concludono le esecuzioni di canto a chitarra (vedi scheda) nel repertorio del "cantu in re" ("sa serrada a boghe leada") con effetti di polifonia in "tuilage", nonché certi passaggi a parti parallele della Corsicana all'interno dello stesso repertorio.

"Anninnia" (frammento). Esecuzione Antonietta Puggioni di Bosa. Registrazione di Pietro Sassu, realizzata il 6 settembre 1996, edita nel CD: Canti popolari di Bosa e Planargia, a cura di P. Sassu, Udine, Nota, 1998, cd 2.52.

"A cantemmu a li tre re. Gobbula" (frammento). Esecuzione voce maschile e "trimpanu" (tamburello basco). Registrazione realizzata da Pietro Sassu negli anni Sessanta a Sassari e pubblicata in: P. Sassu, Le voci di Sassari, Udine, Nota cd book, 1998.

Bibliografia
A.M. Cirese, Gli Aggius. Coro del Galletto di Gallura, long playing DdS 131-33, Milano, I dischi del Sole, 1966;
P. Sassu, L. Sole, "Funzione degli stereotipi nel canto popolare sardo", in RIdM, 12, 1972, pp. 115-144.